Siamo ormai al gioco delle tre carte

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E’ un vecchio gioco quello delle tre carte. Si usa ancora nelle fiere paesane o su qualche tavolino, in un marciapiede di città, per fregare i gonzi. Sembra, infatti, facile vincere, indovinando dove viene messa la carta prima mostrata scoperta. Invece vince quasi sempre il banco o quando perde è a vantaggio di un compare.

Ho l’impressione che il segretario-premier ed i suoi compagni più vicini abbiano studiato questo sistema per dare, nella speranza di qualche voto in più, e, poi, togliere senza che il povero cittadino se ne renda sempre conto.

Prendiamo, ad esempio, i famosi 80 euro andati non alle pensioni minime ed gli oltre quattro milioni di poveri totali, ma a chi sbarca il lunario. A chi, cioè, è sembrato gratificato. Invece con l’altra mano ecco che lo Stato si riprende, in buona parte”il caval donato” con l’aumento delle tasse comunali e regionali, addizionali pesanti, senza contare gli euro che il fisco prende in più da chi, con quella elargizione ha superato un’aliquota, pagando più tasse.

Non aumenteremo l’Iva, garantiscono i governativi renziani, ma per mantenere la promessa debbono trovare oltre 12 miliardi di euro, mica una bazzecola. Il rischio che quell’aumento finisca per gravare su tutti noi è reale, ma Yoram Gutgeld, deputato Pd, commissario alla spending review e già noto per voler tagliare le pensioni rassicura: con i tagli alla sanità  risparmieremo dieci miliardi di euro. Ma come? Risponde il consulente economico di Renzi: con misure che saranno inserite nella legge di stabilità.

Sì, ma quali? Costringendo gli ospedali in rosso ad una gestione economica, mettendo un limite alle analisi e con un unico centro per gli acquisti.

Tutto a posto, dunque? Proprio no, perché se l’operazione riuscisse, ammesso e non concesso il sì delle Regioni, saremmo, comunque, noi cittadini i penalizzati perché dovremmo pagarci parte delle analisi e rivolgerci alla sanità privata per i servizi in meno offerti da quegli ospedali costretti a tagliare. Questo senza contare che le stesse regioni, per mantenere almeno in parte le offerte sanitarie pubbliche odierne, sarebbero costretti, probabilmente, ad aumentare le addizionali. Ha un bel dire, a proposito della sanità, l’on. Gutgel “vogliamo dare servizi di maggiore qualità, non vogliamo fare macelleria sociale”, ma il risultato minaccia d’essere proprio l’opposto: Appunto il solito gioco delle tre carte.

E che dire delle promesse renziane di tagli sostanziosi delle tasse ad iniziare dall’abolizione della Tasi, che comprende l’odiata Imu sulla prima casa, per ben 3 miliardi e 800 milioni di euro? Sarebbe proprio una bella notizia, compresa quella sull’abolizione dell’Imu agricola e sui macchinari per un miliardo e 400 milioni di euro. Il guaio è che non si conoscono le coperture e di miliardi, l’anno prossimo, il governo ne deve trovare in tutto quasi 30. Leggete questa sequenza: 12,(per evitare aumento dell’Iva; 3,3 per evitare l’accisa (clausola Letta), 0.5 indicizzazione pensioni (sentenza della Consulta), 16 sblocco contratto statali (sentenza Consulta), 0,7 cancellazione Robin Tax su energia e petrolio(sentenza Consulta), 0,7 cancellazione reverse charge Iva, 1.5 proroga decontribuzione nuovi assunti, 3,8 cancellazione Tasi, 1,6 cancellazione Imu macchinari, capannoni e terreni agricoli.

Scusate il lungo elenco, ma offre l’idea di cosa ci aspetta, altro che taglio delle tasse. E se anche l’operazione abolizione Tasi si facesse, immaginatevi le conseguenze per noi poveri cittadini con Comuni e Regioni ad aumentare le imposte, mentre tante altre tasse e tassine per coprire i buchi le scoverebbe anche il governo.

Sì, siamo proprio al gioco delle tre carte, altro che ripresa!

 

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