L’importanza del superamento delle emozioni bloccate e bloccanti nel sistema prospettico evolutivo

Ci soffermiamo troppo poco nell’osservare l’immenso, silenzioso lavoro che ogni ape svolge nella creazione dell’alveare, nella produzione del miele, nella meticolosa organizzazione, nella stretta collaborazione assente da ogni contrarietà, resistenza, emblema di quel profondo senso di cooperazione che inizia e prosegue ad un altro livello, un livello più alto. Guardiamo distrattamente al presente rendendoci conto, in parte, della nostro esistere tendendo alla selezione (esclusione dell’altro) di quanto più affine al nostro percorso, alla ricerca della felicità condizionata dall’estromissione di qualcuno, di qualcosa, dimenticandoci di quanta importanza abbia il prossimo (qualsiasi) nella realizzazione del nostro ritratto, nonché nella condivisione della splendida opportunità del poter aprire gli occhi la mattina per concretizzare i nostri sogni, il nostro Progetto di Vita. Il riconoscimento del momento presente e della preziosità di questo tempo che scorre senza nemmeno accorgercene, rappresenta la realizzazione di quanto abbiamo scelto prima ancora di nascere, verso quell’integrazione con noi stessi ed il prossimo: scoprire Chi Siamo, Dove stiamo andando, Cosa desideriamo Realizzare – da In cosa stiamo realmente spendendo il nostro tempo? leggi

Le emozioni sono la componente principale che muove completamente il nostro essere. Siamo spinti in avanti, sul lavoro come nelle relazioni interpersonali, dalle emozioni che ci guidano verso nuove ed inaspettate situazioni, orizzonti.

Spesso però può accadere che rimaniamo invischiati in situazioni che richiedono più attenzione, le nostre prime sensazioni relativamente agli episodi dei quali siamo stati protagonisti. Capita sovente, nel ricordo di quanto avvenuto, di riprovare le stesse emozioni, gli stessi stati d’animo: sono così importanti nella loro interezza da ricordarci essere senza tempo nella loro semplicità, fanno parte del nostro mondo interiore, da ascoltare, accogliere, guarire.

Quando un emozione rimane bloccata non riusciamo più ad esprimerci come desideriamo ed iniziano una serie di difficoltà legate all’inespressione della stessa: abbiamo bisogno di comprendere il significato dell’emozione in relazione all’esperienza vissuta, il genere di carico che tendiamo a sottovalutare, magari selezionando quelle poche parole che servono a qualificarci agli occhi degli altri, spesso mistificare, attraverso l’apparenza, una realtà parallela che sa tanto di commedia: talvolta cerchiamo quell’appoggio che pensiamo non poter ricevere da quella parte di noi che, in profondità, conosce la chiave di svolta per cambiare capitolo, andare avanti nel proseguimento del percorso – leggi Trasformare le nostre relazioni interpersonali è possibile iniziando da noi

Siamo estremamente infiniti nelle nostre scelte che spesso, in favore di un fare sempre meno importante, riduttivo per le nostre immense capacità, tendiamo alla minimizzazione del nostro stesso potenziale. Il continuo lavoro di scavo che facciamo, giorno dopo giorno, istante dopo istante, teso alla ri-scoperta dell’integralità della nostra più intima Verità (che spesso viene celata al prossimo, al sistema-società che invece necessita di modificare strutturalmente, radicalmente la concezione di comunità per mezzo dell’accettazione delle differenze – leggi Un antico riconoscimento: apertura delle porte al nuovo approccio) sembra non essere abbastanza incisivo, decisivo ai fini del radicale cambio di rotta del quale necessitiamo.

Da questo cambiamento viene la nostra vera Felicità, quella che da sempre cerchiamo negli occhi dell’Altro, in particolar modo nei momenti in cui sembriamo non riuscire a scorgere la via d’uscita a situazioni contingenti, stagnanti, specchio di quei condizionamenti mai rielaborati a livello inconscio: non a caso, le prove continuano a ripetersi fino al momento in cui il nodo non viene sciolto, il momento in cui le catene si spezzano e possiamo dirci liberi. Si tratta di scelte spettanti ad ognuno ad iniziare dalla propria zona di comfort, quella parte d’appartenenza alla quale tendiamo ad ancorarci per paura di compiere quell’importante salto in avanti, singolare per ognuno: è necessario perché qualsiasi difficoltà tenderà, in un modo o l’altro, a spingerci fuori da questa zona che riteniamo così “sicura”, ma in realtà così limitata e limitante. 

Il nostro lavoro è comprendere in che modo e con quali mezzi possiamo progredire utilizzando le presunte sicurezze, gli attaccamenti, le certezze raccolte lungo la strada, accettando che ogni attaccamento al piano dimensionale del quale siamo cosciente, la realtà che stiamo vivendo, è completamente illusorio ai fini della nostra vera crescita.

Daniele Fronteddu