Cagliari. XXXVII Festival Internazionale Nuova Danza: martedì con Francesca La Cava

S’intitola “Apriti ai nostri baci” – da un verso di Ovidio – l’affascinante spettacolo diretto e interpretato dalla danzatrice e coreografa Francesca La Cava – in scena con Sara Catellani, Andrea Di Matteo, Manolo Perazzi e Valeria Russo, sulle note del violoncello di Luca Franzetti con Antonio Caggiano alle percussioni – in cartellone martedì 5 novembre alle 21 sotto le insegne del FIND 37 / XXXVII Festival Internazionale Nuova Danza organizzato da Maya Inc.

Tra le suggestioni di “Personnes” dell’artista Christian Boltanski e i rimandi alla favola di “Piramo e Tisbe” da Ovidio al “Sogno” shakespeariano, l’opera multimediale con drammaturgia di Guido Barbieri e musica originale e live electronics di Fabio Cifariello Ciardi affronta i differenti aspetti, simbolici e reali delle barriere costruite a partire dagli Anni Cinquanta, che ridisegnano la geografia del pianeta. Sul palco insieme a Francesca La Cava, Sara Catellani,

L’artista cagliaritanaformatasi tra la Sardegna, Roma e Londra e perfezionatasi sotto la guida di maestri come Jean Gaudin, Jean Cebron e Carolyn Carlson, Nicole Caccivio, Myriam Naisy, Ori Flomin, Richard Move, Suzanne Linke, Julian Moss e Inaki Azpillaga – ritorna nell’Isola, dopo il successo di “Four#Generation”, con un progetto denso di suggestioni storiche e filosofiche, artistiche e perfino politiche, tra spunti di riflessione e profonda, umanissima sensibilità, che indaga l’idea del muro tra difesa e confine.

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L’apertura della serata – martedì 5 novembre alle 20.30 nel foyer dell’Auditorium del Conservatorio – sarà affidata all’AperiDanza – momento conviviale e irrituale impreziosito da performances, suoni e visioni a cura di Silvia Bandini e Marco Caredda, con i musicisti Michele Uccheddu e Stefano Serra e gli studenti  del LAC.

“Apriti ai nostri baci” rimanda ai sussurri degli innamorati sfortunati nella favola di “Piramo e Tisbe” dalle “Metamorfosi”, un’invocazione a cedere alla forza del loro amore, quasi a ricordare l’ambivalente significato di una cortina di pietre o mattoni, che offre protezione e custodisce gli abitanti di una casa o di una città contro aggressioni e pericoli ignoti o conosciuti ma anche divide e costituisce una barriera invalicabile al libero transito delle persone e (talvolta) delle merci, perfino dei pensieri. La pièce multimediale con coreografia e regia di Francesca La Cava e drammaturgia di Guido Barbieri, musica originale e live electronics di Fabio Cifariello Ciardi, video mapping di Salvatore Insana, scene e costumi di Chiara Defant, disegno luci di Carlo Oriani Ambrosini e regia del suono di Angelo Benedetti guarda a differenti interpretazioni e declinazioni – tra letteratura, arte e poesia – di quel muro “dove ci si appoggia per piangere, per cercare le crepe da riparare o da allargare, semplicemente per superarlo, per curiosare, per capire da che lato stare”.

In un’installazione di Christian Boltanski“Personnes” – il Novecento è rappresentato come un muro di ferro, immenso, sul quale si aprono centinaia di cassetti, contrassegnati da un numero, ciascuno dei quali racchiude le tracce di un’esistenza. Un’immagine emblematica che mostra l’evoluzione sociale, economica e culturale nel corso del secolo breve, dalla centralità dell’individuo, con i suoi bisogni e i suoi desideri fino al capovolgimento di prospettiva degli ultimi decenni, con l’avvento del consumismo. «Per un verso la persona detta le leggi della convivenza collettiva, per l’altro si scioglie nel magma indifferenziato della folla – si legge nelle note -.

L’uomo massa diventa l’uomo atomo, la persona diventa nessuno, la convivenza solitudine». Il “muro” di Boltanski racconta il Novecento: «da una parte è duro, compatto, inscalfibile, è il muro delle moltitudini, ma dall’altra contiene le vite dei tanti nessuno che popolano la storia. E’ il muro dei moti contrari: il muro che esclude, ma che al tempo stesso protegge, che al di là spaventa e al di qua rassicura, il muro che difende i confini, ma che ricaccia indietro lo straniero. Una storia di inclusione/esclusione che nel tempo ha subito però metamorfosi profonde».

