La Marmilla ribadisce il “no” al deposito di scorie radioattive Sogin

Marmilla scorie

Un nuovo, deciso e motivato “no” a un deposito nazionale di scorie radioattive in Marmilla. 

Un no ribadito stamani dai sindaci e da professionisti incaricati dall’Unione di comuni “Marmilla”, che stamani hanno partecipato, in diretta sul web, alla sezione territoriale riservata alla Regione Sardegna del Seminario Nazionale inerente alla procedura di localizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi nella nostra isola, organizzato dalla Sogin, la società pubblica per lo smaltimento degli impianti nucleari.

 

Sono quattro le aree potenzialmente individuate nel territorio della Marmilla per la realizzazione di un deposito di scorie radioattive.

Ma per le fasce tricolori e i professionisti non ci sono dubbi: <Il nostro territorio è incompatibile con la realizzazione di questo progetto. Abbiamo emergenze archeologiche, un patrimonio ambientale e paesaggistico da tutelare, ma anche una morfologia e un sistema fatto di piccoli centri, che non può essere compromesso, in nessun modo, dalla costruzione di un deposito per lo stoccaggio di scorie radioattive>.

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UNIONE MARMILLA

Le ragioni del “no” dell’Unione Marmilla sono state affidate al geologo Andrea Soriga, uno dei professionisti del gruppo, al quale l’ente territoriale ha commissionato uno studio sul territorio e anche l’elaborazione di un dossier per evidenziare tutte le ragioni di incompatibilità da parte del territorio dell’Unione a ospitare questo deposito. Soriga ha evidenziato tutti i fattori di incoerenza territoriale, prima “a scala di immediato contesto territoriale”:

<Il territorio ha un’alta predisposizione al rischio di incendi, è prevista la nascita del parco regionale dell’altopiano della Giara, così come sono presenti produzione agricole di qualità. E ancora immobili di alto valore storico e culturale, fra i quali il sito Unesco della reggia nuragica di Barumini e il castello di Las Plassas>. Poi i fattori di incoerenza territoriale “a scala di ambito locale”. <La presenza di tanti corsi d’acqua, di zone con alta pericolosità idrogeologica, specie di flora e fauna tutelate, innumerevoli testimonianze archeologiche>, ha aggiunto Soriga, che ha poi sottolineato:

<La media dell’estensione dei piccoli centri della Marmilla è di meno di 40 ettari, mentre il deposito per le scorie avrebbe un’estensione di 150 ettari. Uno scarto di scala immane e inaccettabile. Il sistema di questi piccoli centri, distanti fra loro di pochi chilometri, funziona grazie a un sistema di relazioni, che non può essere messo a rischio da questo deposito>. 

I SINDACI

Contrarietà netta e decisa al centro anche dell’intervento, altrettanto puntuale e dettagliato, del sindaco di Turri Martino Picchedda.

Il primo cittadino del paese di 400 abitanti, ha ricordato: <Gli altopiani delle Giare di Siddi e di Gesturi, Setzu e Tuili sono in netta contrapposizione con la possibile ubicazione del deposito di scorie a pochi chilometri da questi ambienti incontaminati e ricchi di tesori di flora e fauna. Ed ancora gli ulivi secolari e millenari disseminati nel territorio>. Il sindaco Picchedda si è concentrato, in particolare, sulla presenza di prodotti agricoli di qualità e già tutelati. Uno per tutti, lo zafferano con denominazione di origine protetta:

<Proprio il mio comune, Turri, assieme a San Gavino e Villanovafranca, sono gli unici tre paesi, dove lo zafferano ha avuto la certificazione dop. Proprio la Sardegna e, in particolare questi tre comuni, garantiscono il 70 per cento della produzione nazionale di zafferano, 35 ettari sui 50 a livello nazionale. Una produzione sarda che varia dai 300 ai 400 chili l’anno.

La Marmilla era conosciuta come il granaio di Roma e ancora si producono tante varietà di grani antichi. Non possiamo mettere a rischio tutto questo>.

Il primo cittadino di Turri ha poi definito <una follia paesaggistica e urbanistica> la realizzazione del deposito di scorie radioattive nella sub regione della Marmilla <perché snaturerebbe il paesaggio locale. Ho visto il progetto con colline verdi, irrealizzabile da noi. D’estate nella nostra zona si superano i 40 gradi e non c’è irrigazione per favorire la nascita di quelle possibile colline verdi. Da noi molti prodotti agricoli si coltivano in asciutto e l’unica acqua, della quale godono, è quella piovana>. Il sindaco Picchedda ha chiuso: <Valutato il rilievo delle produzioni dop, igp e biologiche nel contesto regionale in termini quantitativi e qualitativi e la loro importanza nel soddisfare i livelli di domanda del mercato regionale, nazionale e estero, tutti questi territori devono essere esclusi dalla Carta Nazionale delle aree potenzialmente Idonee a ospitare il deposito nazionale di scorie radioattive. Anche le aree individuate nel nostro territorio sono incompatibili con la prosecuzione delle attività agro-zootecniche, perché verrebbe meno il requisito rappresentato dalla garanzia di conservazione degli attuali livelli di qualità richiesti dal sistemi di certificazione dop, igp e dal metodo biologico, per i quali la presenza di un ambiente naturale e salubre è prerequisito fondamentale per l’accesso e il mantenimento della stessa certificazione>.