Cagliari: 13 febbraio, “Lo soffia il cielo (Un atto d’amore)” al TsE di Is Mirrionis

Viaggio nell'inquietudine con “Lo soffia il cielo (Un atto d'amore)”, intenso e struggente spettacolo tratto da “Angelo della gravità” e “Le cose sottili nell’aria” di Massimo Sgorbani, con drammaturgia e regia di Stefano Cordella, in cartellone – in prima regionale - domani (giovedì 13 febbraio) alle 20.30 al TsE di Is Mirrionis in via Quintino Sella a Cagliari.

Lo spettacolo “Lo soffia il cielo (Un atto d’amore)” andrà in scena sotto le insegne de “Il Terzo Occhio”, la rassegna organizzata dal CeDAC dedicata ai nuovi linguaggi e alle contaminazioni tra generi e stili per indagare e ridefinire un’estetica contemporanea, nell’ambito del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna.

Sotto i riflettori Maura Pettorruso, poliedrica attrice e autrice, cofondatrice di Macelleria Ettore (Premio Nuova Scena per “NIP_Not Important Person”) e artefice dello Spazio Off di Trento, che interpreta il ruolo della madre, e Francesco Errico nella parte del figlio, in una famiglia disfunzionale dove i protagonisti, prigionieri delle proprie ossessioni e dei fantasmi del passato, combattono per sopravvivere, in una personale quanto paradossale ricerca della “felicità”.

Lo spettacolo: “Lo soffia il cielo (Un atto d’amore)”

Vite allo specchio in un duplice flusso di coscienza tra dialoghi immaginari e confessioni, in cui due creature fragili e tormentate cercano di dare un senso al proprio destino e alla propria sofferenza, tra volontario isolamento e bisogno d’amore: due anime ferite, violate, oppresse, messe a nudo attraverso parole crude e svelanti, ma anche immaginifiche e poetiche, tra amarezza e disincanto.

Sullo sfondo la civiltà dell’immagine e del consumismo sfrenato, rispetto alla quale i personaggi percepiscono la propria inadeguatezza, cui reagiscono ciascuno a suo modo – una rifugiandosi nell’alveo protettivo e illusorio di una teledipendenza e trasformandosi in una reclusa, l’altro cercando il proprio riscatto oltre l’indifferenza e gli abusi, nelle nebbie dell’infermità mentale, tra il ricordo doloroso degli atti di bullismo subiti nell’infanzia, la mancanza della figura paterna, l’amore come chimera.

Ritratto di famiglia in un “inferno” con la pièce originale (produzione Trento Spettacoli) che fonde due testi del drammaturgo Massimo Sgorbani (Premio Speciale della Giuria Riccione per “Angelo della gravità” e “segnalazione di continuità” per “Le cose sottili nell’aria”, secondo classificato al Premio Fersen con “Il tempo ad Hanoi”, vincitore del Premio Franco Enriquez per la drammaturgia 2008) nella versione di Stefano Cordella (co-fondatore della compagnia Oyes), uno dei più interessanti registi contemporanei.

Focus sull’alienazione e la disgregazione della società e in primis del suo nucleo fondante, la famiglia, con il progetto teatrale – vincitore del Premio Fantasio 2015 – che mette a confronto due universi paralleli, dove perfino il tempo sembra scorrere a velocità diverse, tra il pulsare del sangue e il susseguirsi e affastellarsi di pensieri e emozioni. Una narrazione a due voci sullo smarrimento e l’angoscia degli individui di fronte ai fantasmi, i pregiudizi e le paure che segnano un confine invisibile, tra vite non vissute e come implose nella dimensione claustrofobica di una casa, roccaforte impenetrabile dal mondo esterno ma anche metaforica gabbia in cui rinchiudere e soffocare sogni e desideri.

“Lo soffia il cielo (Un atto d’amore)” descrive un’umanità dolente e imperfetta, tra storie drammatiche e peccati senza redenzione, nel segno della diversità: succubi di modelli attinti o meglio imposti dall’esterno, i protagonisti sperimentano il disagio di chi capisce di non appartenere a quella realtà splendente e fittizia riflessa sul piccolo schermo: entrambi si sentono esclusi e emarginati, ma restano incapaci di comunicare o anche solo di esprimere il proprio malessere e quindi di ritrovare nella sfera degli affetti e dei legami comprensione e conforto.

Tra le mura domestiche si consuma la tragedia silenziosa di due esseri perduti nei propri incubi, apparentemente ignari uno dell’altra, eppure consapevoli di una presenza aliena e disturbante, in un crescendo di tensione, tra frustrazioni e rabbia: una situazione potenzialmente esplosiva che, come troppo spesso accade nella realtà, da un momento all’altro potrebbe degenerare nella catastrofe, tra oscura violenza e “follia”.