“Apriti ai nostri baci” è uno “studio sul concetto di muro” in cui le variazioni sul tema – da Ovidio alla farsa shaspeariana del “Sogno di una notte di mezza estate”, ai romanzi di Jean-Paul Sartre, di Christa Wolf e di Ágota Kristóf insieme all’installazione di Christian Boltanski – ispirano e confluiscono in una partitura per corpi in movimento, un racconto immaginifico in cui la dimensione fortemente simbolica si stempera in delicata poesia.

Focus sui muri “reali” e “concreti” che ridisegnano la geografia del pianeta, reinventando confini e segnando differenze, quei muri che sono sorti e «che continuano a nascere, lungo i solchi più profondi del pianeta»: dal muro di sabbia del Sahara al muro di Tijana tra il Messico e gli Stati Uniti, la Peace Lines di Springmartin Road a Belfast tra la comunità cattolica e quella protestante, la barriera di Evros tra Grecia e Turchia e quelle di Ceuta e Melilla e infine il muro della Cisgiordania. Costruiti in cemento o filo spinato, fatti di sabbia o acqua, sono tra gli esempi significativi di un estremo tentativo di “difendersi” dalle “invasioni” esterne, da parte di una civiltà al tramonto, per tutelare il benessere economico e una condizione di privilegio rinunciando al senso di umanità.

Lo straniero, il “nemico” in quest’incubo post-moderno in cui si dimenticano tradizioni millenarie di solidarietà e accoglienza e il recente passato di fame e emigrazione, mentre emergono nuovi e antichi pregiudizi e paure in una paradossale “guerra fra poveri” alle soglie del terzo millennio son le folle di migranti e profughi, donne e bambini, uomini e ragazzi ma anche anziani in fuga da guerre e carestie, da miseria e persecuzioni.

I muri – le barriere visibili e invisibili – sulla scena sono formati dai corpi dei danzatori, impegnati «a costruire e a de-costruire, ad alzare e ad abbattere» quelle pareti invalicabili per gli uni e per gli altri, per i viaggiatori in cerca di miglior fortuna o magari solo di riuscire a sopravvivere, con valigie cariche di sogni e speranze, come per coloro che vorrebbero sentirsi “al sicuro”, e non sapere e neppure vedere quel che accade al di là. Sulla pelle dei danzatori si riflettono le immagini dei muri reali, come “dipinti”, suggeriti, quasi evocati ma senza enfasi né sottolineature didascaliche, come in un reportage, una testimonianza necessaria, per formare  una memoria e una coscienza collettiva.

«Le figure umane saranno dunque al tempo stesso schermo e materiale, riflesso della realtà, ma anche superficie mobile, instabile, inquieta, in costante e perenne movimento. Le moltitudini di donne, di uomini e di bambini che sono stati divisi, in quest’ultimo mezzo secolo, dai muri del mondo diventeranno dunque, nello spazio della rappresentazione, parte, anzi essenza di quell’intollerabile, opprimente, ingiusto strumento di separazione». Cronache di una tragedia consumata sotto gli occhi di tutti, in un silenzio assordante e terribile su cui si levano singole voci, che non riescono a spezzare il muro dell’indifferenza (o forse della rassegnazione) in un mondo spietato dominato da logiche di potere in cui sembra scomparso il più elementare senso di empatia – e il rispetto dei valori e dei diritti umani.

 

PROSSIMI APPUNTAMENTI

 

FIND 37 prosegue en plein air giovedì 7 novembre alle 18 al Bastione di Saint Remy “Underneath” di e con la danzatrice e coreografa Lali Ayguadé (all’attivo collaborazioni con Akram Khan, Roberto Olivan, Hofesh Shechter e Marcos Morau), in scena con Lisard Tranis. In prima nazionale un lavoro incentrato sullo smarrimento sulla caduta, quel precipitare senza più guida o punti di riferimento che fa riscoprire la luce e riporta all’essenzialità del movimento. Il salutare perdersi, privi di direzione, in cui prende forma una nuova, auspicabile semplicità.

