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In Italia ci si sposa sempre meno, più anziani che giovani e pochi figli

Com’è oggi l’Italia e come sono gli italiani? Una ‘fotografia’ arriva dal rapporto Istat ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo‘, presentato oggi a Roma.

Uno studio da cui si scoprono alcuni dati interessanti: come il fatto che nel Sud il 48,6% non è andato molto avanti con gli studi, fermandosi (al massimo) alla terza media. Oppure il fatto che in Italia, ogni 100 giovani, si contano 161 anziani e ci sono invece 55 persone in età non lavorativa ogni 100 in età lavorativa. Solo la Germania è un paese più anziano dell’Italia. E ancora: le italiane diventano mamme sempre più tardi, dopo i 31 anni e il numero medio di figli per donna continua a diminuire: ora sono 1,34. Altro spunto interessante è quello sui matrimoni: l’Italia è uno dei paesi dell’Ue in cui ci si sposa meno: la media è 3,2 matrimoni ogni mille abitanti. Solo in Portogallo e Lussemburgo ci si sposa di meno. In Italia, infine, ci sono sempre più stranieri (il dato è superiore alla media Ue): all’inizio del 2016 risultavano residenti in Italia oltre 5 milioni di cittadini stranieri (lo 0,2% in più del 2015), ovvero l’8,3% del totale dei residenti. E altri 4 milioni sono gli stranieri non comunitari presenti in Italia.

AL SUD IL 48,6% HA AL MASSIMO LA TERZA MEDIA

Prosegue il miglioramento del livello di istruzione degli adulti. La quota di 25-64enni che hanno conseguito al massimo la licenza media è scesa dal 51,8% del 2004 al 40,3% del 2016, ma sfiora il 50% nel Mezzogiorno (48,6%). L’Italia risulta quartultima nella graduatoria delle persone di 25-64 anni con livello di istruzione non elevato, con una incidenza quasi doppia rispetto all’Ue28 (rispettivamente 40,1% e 23,5%, dati 2015). Nel 2016 la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi è scesa al 13,8% in Italia (16,1% tra gli uomini e 11,3% tra le donne), superando l’obiettivo nazionale del 16% fissato dalla Strategia Europa 2020. L’Italia occupa il quartultimo posto nella graduatoria europea (14,7% contro una media Ue28 dell’11,0% nel 2015), solo Romania, Malta e Spagna registrano percentuali più elevate. Il 26,2% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario nel 2016, valore in linea con quanto stabilito dalla stessa Strategia europea come obiettivo per l’Italia, ma lontano dal 40% fissato per la media europea. In Europa il nostro Paese continua a ricoprire l’ultima posizione (25,3% contro 38,7% della media Ue28, dati 2015).

161 ANZIANI OGNI 100 GIOVANI, ITALIA SECONDA SOLO A GERMANIA

Continuano a crescere l’indice di vecchiaia e quello di dipendenza: al 1° gennaio 2016 ci sono 161,4 anziani ogni cento giovani e 55,5 persone in età non lavorativa ogni cento in età lavorativa. In ambito europeo, l’Italia si conferma al 2° posto dopo la Germania per l’indice di vecchiaia (157,7 e 159,9% nel 2015) e al 5° posto dopo Francia, Svezia, Finlandia e Danimarca per l’indice di dipendenza (55,1% in Italia, 52,6 la media dell’Unione nel 2015). La speranza di vita alla nascita della popolazione residente è stimata in 80,6 anni per gli uomini e 85,1 per le donne nel 2016, in aumento dopo l’eccezionale decremento dell’anno precedente. A livello europeo l’Italia si colloca al 4° posto per entrambi i generi (dati 2014).

MADRI A PIÙ DI 31 ANNI, SEMPRE MENO FIGLI (1,34 PER DONNA)

Continua a diminuire il numero medio di figli per donna: secondo le stime più recenti, nel 2016 si attesta a 1,34 (1,35 nel 2015), mentre occorrerebbero circa 2,1 figli per garantire il ricambio generazionale. L’età media della madre, 31,7 anni il dato stimato per il 2016, aumenta di quasi un anno dal 2004 e le regioni del Mezzogiorno si confermano, in media, quelle con le madri più giovani. E’ quanto emerge dal rapporto Istat ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’. Nella graduatoria europea della fecondità, il nostro Paese è al 23° posto, solo Francia e Irlanda presentano valori di poco inferiori alla soglia di ricambio generazionale (rispettivamente 2,0 e 1,9%, dati 2014).

3 MATRIMONI OGNI MILLE ABITANTI, ITALIA IN CODA NELL’UE

Con 3,2 matrimoni ogni mille abitanti, l’Italia rimane uno dei paesi dell’Ue in cui ci si sposa meno, soltanto Portogallo e Lussemburgo hanno un quoziente di nuzialità più basso. Nel corso del 2015 in tutte le regioni la nuzialità è stabile o in ripresa (fanno eccezione Puglia e Molise); il Mezzogiorno si conferma la ripartizione con la nuzialità più alta, il Nord-ovest quella con meno matrimoni rispetto alla popolazione.

IN ITALIA 5 MLN DI STRANIERI, L’8,3% DEI RESIDENTI

All’inizio del 2016 risiedono in Italia oltre 5 milioni di cittadini stranieri (0,2% in più rispetto all’anno precedente) che rappresentano l’8,3% del totale dei residenti. Nel confronto europeo relativo al 2015, il nostro Paese presenta una incidenza più elevata della media Ue e si colloca all’11° posto, subito dopo il Regno Unito (8,4%) e la Germania (9,3%) e prima della Francia (6,6%). Alla stessa data sono regolarmente presenti quasi 4 milioni di cittadini non comunitari (vale a dire gli stranieri non comunitari in possesso di valido documento di soggiorno e gli iscritti sul permesso di un familiare). Dal 2011 il flusso in ingresso di cittadini non comunitari verso il nostro Paese è in flessione: nel corso del 2015 i nuovi permessi rilasciati sono stati il 3,8% in meno rispetto all’anno precedente. La riduzione dei nuovi ingressi ha riguardato soprattutto il Centro e il Mezzogiorno. Nel mercato del lavoro si riducono i divari tra italiani e stranieri: nel 2015 il tasso di occupazione (20-64 anni) degli stranieri si attesta al 62,4% contro il 60,3% degli italiani. Nell’Unione europea la quota di stranieri occupati è in media leggermente più elevata (63,8%). Il tasso di disoccupazione in Italia diminuisce per entrambe le componenti, ma rimane più elevato per gli stranieri (16,2% contro 11,4% degli italiani). Il livello di istruzione degli stranieri è inferiore a quello degli italiani. Nel 2015 tra le persone di 15-64 anni la metà degli stranieri ha al massimo la licenza media, il 39,2% ha un diploma di scuola superiore e il 10,8% una laurea (tra gli italiani il 16,0%).

di Luca Monticelli, giornalista professionista

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