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Il GSD 4 Mori Porto Torres attende la finale scudetto

Il GSD 4 Mori Porto Torres attende la finale scudetto, la prima della sua ventennale storia. Un’attesa lunga, tra raduni delle Nazionali e fasi finali delle coppe europee, durante la quale la formazione turritana, guidata da coach Sara Cappellini, sta proseguendo i suoi allenamenti e la preparazione all’importante impegno, che la vedrà apposta alla UnipolSai Briantea84 Cantù, Campione d’Italia in carica.

I biancoblù non vedono l’ora di scendere in campo e di ritrovare il calore del proprio pubblico, che si spera ancor più numeroso e rumoroso del solito per quello che può essere definito un vero e proprio evento per la città di Porto Torres e non solo. La 4 Mori, chiudendo la regular season della Serie A Fipic imbattuta, al primo posto, ha maturato il diritto di disputare l’eventuale “bella” della serie finale in casa, ma il fattore campo dovrà sentirsi già dalla prima partita, in programma sabato 13 maggio (gara-2 si giocherà a Desio il 21 e l’eventuale gara-3 il 27, nuovamente al Palazzetto dello Sport Alberto Mura).

“La squadra sta bene – dichiara il presidente del GSD, Bruno Falchi – e si allena con grande entusiasmo e voglia. Purtroppo l’attesa è lunga e questo è un po’ frustrante per chi vive di agonismo. Cantù ha dalla sua la fortuna di giocare la Final Four di Champions Cup e questo è un bene, perché tiene alta la concentrazione”.

–          Cosa significa per la società GSD partecipare per la prima volta all’ultimo atto della Serie A Fipic?

“Significa tanto, è una sensazione sempre accarezzata, ma mai provata fino ad oggi. Personalmente, ma credo di parlare anche a nome di tutti i dirigenti che questa società l’hanno vista crescere e mi riferisco in primis a Giampiero Pala e poi a Manuel Madeddu, mi godo questo momento, ogni secondo di ogni giornata che precede la finale”.

–          La finale era uno dei vostri obiettivi stagionali. E ora?

“E’ diventata un obiettivo stagionale cammin facendo. Sapevamo di aver costruito una squadra competitiva, molto più competitiva della passata stagione, ma non avevamo un obiettivo fino a che questo non si è manifestato. Ora nessuno vuole mollare di una virgola, questo è un sogno che vogliamo goderci fino in fondo, fino all’ultimo secondo, fino all’ultimo canestro, insieme ad una città che sta iniziando ad amarci davvero, e la cosa più bella è che ci guardano perché pratichiamo sport. La parola “integrazione” mi sta stretta e mi tolgo un fastidioso sassolino: ho sempre ritenuto che non siamo noi a doverci integrare nella società, ma è la società stessa a doversi integrare nel nostro mondo”.

–          Cantù resta la favorita, per profondità del roster e anche esperienza, ma il GSD su cosa punterà per sovvertire il pronostico, avendo dalla propria anche il fattore campo?

“Ho sempre sostenuto che Cantù fosse la favorita, l’ho detto e ribadito più volte nel corso dell’anno. Ora basta. Siamo arrivati ad una finale, noi e loro. Lo abbiamo meritato così come in qualche altra occasione abbiamo deluso le aspettative. Ma in una finale si azzera tutto, nessun favorito, sarà una battaglia senza esclusione di colpi, sportivamente parlando. Puntiamo a giocare bene, a mettere in campo una difesa intensa e ad alzare il ritmo delle partite. Ci piace correre, siamo una squadra da corsa e corriamo. La grande partita si avvicina, non so come andrà a finire, ma di certo daremo tutto quello che abbiamo”.

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