 

Un duplice appuntamento venerdì 8 novembre dalle 21 a Sa Manifattura con “Hidden Track” di e con Valeria Russo e Lucas Delfino (coproduzione ASMED / E-Motion) sulla manipolazione delle notizie e sul controllo dei mezzi d’informazione, a partire dal libro di Marcello Foa su “Gli Stregoni della notizia”. In uno scenario che rimanda all’interfaccia “fisica” del web – sotto il peso di cavi che trasportano i dati nella rete – i due artisti danno corpo all’incubo delle fake news e dei poteri occulti  che dominano il mondo mistificando i fatti e nascondendo le verità scomode. “Hidden Track” – spiegano gli autori – “esplora la coesistenza con un peso tanto più grande del proprio. Ne nasce una danza densa, bassa, estremamente fluida, ma lucida come se fosse sempre in allerta. Intimamente sempre in attesa di una catastrofe, un buco, o una fuga di notizie”.

“Matricola 0541” di e con Luigi Aruta (Borderline Danza) venerdì 8 novembre alle 21.30 a Sa Manifattura racconta lo stato d’animo degli studenti di fronte a un esame – analizzando e ricostruendo, sulla base di una ricerca sul campo, la grammatica dei corpi nei momenti di studio e durante la prova. “I contenuti e la danza sono espressione di una convergenza di fattori comuni, cognitivi e motori” su una condizione di stress in cui emergono “la frenesia, l’agitazione, il dondolio, il prurito, la sudorazione” e altre “strategie” di sopravvivenza non prive di umorismo.

 

Visioni d’autore e creazioni originali sabato 9 novembre alle 21 a Sa Manifattura con  la Serata FINDER dedicata ai nuovi talenti e ai giovani artisti emergenti: da “Eva e la Mela” (DanceHaus/ Accademia Susanna Beltrami) – coreografia di Niyayesh Nahavandy interpretata da Marco Labellarte, su una femminilità sfuggente: una donna in fuga dal “senso di colpa” derivante dall’episodio biblico di Adamo ed Eva, fino a ricercare in un alter ego maschile le sue parti mancanti, in una dimensione onirica; a “Transitus”,  progetto coreografico di e con Maria Elena Curzi, Eleonora Galante, Marco Lattuchelli, Marella Vitucci (Accademia Nazionale di Roma –  Corso di Composizione della danza tenuto dalla prof.ssa Carla Marignetti, con il contributo del Progetto Individuale seguito dalla pro.ssa Elisabet Sjostrom): “in un tempo in transito, i corpi in movimento rivelano ed evocano panorami antropici, come una pellicola che scorre, attraversando diversi immaginari”.

Spazio anche a  “Ophelia” di e con Ludovica Di Santo ispirata all’eroina shakespeariana, abbandonata dal padre e dal fratello, assassinato l’uno e l’altro partito per la guerra, ma colma di un amore immenso e puro che, non ricambiato, la farà precipitare nell’abisso della follia.

E infine EduDance – il progetto realizzato in collaborazione con l’École de Danse Contemporaine de Paris – che vede protagonisti gli studenti del Liceo Artistico “Giuseppe Brotzu” di Quartu Sant’Elena, impegnati sotto la guida della  pittrice Marina Cuccus nella costruzione di uno spettacolo – dal soggetto allo storyboard, dalla definizione dei personaggi alla realizzazione di scene e costumi – partendo da questioni esistenziali e temi sociali per arrivare a una performance artistica – sotto i riflellori la danzatrice e coreografa Giorgia Anselmi (École de Danse Contemporaine de Paris) in prima nazionale al FIND 37

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Martedì 12 novembre seconda Serata Explò con Sara Sguotti in “Space Oddity” e Giselda Ranieri con “T.I.N.A. (There Is No Alternative)” e a seguire Danza Estemporada con “Muta_forme” di Livia Lepri.

Giovedì 14 novembre si ritorna al Bastione di Saint Remy per Iván Benito e il suo “Galápago” mentre sabato 16 novembre a Sa Manifattura, per la prima volta in Sardegna, La Veronal con un pezzo appositamente creato per il FIND: “Short Cuts” di Marcos Morau.

Domenica 17 novembre la Fattoria Vittadini con “Diagonals and Other Love Stories” di Kate McDowell e Maria Giulia Serantoni; a seguire Artemis Danza con due proposte: “Stanislavskij_Ep. 1” di Teresa Morisano e “Omaggio a Pina” di Monica Casadei.

Giovedì 21 novembre la Danza Urbana XL chiude con l’ultimo spettacolo: “Deriva Traversa” di Teodora Castellucci e a Sa Manifattura Francesca Selva con “Le Furie di Orlando”.

Venerdì 22 novembre, al Teatro Civico di Sinnai, Movimento Danza presenta “Self-portrait in yellow shades” di Irene Fiordilino e a seguire Atacama con “Tu, mia” di Patrizia Cavola e Ivan Truol.

