Isis, sempre più donne subiscono il fascino malato dell’ideologia islamica

Sono giovani, soprattutto europee, e imbracciano i fucili per combattere in nome dell’Isis

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Svolgono diversi ruoli: combattono, compiono attentati, diventano carceriere o spie e trasferiscono ai loro figli capacità belliche delle quali vanno orgogliose. Sono le donne della Jihad in Siria e in Iraq. Alcune, spose ai miliziani, hanno la stessa concezione della vita (e della morte) dei “colleghi” maschi.

Allo stereotipo di donna sempre fragile e pacifica ci si affeziona, ma molte donne scelgono volontariamente di aderire alla propaganda jihadista. Le motivazioni sono le più svariate, come l’islamofobia avvertita in occidente o il desiderio incontrollato di appartenere a un’ideologia o ancora un radicalismo innato che non ha giustificazioni o spiegazioni. Donne terroriste, pericolose quanto gli uomini, se non di più. Esiste addirittura una propaganda in rosa, che mette in evidenza l’importanza del contributo femminile per creare l’illusorio Stato di Daesh.

Non esistono motivi per avere paura, nessuna pratica estremista, ma solo un mondo roseo, senza fanatismo o superstizioni. Questa la “campagna pubblicitaria”  promossa dall’indottrinamento islamico che associato ad un addestramento in tecniche di guerriglia, crea dei mostri in burqua da non sottovalutare.

Molte mogli dell’Isis poi ci ripensano, chiedono di rientrare in Occidente, ma non sempre è possibile riaccoglierle senza remore. E’ difficile comprendere se sono pentite realmente, peraltro alcune non sono state solo mogli e madri, ma vere e proprie combattenti o spie, farle rientrare senza i dovuti accorgimenti è comunque un rischio.

Questo non deve comportare, però, voltare loro le spalle, ma cercare di comprendere fino in fondo il motivo del ripensamento, anche perché chi ha subito violenze ha delle ripercussioni psicologiche da trattare con la giusta cautela. Soprattutto perché accanto a queste donne ci sono quasi sempre i figli. Bambini nati sotto il Califfato, vittime inconsapevoli di un delirante concetto di Stato, l’Isis non si ferma neanche davanti a loro e li indottrina senza alcuna pietà.

Non possiamo non considerare  le vere vittime, picchiate, rinchiuse in casa e costrette ad accettare ogni sorta di insulti e violenze. Abusate o utilizzate come oggetti per compiacere gli uomini più importanti dell’Isis. Donne vendute di cui non si sa più niente, donne che invece scappano dall’inferno, ma rimangono vittime del trauma subito tutta la vita, e donne che nonostante tutto vogliono continuare a vivere bramando anche piccoli spiragli di normalità, e riconquistando con fatica il loro posto nel mondo, lontane dall’incubo.

Pertanto è indispensabile valutare ruoli e compiti delle donne e dei minori in questa assurda guerra e con i dovuti accorgimenti, fare tutto il possibile per aiutarli, accompagnandoli nel lungo e difficile percorso della reintegrazione.

Se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po’ più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto.
(Oriana Fallaci)

Sabrina Cau

 

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