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Il futuro di Cagliari passa attraverso la valorizzazione di Tuvixeddu

Per quanto si cerchi di distrarre l’opinione pubblica e di promettere non so quali miraggi di benessere diffuso, sono fermamente convinto che solo dalla funzionale valorizzazione di Tuvixeddu vi possano essere delle credibili risposte in tema di occupazione, identità e benessere diffuso.
In realtà più che della valorizzazione di Tuvixeddu si dovrebbe parlare della promozione di tutta l’area, ovvero del primo vero centro storico di Cagliari e del suo hinterlad: Sant’Avendrace. Infatti quest’area conserva, ancora oggi, una grande parte della storia e dell’identità di Cagliari non solo per la presenza della necropoli, ma anche perché proprio sulle rive della laguna sorgevano due importanti centri.: La prima citta fenicia di Krly (nei secoli divenuta Karali, Carali o Calari, Carales) e il suo Thopet e poco più a est, la città giudicale di Santa Igia, per non parlare anche della nostra laguna che per secoli ha dato da vivere a tanti cagliaritani e con la quale tante civiltà hanno convissuto
Dico questo perché sono anni che denunciamo il degrado, la superficialità e l’ignoranza di tanti nostri politici e amministratori che pur avendo fatto anche la propria fortuna politica su Tuvixeddu, nulla o poco hanno fatto per dare a questa risorsa l’importanza e la considerazione che merita.
Oggi è vero che il parco è aperto ma questo non vuole dire che sia fruibile, posto che per fruibilità o fruizione di un sito si intende uno spazio accessibile non solo da un punto di vista fisico ma che sia in grado di raccontare, trasmettere, educare, emozionare, sorprendere, interagire con i visitatori facendo conoscere in modo anche originale e accattivante lo spirito del luogo passando attraverso la storia, le tradizioni, i profumi, i sapori, facendo toccare con mano le produzioni materiali che hanno caratterizzato le civiltà che lo hanno creato e vissuto.
Da questo punto di vista il parco di Tuvixeddu è un vero fallimento, fatta eccezione per coloro che curano il Verde pubblico, dove il senso di sconforto, impersonalità, approssimazione, provvisorietà e sconcerto possiedono tanti dei pochi visitatori che riescono a raggiungere il sito. Infatti fra i tanti problemi di Tuvixeddu vi sono quelli legati alla totale assenza di segnaletica. Molti potenziali visitatori infatti rinunciano alla visita perché non sanno come arrivare al sito.
Altri non vanno perché non vi sono parcheggi idonei e funzionali. Del resto la stessa Via Falzarego non è raggiungibile da i pullman. Infatti se si transita nella via in orario di aperture delle scuole fareste per visitare Tuvixeddu sarebbe meglio lasciare l’auto e parcheggiare in piazzale Trento e proseguire a piedi. La via è infatti impercorribile, tutti i giorni vi sono i vigili per regolare il traffico, spesso a senso unico alternato e controllare i parcheggi. In verità i veri fruitori del parco sono pochi residenti che portano i cani a fare i bisogni.
Ma vi sembra possibile che il parco di Tuvixeddu, la necropoli fenico punica più estesa del Mediterraneo fino ad oggi conosciuta, potenziale monumento UNESCO, costata alla Comunità oltre 100 milioni di euro fra spese di giudizio e arbitrati e indennizzi, debba fare questa fine?
Come si può dire di dare importanza a Tuvixeddu tollerando che proprio all’ingresso del parco sulla destra per chi accede, vi sia ben visibile un palo della luce, abilmente conficcato dentro un pozzetto di una tomba punica? In questo modo si vuole qualificare il sito e dare il benvenuto?
Come è possibile parlare di fruizione quando non c’è un cartello informativo, plurilingue, che illustri la storia e l’importanza del sito, quando non vi è neppure un servizio di accoglienza, accompagnamento e guida?
Come si può ignorare il non uso della bella e costosa struttura realizzata nel parco di Tuvixeddu nel versante che guarda via Is Maglias, in prossimità dell’area dove sorgeva l’impianto per la realizzazione della calce. Uno strategico centro polivalente mai utilizzato?
Come si può far finta di niente sapendo che vi sono almeno 40 ettari di territorio completamente abbandonati (dal Canyon a ciò che resta della Villa Mulas, da Vico II Sant’Avendrace a via Asiago), nei quali l’illegalità regna, dove vi sono delle vere e proprie discariche a cielo aperto e diversi senza tetto ancora oggi utilizzano le tombe per viverci?
Come si fa a ignorare che nell’ex villa Serra di Vico II Sant’Avendrace vi siano decine di tombe usate come immondezzai e continuamente deturpate dalla stupidità umana?
Come si fa a ignorare le decine di gallerie e cavità che insistono nel colle e che se messe in sicurezza potrebbero dare altro e alto valore al sito, di pe se già importante?
Il turismo di cui tanti si riempiono la bocca non è fatto solo di alberghi, vettori, ristoranti, master plan, lussuose imbarcazioni o altro di questo genere, ma è principalmente costituito da persone con desideri e aspettative e livelli culturali sia dal lato della domanda che dall’offerta, dalla presenza di siti, fruibili e funzionali, gestiti da operatori capaci che abbiamo le giuste sensibilità e motivazioni, che abbiano la capacità di attrarre i turisti e farli sognare e emozionare e non farli piangere come, purtroppo accade a Tuvixeddu e in tanti altri siti della Sardegna, dove giorno dopo giorno perdiamo delle grandi opportunità.

Roberto Copparoni Associazione Amici di Sardegna

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