Sabato 23 novembre a Sa Manifattura saranno in scena il Centro di Produzione Danza della Lombardia Dancehauspiù che presenta “Syn” di Dueditre e l’ASMED che porta in anteprima la nuova produzione “BMen” di Guido Tuveri. In chiusura, domenica 24 novembre lo spagnolo Arnau Pérez mette in scena “Young Blood” con quattro performer.

Fra i tanti eventi collaterali l’originale APERIDANZA del FIND, un intervento danzato e musicato da Silvia Bandini e Marco Caredda, con la partecipazione dei musicisti Michele Uccheddu e Stefano Serra e degli studenti di musica del LAC, che accompagna un aperitivo offerto al pubblico nelle serate del 26 ottobre, 3, 5, 16 e 24 novembre.

Inoltre FIND organizza master classes con i coreografi tra l’1 e il 24 novembre rivolte ad appassionati e studenti di danza. Le master sono gratuite con l’acquisto dell’abbonamento.

Infine dal 26 ottobre al 20 novembre va in scena il Find Ragazzi, con spettacoli dedicati alle famiglie e al pubblico dei più piccoli: dopo la prima di “Simposio del Silenzio” di Zerogrammi (sabato 26 ottobre) al Teatro Si ‘e Boi di Selargius si prosegue a Sa Manifattura, mercoledì 6 novembre spazio a La Botte e il Cilindro con “Filastrocche in cielo, in terra e in mare” (h 18), il 19 novembre Cie Twain con “Schiaccianoci” (h 18)  e infine il 20 novembre ASMED con “La fantastica storia di Giannino e il gatto” (h 11).

Il Teatro Moderno di Monserrato ospita 5 spettacoli: dopo l’anteprima di “Heisse Luft/Aria Fritta” di Susanne Linke (il 25 novembre) e “Fiore di Loto” di ASMED (il 30 ottobre),  il 3 Ersilia Danza con “Callas”,  il 10 novembre sarà la volta di Estemporada con “Interferenze 1.0” e infine il 15 novembre la coproduzione Figli d’Arte Medas/ASMED “Mammai Manna” di Gianluca Medas e Cristina Locci, in prima nazionale.

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Il FIND 37 / XXXVII Festival Internazionale Nuova Danza è organizzato da Maya Inc con la direzione artistica di Cristiana Camba, con il patrocinio e il sostegno del MiBACT, della Regione Sardegna (Assessorati alla Cultura e al Turismo) e del Comune di Cagliari, con il contributo della Fondazione di Sardegna e con preziose sinergie e collaborazioni con compagnie e associazioni, enti pubblici e privati, con il CTM di Cagliari e con il Consorzio Cagliari Centro Storico.

https://www.findfestival.org/

FIND 37 / Festival Internazionale Nuova Danza

 

APERIDANZA

Eventi danzati con musica dal vivo ad accompagnamento dell’aperitivo

 

Sab 26 ottobre – Auditorium del Conservatorio ore 20,30

 

Dom 3 novembre – Sa Manifattura ore 20

 

Mar 5 novembre – Sa Manifattura ore 21

 

Sab 16 novembre – Sa Manifattura ore 21

 

Dom 24 novembre – Sa Manifattura ore 20

 

 

Gli intermezzi musicati e danzati dell’AperiDanza coinvolgono attivamente artisti locali di grande professionalità. L’AperiDanza è un vero e proprio invito a conoscere il variegato mondo dell’arte e della danza  in cui ciascuno può trovare la sua dimensione. Ed ecco quindi la trasformazione del teatro, che ora è più simile ad un mercato del baratto, del dare e ricevere.

 

 

A cura di: Silvia Bandini, Marco Caredda

Coreografia e danza: Silvia Bandini

Musica dal vivo: Marco Caredda, Raffaele Serra, Michele Uccheddu

 

Con la partecipazione degli studenti del Liceo Artistico Foiso FoisIndirizzo Musicale

APERIDANZA

Eventi danzati con musica dal vivo ad accompagnamento dell’aperitivo

 

 

Sab 26 ottobre – Auditorium del Conservatorio ore 20,30

 

Dom 3 novembre – Sa Manifattura ore 20

 

Mar 5 novembre – Sa Manifattura ore 21

 

Sab 16 novembre – Sa Manifattura ore 21

 

Dom 24 novembre – Sa Manifattura ore 20

 

 

Gli intermezzi musicati e danzati dell’AperiDanza coinvolgono attivamente artisti locali di grande professionalità. L’AperiDanza è un vero e proprio invito a conoscere il variegato mondo dell’arte e della danza  in cui ciascuno può trovare la sua dimensione. Ed ecco quindi la trasformazione del teatro, che ora è più simile ad un mercato del baratto, del dare e ricevere.