Il mio è un lavoro sul monologo come rappresentazione di mondi interiori – sostiene Massimo Sgorbani. – Il monologo è fase predialogica, presocratica, è un passo indietro in direzione del caos, del non ancora differenziato nelle regole della comunicazione logico discorsiva. Il monologo, inteso soprattutto come monologo interiore, si svolge in un flusso ininterrotto che attualizza di continuo il passato, lo rimugina, lo trasfigura, lo ripropone in veste di presente. Pezzi di passato sono sempre presenti, come la prima nota di una sinfonia è comunque presente nell’ultima. È un fardello ingarbugliato e che si ingarbuglia a ogni piè sospinto e che, in quanto flusso ininterrotto, si caratterizza non solo per le parole significanti, ma per le caratteristiche stesse del fluire, dello scorrimento soggetto a movimenti ritmico/musicali.

La scrittura incandescente e magmatica del drammaturgo – selezionato tra gli autori europei per il progetto Fabulamundi Playwriting Europe – confluisce in una partitura rigorosa, un avvincente “contrappunto” in cui la madre e il figlio si raccontano senza filtri o mediazioni, quasi senza pudore, parlando con se stessi, trasformando lo spettatore in fortuito voyeur.

“Il Terzo Occhio” del CeDAC – dopo l’inaugurazione con “Patrizio vs Oliva”, quasi un’autobiografia interpretata dal famoso pugile, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Mosca e campione del mondo dei superleggeri in scena con Rossella Pugliese per la regia di Alfonso Postiglione – prosegue con un’opera feroce ma “necessaria” come “Lo soffia il cielo (Un atto d’amore)” – visione sconsigliata ai minori di 16 anni: una drammaturgia contemporanea che attinge al reale per restituire la voce agli ultimi, i più disperati che si offrono allo sguardo nella loro sofferta e ineludibile verità.

Prossimi appuntamenti

Ricordi d’infanzia – venerdì 6 marzo alle 20.30 al TsE di Is Mirrionis – per “La Classe”, originale “docupuppets per marionette e uomini”, scritto e diretto da Fabiana Iacozzilli (produzione CrAnPi), che ripercorre le paure e gli incubi frutto della rigida e soffocante educazione impartita in un Istituto delle Suore di Carità, dove spicca la figura della maestra, la terribile Suor Lucia.

La pièce pluripremiata (Premio della Critica 2019 e In-Box 2019), vincitrice del Premio Ubu 2019 per il progetto sonoro di Hubert Westkemper (oltre alle tre nomination per il miglior spettacolo e la miglior regia, e per la miglior scenografia), racconta una storia di «abusi di potere» attraverso cui si svelano inattese «vocazioni».

“La Classe” rappresenta un «rito collettivo in bilico tra La Classe morta di Kantor e I cannibali di Tabori» – spiega l’autrice e regista – tra «bambini ridotti a marionette, fantocci di gioventù morte» in un silenzio interrotto da «rumori di matite» e «respiri».

Un’opera intrigante e suggestiva, con la collaborazione alla drammaturgia di Marta Meneghetti, Giada Parlanti, Emanuele Silvestri e la collaborazione artistica di Lorenzo Letizia, Tiziana Tomasulo, Lafabbrica: in scena con le splendide marionette create da Fiammetta Mandich, i performer Michela Aiello, Andrei Balan, Antonia D’Amore, Francesco Meloni e Marta Meneghetti, per una narrazione “corale” sull’età dei giochi.

Il sipario de “Il Terzo Occhio” si chiuderà su “Harrogate” di Al Smith con Marco Quaglia (attore di teatro e cinema, noto al grande pubblico come Massimo Nardi di “Incantesimo”) e Alice Spisa (Premio Ubu 2013 come miglior attrice Under 30) per la regia di Stefano Patti, in cartellone giovedì 16 aprile alle 20.30 per un avvincente «trittico sull’ossessione, la repressione e la lussuria» (produzione Argot Produzioni – 369gradi).

Un uomo a confronto con tre figure femminili, incarnazioni simboliche e concrete del suo lato più oscuro e segreto, dovrà combattere una strenua battaglia per difendere la propria famiglia e ritrovare un equilibrio tra la tranquillità esteriore e il caos interiore che domina la sua vita.

La pièce dello scrittore e drammaturgo inglese affronta il tema complesso dell’identità, del volto che si cela dietro le maschere indossate nella quotidianità, tra amici e parenti come sul lavoro, dello scarto tra quel che si vorrebbe essere e i reali impulsi e moventi, parla dei pensieri e dei desideri più privati, ma anche delle proiezioni e illusioni per riplasmare l’immagine degli altri.

