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Vicenda Mater Olbia Hospital, una cosa è certa: l’arroganza non paga mai

Finalmente, dopo tanto, anche la carta stampata isolana ha iniziato a guardare da un’angolazione diversa l’intera vicenda del Mater Olbia. Fino a qualche giorno fa, infatti, nessun quotidiano si aveva preso la briga di approfondire gli aspetti inerenti la struttura sanitaria targata Qatar, dando per scontato che ogni tassello fosse sistemato al punto giusto. Tutto appariva pacifico. Tutto era dato per scontato, senza approfondire, purtroppo, la serie degli intoppi che, per un verso o per un altro, avevano ritardato e stanno ritardando le procedure inerenti l’apertura dell’ospedale privato.

Di chi le colpe? Naturalmente le colpe ricadono per intero su chi ha voluto sentire una sola “campana”, ignorando, principalmente, tutta una serie di problemi derivanti da una controversia su l’usucapione prima e sulla proprietà poi dei terreni (60 ettari) di Alessandro Marini, confinanti con il Mater Olbia. Non a caso il Marini fu dipinto una sorta di “pecora nera” e, quasi quasi, responsabile primario dei ritardi nell’ultimazione della struttura ospedaliera.

Mater OlbiaC’è voluta l’interrogazione parlamentare del deputato sardo Roberto Capelli alla Ministra alla Sanità Beatrice Lorenzin, per portare alla luce la reale situazione connessa alla ritardata apertura del Mater Olbia Hospital. La risposta della Ministra ha chiarito, in modo inequivocabile, le cause all’origine della mancata apertura. Ovvio che per alcuni soggetti la risposta della Lorenzin è giunta come un fulmine a ciel sereno, soprattutto per quella parte che dipingeva Marini il diavolo della situazione.

Ci voleva la dichiarazione della Ministra, insomma, per fare emergere la verità sulla reale titolarità dei terreni, ormai in capo da circa due anni ad Alessandro Marini. Emergono così, a nostro avviso, ulteriori ombre su come certi personaggi politici olbiesi e romani hanno gestito l’operazione del compendio ospedaliero.

Senza volerci attribuire meriti particolari, Sardegna Reporter, atti alla mano, in tempi non sospetti non esitò a mettere in guardia tutti sulla veridicità delle informazioni in capo alla reale titolarità dei terreni, pubblicando atti e documenti in grado di chiarire i punti più controversi della vicenda. Sinceramente, fin da subito questa testata aveva cercato di approfondire la “questione terreni” per fare emergere la pura verità. Per un certo verso siamo andati contro corrente su tutto e tutti perché alcune cose non ci quadravano. Per questo, dopo gli opportuni accertamenti, ci siamo schierati dalla parte del ragazzo ploaghese che armato di coraggio, pazienza e diligenza, pian piano ha messo in fila tutti i politici a qualsiasi livelli, manager, banche e anche la carta stampata.

È inspiegabile come mai la carta stampata non abbia “scavato” in profondità sull’intera storia del “Mater Olbia”. Forse per non turbare i sonni del potentato di turno e, forse, per mascherare i gravi problemi inerenti alla proprietà dei terreni, circa 60 ettari di cui 42 di area edificabile (valore inestimabile)? E come non prendere atto, quindi, che proprio questi terreni pesano come un macigno sullo sblocco dell’ospedale targato Qatar Foundation Endowment presieduto da sua maestà Sheikha Moza bint Nasser madre dell’attuale Emiro.

Dopo le precisazioni della ministra Lorenzin, nei giorni scorsi l’intera stampa regionale ha fatto emergere, tramite l’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru, che le Istituzione regionali hanno sempre agito in modo celere per ogni evenienza riguardante il Mater Olbia. Si deve prendere atto, viceversa, che l’aspetto grave sui ritardi del mancato accreditamento delle somme non dipendono dalle istituzioni Regionali, bensì dalle molteplici vertenze Giudiziarie che coinvolgono i 63 ettari di terreno dove, appunto, è situato l’ospedale.

Dalle dichiarazioni dell’assessore Arru, si evince chiaramente che la politica regionale ha scaricato al mittente le accuse mosse da Lucio Rispo sulla burocrazia Italiana in generale e in quella Regionale in particolare. L’Assessore Arru, tra l’altro, ha sottolineato la grave situazione persistente in capo ai terreni. È ovvio che nessuna delle istituzioni regionali coinvolte nella vicenda, intende assumersi una responsabilità così rilevante da poter firmare una convenzione milionaria (circa 550 milioni di euro) per 10 anni, fino a quando non sarà sciolto il nodo dei terreni.

Gli avvocati del Marini, Prof. Bruno, Rosati e Murineddu, rimangono inflessibili sui diversi aspetti delle controversie sorte. In proposito, gli stessi legali, contattati da Sardegna Reporter, confermano “che gli atti sono stati sempre pubblici e molto chiari, ma qualcuno pensava di risolvere il tutto baypassando la legislazione italiana, cosa ben diversa da una politica propensa al clientelismo e in certi contesti anche far apparire pan per focaccia”. “Il nostro assistito – continuano i legali – ha sempre agito, fin dall’inizio, nei termini e nel rispetto della legislazione italiana, perciò noi insistiamo nel dire che le persone poco serie ei veri faccendieri, devono essere individuati altrove, considerato che hanno tutti un nome e cognome”.

“La controparte, sottolineano ancora i legali – ha sempre preferito divulgare notizie non corrispondenti alla realtà dei fatti per screditare e gettare fango su Marini che ha anticipato tutto e tutti. “Forse qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità e dovrà renderne conto a chi di dovere, ma sinceramente a noi legali non ci interessano le problematiche altrui”,

“Giusto per chiarirci una volta per sempre – concludono – noi abbiamo più volte teso la mano per il bene della comunità olbiese, della Sardegna e di tutte le parti in causa, ma siamo sempre stati respinti da chi ora pare non rappresenti o non ha mai rappresentato società collegate o collegabili alla Qatar Foundation Endowment”.

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