 

 

A cura di: Silvia Bandini, Marco Caredda

Coreografia e danza: Silvia Bandini

Musica dal vivo: Marco Caredda, Raffaele Serra, Michele Uccheddu

 

Con la partecipazione degli studenti del Liceo Artistico Foiso FoisIndirizzo Musicale

 

 

 

 

 

 

Gruppo E-Motion

Apriti ai nostri baci

Studio sul concetto di muro

 

con Sara Catellani, Andrea Di Matteo, Francesca La Cava, Manolo Perazzi e Valeria Russo

e con Luca Franzetti (violoncello) e Antonio Caggiano (percussioni)

 

regia e coreografia: Francesca La Cava

drammaturgia: Guido Barbieri

musica originale e live electronics: Fabio Cifariello Ciardi

video mapping: Salvatore Insana

scene e costumi: Chiara Defant

disegno luci: Carlo Oriani Ambrosini

regia del suono: Angelo Benedetti

foto: Paolo Porto

 

produzione: GRUPPO e-MOTION con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila

residenze e coproduzione: Festival Oriente Occidente, CID Centro Internazionale della Danza di Rovereto (TN) e I Cantieri dell’Immaginario

con il sostegno per le residenze di ACS Abruzzo Circuito Spettacolo

in collaborazione con Conservatorio P. da Palestrina e Spazio Musica di Cagliari

 

“… è questo che mi sembra interessante nelle vite,

i buchi che comportano le lacune, talvolta drammatiche, talvolta no.

Le catalessi o quelle specie di sonnambulismo di più anni,

che la maggior parte delle vite possiedono.

Forse è in questi buchi che avviene il movimento.

La questione infatti è proprio quella di come produrre il movimento,

come forare il muro”.

Gilles Deleuze, Pourparlers

 

Il muro quello dove ci si appoggia per piangere, per cercare le crepe da riparare o da allargare, semplicemente per superarlo, per curiosare, per capire da che lato stare.

 

 

NOTE

La cornice. Il Novecento, secondo Christian Boltanski, è un muro. Un muro di ferro, immenso, sul quale si aprono centinaia di cassetti. Su ogni cassetto è stampato un numero e dentro ogni cassetto è nascosta una vita. O meglio le tracce di una vita: un certificato di nascita, una fotografia, un atto di proprietà, un documento di identità. Quel muro si intitola “Personnes”, cioè “persone”, ma anche “nessuno”.

Il secolo nel quale sono nati i tre quarti dell’umanità è infatti diviso a metà da una contraddizione alta (per l’appunto) come un muro: da un lato è il secolo in cui l’individuo è la base ortogonale della società, in cui la persona, con il corredo dei suoi bisogni dei suoi desideri, occupa il vertice del sistema dei valori. Ma dall’altro è il secolo dei consumi di massa, della cultura di massa: l’insieme degli individui che compongono la comunità sociale è, paradossalmente, la misura di quegli stessi bisogni e di quegli stessi desideri.

Per un verso la persona detta le leggi della convivenza collettiva, per l’altro si scioglie nel magma indifferenziato della folla. L’uomo massa diventa l’uomo atomo, la persona diventa nessuno, la convivenza solitudine.

 

Per questo, nella visione di Boltanski, il muro è il simbolo del Novecento: da una parte è duro, compatto, inscalfibile, è il muro delle moltitudini, ma dall’altra contiene le vite dei tanti nessuno che popolano la storia. E’ il muro dei moti contrari: il muro che esclude, ma che al tempo stesso protegge, che al di là spaventa e al di qua rassicura, il muro che difende i confini, ma che ricaccia indietro lo straniero. Una storia di inclusione/esclusione che nel tempo ha subito però metamorfosi profonde.

Nelle società medievali, e fino al compimento del secolo romantico, il muro era un elemento plurale: erano le mura. E le mura – come ha intuito McLuhan – erano la pelle della città fortificata, l’estensione del corpo del guerriero che difende se stesso e la propria urbs. La città del Novecento, invece, non ha più bisogno di mura: è la città aperta, la città tridimensionale che si sviluppa in larghezza, in lunghezza e in altezza, che sfonda il perimetro angusto della propria pelle. Ma è solo un’apparenza. La necessità di includere e di proteggere, e sull’altro versante di escludere e di allontanare, ha solo spostato i confini, li ha dislocati nello spazio franco delle periferie.