Un’opera moderna e provocatoria che indaga nei labirinti della mente attraverso la personalità enigmatica del protagonista e il suo rapporto con le tre donne, come altrettanti specchi della sua anima in cui egli stenta o meglio rifiuta di riconoscersi nel complicato “gioco delle parti”.

La rassegna “Il Terzo Occhio” al TsE di Is Mirrionis a Cagliari è organizzata dal CeDAC (Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna) con il patrocinio e il sostegno del MiBAC (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali) e dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Sardegna, con il patrocinio del Comune di Cagliari, con il contributo della Fondazione di Sardegna e con l’importante supporto di Sardinia Ferries, che ospita sulle sue navi artisti e compagnie in viaggio per e dall’Isola.

Informazioni e prezzi

Biglietti:

  • intero, 15 euro;
  • ridotto, 12 euro;
  • ridotto abbonati CeDAC /abitanti Is Mirrionis, 10 euro.

Informazioni:

Rassegna stampa

C’è qualcosa di struggente nell’anomalo interno familiare di Lo soffia il cielo […]. Stefano Cordella non ha paura delle riscritture. Anzi. Qui unendo due distinti lavori di Massimo Sgorbani: Angelo della gravità e Le cose sottili nell’aria. Idea coraggiosa. Divenuta progetto vincitore del Fantasio 2015, ora prodotto da TrentoSpettacoli. Pronta a degenerare in un finale simbolico, che rimanda a topoi antichi. Si sta male. Pure troppo. Non c’è spazio per la spensieratezza, in questo mosaico drammaturgico che si sviluppa con inattesa naturalezza […]. Le cicatrici sono una ragnatela d’odio e rassegnazione. Che la Spanò al solito suda fuori con intensità e precisione. Alta qualità. Ma sempre credibile anche Francesco Errico, vestito con la tuta più brutta del centro commerciale.

Diego Vincenti, Milano in scena / Hystrio

In questo, che potrebbe essere la trasposizione di un basso partenopeo in salsa contemporanea, un figlio (Francesco Errico, ben si cala in questa colla morbosa, nelle sabbie mobili paludose dell’infermità mentale e del ritardo psichico) spiega infantilmente le sue logiche, le sue dinamiche, il bullismo subito, il padre che non c’è più, l’amore per lui rimasto sempre chimera negata. Accanto a lui, non si guardano, mirano oltre, fuori, nel vuoto, fissano il niente, il futuro che non si palesa, questa madre, la sua voce è un corroborante salvifico, regge l’impianto con sicurezza e solidità, è fusto di esperienza, carne e cuore), stanca e sofferente, una Maria biblica che esprime prima cordoglio poi sconforto aspro, prima pietas e perdono successivamente cattiveria e acidità, prima è dimessa dopo atroce e rabbiosa.

Tommaso Chimenti, Il Fatto Quotidiano, 15 febbraio 2017

“Lo soffia il cielo” è una pièce robusta che esalta le intenzioni drammaturgiche delle due opere originali, lavorando per sottrazione […]. Cordella restringe lo sguardo sulla società contemporanea, dominata dal consumismo e dal culto dell’immagine. La scenografia essenziale, il sapiente gioco di luci, indicano con chiarezza questa direzione: il divano incellofanato, da conservare per essere osservato e non vissuto, la televisione sempre presente come sottofondo, e infine una pioggia illuminata di sacchetti di patatine che piovono dal cielo, citazione di “Che cosa sono le nuvole?” di Pasolini. A suggellare lo spettacolo, la voce di Domenico Modugno nel brano che dà il titolo allo spettacolo.

Laura Timpanaro, Klpteatro, 4 marzo 2017

Vicini solo nella prossimità fisica, madre e figlio vivono esistenze doloranti, senza riuscire a condividerne il peso. Sul palcoscenico si alternano i monologhi, a tratti drammatici ma con felici note ironiche, dei due personaggi, incapaci di entrare in relazione l’uno con l’altro se non attraverso rapidi cenni, timidi sguardi, maldestri sorrisi.

