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Chi vuole una legge per fermare il gioco d’azzardo?

La lotta al gioco d’azzardo patologico è stato uno degli argomenti più discussi nell’ultimo periodo. Troppi i casi di ludopati che si sono rovinati con le scommesse per ignorare la situazione, vicina ad avere risvolti sulla società. Eppure non è stata approvata nessuna legge per limitare il gioco a livello nazionale, lasciando l’iniziativa ai comuni. Il motivo è semplice: l’industria del gambling muove troppo denaro per poter essere modificata in modo conveniente dallo Stato.

Il 2016 si è chiuso con un volume di gioco complessivo di 95 miliardi di euro, 7 in più rispetto al 2015. Di quest’enorme quantità di denaro, la maggior parte è stata restituita ai giocatori sotto forma di vincita. Si parla di circa 78 miliardi di euro, una percentuale di ritorno non lontana al 18%. Dei restanti 18 miliardi di euro, 10 sono finiti nelle casse dell’Erario. La tassazione sul gioco d’azzardo è la più alta tra i vari settori, sia per scoraggiare (ma non abolire) le scommesse sia per poterne trarre il massimo profitto. Anche perché da sola costituisce lo 0,9% del Prodotto Interno Lordo italiano. Non esistono categorie di svago in grado di raccogliere tanto denaro.

Dati alla mano si può capire che in media gli italiani spendono 372 euro all’anno nel gioco d’azzardo. Le specialità più gettonate sono slot machine e videolottery, che da sole costituiscono circa la metà del volume di gioco totale. I 49,1 miliardi di euro raccolti dalle macchinette sono più di quanto faceva registrare l’intero settore soltanto otto anni prima, nel 2008. In questo periodo dunque il volume di gioco è praticamente raddoppiato, e non c’è ragione di credere che la proiezione per il futuro sia molto differente. In leggero calo soltanto in poker, che non riesce a mantenere vivo l’interesse dei giocatori online.

Internet è infatti ormai strumento privilegiato del gioco d’azzardo

I migliori siti di gambling adottano diverse strategie per attirare la vasta clientela che solo la rete può offrire. Spesso si punta sulla grafica per stupire l’utente, nella convinzione che un colpo d’occhio efficace permetta di attirare interesse e quindi clienti. Ancora più efficace in genere il bonus di benvenuto, biglietto da visita per ogni sito. Le strategie adottate dalle aziende sono le più disparate per avvicinarsi alle esigenze dei giocatori. La più comune è il bonus senza deposito, di importo variabile di solito tra i 10 e i 20€, accreditato al momento dell’iscrizione. Ai clienti piace perché permette di iniziare a scommettere senza di fatto investire denaro, almeno per le prime puntate. Più raramente viene concesso un bonus mensile, garanzia di sostentamento continuo per gli scommettitori. In alcuni casi si promette un raddoppio del primo deposito, in altri ancora si garantisce una quota maggiorata di un evento. Tutte strategie che hanno come denominatore comune la volontà di convincere il giocatore ad aprire un conto. Per convincerlo a rimanere poi la strada intrapresa è di solito i punti fedeltà o ulteriori bonus una volta raggiunti determinati obiettivi. Con un sistema così organizzato, è facile capire perché si muovano quasi 100 miliardi di euro ogni anno, 3.000 al secondo. Chi vuole una legge per fermare questa macchina dell’oro?

Di Francesco Loiacono

Fonte: http://www.gamingreport.com

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