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Olbia. Luciano Marrocu a “Tinte Fosche, autunno in noir”

Venerdì 13 ottobre la Libreria Ubik di Olbia assieme all’associazione Argonauti e all’associazione PULP organizza l’incontro con lo scrittore Luciano Marrocu che presenterà il suo libro “Omicidio a Palazzo Valdès”.

Luciano MarrocuL’evento si svolgerà in un prestigiosissimo attico del centro della città, al Corso Umberto, 33.
Relatore della serata sarà Marco Navone.
Dopo la presentazione la Cantina Consorzio San Michele offrirà una degustazione di tutti i suoi migliori vini.

Il progetto “Tinte fosche, autunno in noir” è nato dalla sinergia di tre attori culturali della città ovvero l’associazione “Argonauti” attiva nell’organizzazione del festival del Cinema di Tavolara, del festival popolare della fotografia e di tante iniziative, la Libreria Ubik di Olbia, un punto di riferimento e di aggregazione per gli eventi letterari della zona e la giovanissima associazione Pulp, che si occupa di manifestazioni di carattere artistico.

Il festival vuole essere il primo di una lunga serie di eventi dedicati alla diffusione e promozione dei generi letterari giallo, noir e thriller, in tutte le loro sfaccettature.

Questa rassegna mira a dare lustro a un settore della letteratura spesso sottovalutato, che tuttavia conta autori di altissimo rilievo sia culturale che narrativo.
Inoltre, questo genere viene spesso trasposto nel mondo del cinema e delle serie televisive, rendendolo così accessibile al grande pubblico con risultati di qualità ec e di enorme successo.

Il tutto si articolerà in una serie di incontri con gli autori del genere tra i più importanti del panorama nazionale e regionale i quali presenteranno la loro visione ed il loro lavoro nell’ambito di questo particolare  settore della narrativa. Gli eventi si terranno in vari spazi prestigiosi nel comune di Olbia, sono gratuiti ed aperti a chiunque sia interessato.

 IL LIBRO: OMICIDIO A PALAZZO VALDÈS (Einaudi, 2016)

Sembra un bambino, mentre lascia penzolare i piedi sopra la superficie dell’acqua dalla banchina su cui è seduto. Quasi una reminiscenza di quand’era piccolo e il nonno lo portava a pesca proprio lì, al canale di Mamarranca, e assieme ne battevano le rive: per lui, era l’avventura più desiderabile. E allora non dev’essere un caso che proprio lì, solo e immerso nelle sue riflessioni, gli venga in mente che la madre, anche dopo la sua fuga per trasferirsi a Roma, aveva «sempre continuato a vederlo nella sua perfezione infantile». Fino alla fine. Ma il tempo dei ricordi si esaurisce in breve, e Luciano Serra deve fare ritorno in città. In realtà già due o tre giorni dopo il funerale del padre avrebbe dovuto prendere il traghetto per la capitale e ricominciare il suo servizio alla Divisione Affari Generali e Riservati del Ministero dell’Interno, come al solito agli ordini del superiore Eupremio Carruezzo, ma il caso ha voluto che, stanco delle chiacchiere continue delle zie che sono andate a trovarlo senza sosta nella casa di famiglia di via Santa Croce, sia uscito per una boccata d’aria e abbia incontrato Pisano. Il caso, o più probabilmente lo stesso Pisano, che sembrava non aspettare altro che il suo passaggio sotto i portici di via Roma. È stato lui a chiedergli di fermarsi a Cagliari, e il motivo è presto detto: Aldo, il loro compagno di liceo, è rimasto invischiato in una brutta faccenda e ha bisogno del suo aiuto. Demelas è infatti l’ultimo ad avere visto vivo Amedeo Briaschi, noto usuraio ucciso nel suo appartamento con un colpo di pistola, «da vicino, la faccia completamente sfigurata», e per giunta ha un alibi che non copre l’ora del crimine, essendo arrivato dalla fidanzata Cecilia Pes molto dopo che la vittima è stata freddata. Luciano e Aldo Demelas sono stati legati negli anni del Dettori, ma forse mai davvero amici: il primo è servito al secondo per avvicinare le ragazze, data la sua bellezza, il secondo al primo per penetrare in quegli ambienti elitari che, da figlio di semplice questurino, gli sarebbero stati altrimenti preclusi. A complicare la situazione c’è l’identità del vicecapo della Mobile incaricato dell’indagine, Schiano, un ulteriore compagno di classe di Serra, Pisano e Demelas. Nelle gerarchie di gioventù, Schiano è sempre stato l’ultimo degli ultimi: non per colpe sue, ma semplicemente perché nato in una famiglia che campava del lavoro del genitore, un «napoletano che vendeva noccioline e bomboloni allo stadio di via Pola». «Bomboloni, bomboloni, senza soldi non son buoni», il suo slogan: in pratica un marchio d’infamia. E così, per quel prodotto della povertà, attribuire al ricco e blasonato Demelas addirittura l’assassinio di un laido usuraio, nonché «pervertito notorio, un infingardo oltre che un frocio, l’indifferentismo fatto a persona», potrebbe significare il riscatto definitivo: il figlio di “bomboloni bomboloni” che – questo il sospetto che si insinua in Serra – profitta delle circostanze per rifarsi sul figlio di quella agiata e molle borghesia che in passato ha saputo solo umiliarlo. Con il beneplacito di Carruezzo, che da Roma ne indirizza le mosse per telefono, Luciano si mette all’opera per cercare la verità: senza poter minimamente sospettare, però, quale sia il complesso scenario politico dietro al delitto Briaschi. I personaggi di Luciano Serra ed Eupremio Carruezzo sono nati dalla penna di Luciano Marrocu nel 2000 con “Fàulas”; gli hanno fatto seguito, sempre per Il Maestrale, “Debrá Libanós” e “Scarpe rosse, tacchi a spillo” (2002 e 2004), “Il caso del croato morto ucciso”, uscito per Baldini & Castoldi nel 2010, e “Farouk” e “Affari riservati”, licenziati da Dalai rispettivamente nel 2011 e nel 2013. “Omicidio a Palazzo Valdés”, da oggi in edicola per la collana “Maestri sardi del giallo”, è il settimo romanzo ad avere per protagonista la strana coppia della Divisione Affari Generali e Riservati del Ministero dell’Interno, e appare per la prima volta in un’edizione speciale approntata appositamente per i lettori de La Nuova Sardegna. Sotto la superficie della storia d’investigazione, si rinverrà molto altro: in primis, un racconto, ottimamente calato nella trama, di come Cagliari sia cambiata tra la fine dell’Ottocento e i decenni iniziali del Novecento, quando la borghesia, forte del crescente potere economico derivante dal commercio e dall’edilizia, ha sovvertito l’ordine costituito, soppiantando «la civiltà della rendita»; poi, ancora, il racconto della battaglia combattuta tra sardismo e fascismo, battaglia «che il fascismo aveva vinto, annettendosi i più dinamici dirigenti sardisti e trasformandoli nella prima vera classe dirigente fascista», e delle successive lotte intestine al partito. Il piano storico e il piano narrativo si fondono con sapienza, come si accennava poco sopra: ecco che per Schiano, vicino al Federale, riuscire a incastrare Demelas per la morte di Briaschi significa anche assestare un duro colpo al rivale nella supremazia cittadina, quel Prefetto Pes che è padre di Cecilia, la fidanzata di Demelas. Presi nel mezzo, Serra e Carruezzo dovranno destreggiarsi tra minute vicende di provincia sullo sfondo di più ampie questioni nazionali.

 

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