Alessandra Cioccarelli, Stratagemmi, 13 febbraio 2017

Le due partiture vengono plasmate dal tocco lieve e aggraziato del regista (in questo caso anche drammaturgo) Stefano Cordella. Ne vien fuori una riscrittura per contrappunti, a raccontare della solitudine quasi autistica di due figure fatalmente avvinte in un doppio legame, che sa già di Thanatos, oltre che di un Eros, forse sublimato. Ma se la madre-vedova è l’effettiva protagonista de “Le cose sottili dell’aria”, Mirko, invece, non è quel figlio ossessionato da un’iconofagia che sfoga in atti di masturbazione compulsiva, bensì quell’ “Angelo della gravità”, la cui pulsione sessuale/bulimica/affettiva confonde i piani di realtà, idealità e aspirazione anche religiosa e per ciò stesso salvifica, almeno nelle intenzioni. A interpretarlo, in modo garbato, ma proprio per questo convincente, è il giovane Francesco Errico, capace davvero di angelicare il “cicciobombo” costretto a nascondere la propria fragilità sotto una spessa coltre di adipe.

Francesca Romana Lino, Rumorscena, 10 febbraio 2017

Chi siamo?

TrentoSpettacoli nasce nel gennaio 2010 come realtà artistica, produttiva, organizzativa e distributiva con sede a Trento. Per il triennio 2015/2017 TrentoSpettacoli è compagnia riconosciuta e sostenuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali secondo l’articolo 14, comma 2 (imprese di produzione teatrale e compagnie under 35).

Stefano Cordella (Milano, 1985)

Dopo la laurea in Psicologia, nel 2009 si diploma all’Accademia dei Filodrammatici di Milano. É cofondatore della Compagnia Oyes con la quale recita in Luminescienz. La setta e Effetto Lucifero, spettacolo vincitore del Premio Giovani Realtà del Teatro 2010 e finalista al Premio Riccione 2011. Nel 2014 debutta alla regia con Va Tutto Bene (spettacolo vincitore del Bando Offerta Creativa 2015). Cura ideazione e regia di Vania (da Zio Vanja di Anton Cechov) con cui vince il Premio Great 2015. Ha collaborato alla drammaturgia di C’è un diritto dell’uomo alla Codardia (omaggio ad Heiner Muller), regia di Renzo Martinelli, dramaturg Francesca Garolla, produzione Teatro I, Milano. E’ stato assistente alla regia di Carmelo Rifici (Il Compromesso), Ferdinando Bruni e Francesco Frongia (L’ignorante e il Folle, La Tempesta) e Bruno Fornasari (Sospetti). Ha intrapreso un percorso di formazione sulla drammaturgia shakespeariana con il regista Declan Donnellan presso la Biennale del Teatro di Venezia. Dal 2013 è direttore artistico del Teatro di Nova Milanese. Nel dicembre 2015 vince il Festival Internazionale di Regia Teatrale “Fantasio”.

Maura Pettorruso (1975)

Diplomata presso la Scuola triennale di recitazione Teatranza ArteDrama di Moncalieri (TO), dal 1998 lavora con numerose compagnie e diverse produzioni in Piemonte e in Trentino-Alto Adige. Con la compagnia Macelleria Ettore è in scena negli spettacoli ‘La Porta Aperta’ (2009), ‘Cechov#01’ (2010), ‘Stanza di Orlando. Viaggio nella testa di Virginia Woolf’ (2011), ‘NIP not important person’ (2011), ‘ELEKTRIKA. Un’opera techno’ (2012), ‘Alice delle meraviglie’ (2013), ‘Amleto?’ (2013), ‘Senza trama e senza finale’ (2015). Come drammaturga, nel 2012 scrive l’adattamento teatrale de ‘Il deserto dei Tartari’ di Dino Buzzati per la regia di Carmen Giordano e l’interpretazione di Woody Neri; nel 2015, l’adattamento teatrale di ‘Addio alle Armi’ di Ernest Hemingway di cui firma anche la regia. È fondatrice e presidente dello Spazio Off di Trento. Nel 2016 scrive ‘Rendez-Vous 2200’, uno spettacolo sul ritorno del lupo sulle Alpi per il progetto europeo Life Wolf Alps, e nel 2017 scrive e dirige lo spettacolo ‘La Conquista della Felicità. Dialogo tra Bertrand Russell e Cassiopea’, entrambe produzioni TrentoSpettacoli. Nel 2018 recita in ‘Itaca per sempre’, per la regia di Andrea Baracco. È fondatrice e presidente dello Spazio Off di Trento.

Francesco Errico (Milano, 1989)

Si forma la scuola di teatro Quelli di Grock a Milano e frequenta seminari e laboratori con Danio Manfredini, Cesare Ronconi, Roberto Rustioni. E’ finalista al premio Hystrio alla vocazione nel 2013 e nel 2014, lavora con diverse compagnie e teatri milanesi come Quelli di Grock, Pacta dei Teatri – Teatro Oscar, e nel 2015 vince in qualità di attore il Festival Internazionale di Regia Teatrale “Fantasio”, con lo studio di ‘Un atto d’amore’ per la regia di Stefano Cordella.