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Incontri d’arte e solidarietà: lo scultore Paolo Costa dà forma al Cudurzin.

Cultura e società (Elena Mascia) “I genitori, le misteriose matrici di noi stessi, si scoprono sempre dopo. Proprio come un bel quadro: per capirlo e gustarlo occorre allontanarsi di qualche passo. Finché siamo vicini i colori sono troppo vividi e fanno male agli occhi”. Inizia così il ricordo della madre da parte dello scrittore-cavatore Alvise Lazzareschi, tra le pagine del suo ultimo lavoro “La Casa del Colonnello” (Rizzoli), nel ripercorrere quei momenti appena prima di dormire, quando lei gli raccontava la “prifola del Cudurzin”.

Una storia nella storia, quella dell’uccellino leggendario dalla tipica coda rossa e amico della piccola Currussina, capace di far riaffiorare un sentimento dimenticato dalla comunità, come quello della Pace. Ricordi ed emozioni di un’infanzia trascorsa nella cornice bianca delle cave sulle Alpi Apuane, le stesse sensazioni che hanno mosso lo scultore Paolo Costa, della nota Paolo Costa & C. – azienda che opera nel rinomato comparto lapideo di Carrara e vanta un’esperienza di tre generazioni nel campo della lavorazione artistica di marmo ed affini – che tra i numerosi lavori affidati, esegue quelli di conservazione del Duomo di Milano, come si evince dal sito http://www.laboratoriosculturacosta.com/en .

Lo scultore, recatosi una mattina presso la cava di Alvise, non ha subito manifestato il desiderio di regalargli un vero e proprio Cudurzin di marmo – portatore di speranza per la comunità dei cavatori di Colonnata, come scritto in un precedente lavoro letterario – ma gli ha dato forma in un secondo momento esordendo semplicemente con una frase inaspettata: “Posso prendere questa scaglia di marmo?”, per poi tornare con la scultura a cui lo scrittore sta già pensando di trovare una degna collocazione: “Vorrei tenerlo in una nicchia di cava e fare in modo che tutti possano vederlo, turisti compresi, magari posizionando dei binocoli panoramici come sui belvedere delle principali città italiane”.

Naturalmente senza mai dimenticare la solidarietà, con la scelta ancora da definirsi, di devolvere in beneficenza il ricavato delle monetine inserite nei binocoli. Lo scrittore-cavatore, Alvise Lazzareschi, non è nuovo al mondo del sociale: parte dei proventi del libro “La Casa del Colonnello” infatti andranno all’associazione #vorreiprendereiltreno di Jacopo Melio, per contribuire concretamente alla realizzazione di progetti rivolti all’abbattimento di ogni genere di barriere, non solo architettoniche.

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