E alle mura si sostituiscono i muri, i segni concentrici e regolari si trasformano in segni lineari: nascono i muri che separano le città dai ghetti, i centri dai sobborghi, i territori occupati da quelli occupanti, le nazioni prospere da quelle in via di (perenne) sviluppo. Sono muri immateriali, ma invalicabili, come quelli che dividono Makarere III da Kampala, Kibera da Nairobi, Dahravi da Bombay (i più grandi slum del pianeta) oppure muri di mattoni (spesso valicati) come quelli che corrono tra il Messico e gli Stati Uniti, tra il Marocco e le enclaves spagnole di Ceuta e Melilla, tra Israele e la Cisgiordania, tra l’Irlanda del nord e l’Irlanda del sud, tra India e Pakistan, tra Baghdad e Adhamyia, tra Via Anelli e il centro storico di Padova, tra la Turchia e la Bulgaria.

La Wall World Map disegnata dalla Università del Quebec mostra come nel 1950 i muri costruiti nel mondo fossero soltanto tre, oggi sono più di cinquanta…

In quest’ultimo mezzo secolo sono stati costruiti diecimila chilometri di muri, barriere, inferriate: un quarto della circonferenza del pianeta! Nei mattoni, nel cemento, ma anche nelle fessure, nelle crepe dei muri del mondo si vedono oggi, come in una carta geografica ad alta definizione, i simboli dei movimenti di massa che percorrono il Novecento, che ne fanno il secolo delle persone e al tempo stesso il secolo dei nessuno.

 

Il quadro. L’idea di “Apriti ai nostri baci”. Studio sul concetto di muro, nasce dalla necessità e dal desiderio di riflettere sul valore simbolico acquisito, tra il Novecento e il Duemila, da un elemento architettonico ed edilizio apparentemente insignificante e puramente funzionale come il muro. In realtà il muro ha iniziato ben presto, nella storia delle idee, ad assumere una precisa connotazione simbolica. Non a caso ha assunto una posizione di privilegio, nella mitologia classica, da quando Ovidio lo ha elevato a “protagonista silenzioso” del mito di Piramo e Tisbe. Ed è proprio alle parole di Ovidio che è ispirato, come si può facilmente intuire, il titolo del progetto. Molti secoli dopo, nel Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, il muro dei due amanti separati si trasforma nella sua deformazione parodistica, per indossare nuovamente la maschera tragica nei romanzi novecenteschi di Sartre, di Christa Wolf e di Agotha Kristof.

In questi ultimi cinquanta anni abbiamo assistito però, al di fuori dei sentieri letterari, ad un incessante processo di simbolizzazione che ha fatto del “muro” un “Muro”, ossia una delle icone più significative e rappresentative della contemporaneità.

Oggetto dello “studio” drammaturgico sul concetto di muro sono dunque alcuni muri reali, concreti tra i molti che sono nati, e che continuano a nascere, lungo i solchi più profondi del pianeta. Ad esempio il muro di sabbia che separa il Marocco dal Sahara Occidentale, il muro di Tijana, ossia la barriera di sicurezza che divide il Messico dagli Stati Uniti, la Peace Lines di Springmartin Road a Belfast, cioè la parete di cemento che divide la comunità cattolica da quella protestante, la barriera di dodici chilometri lungo il fiume Evros che separa la Grecia dalla Turchia, le inferriate costruite per separare Ceuta e Melilla dal territorio del Marocco e infine il muro di cemento che per 790 chilometri chiude in un cerchio quasi perfetto l’intero territorio della Cisgiordania.

 

La scena. Nessuno di essi verrà però rappresentato, messo in scena, esibito o documentato. Il muro che occuperà costantemente il palcoscenico sarà la somma e al tempo stesso la sottrazione di tutti i muri realmente esistenti. I “materiali di costruzione” del “muro di scena” saranno infatti costituiti dai corpi dei danzatori. Saranno loro a costruire e a de-costruire, ad alzare e ad abbattere le barriere che di volta in volta prenderanno forma. I muri della storia, quelli di Belfast o della Cisgiordania, saranno solamente “dipinti”, proiettati sui corpi “nudi” dei danzatori. Le figure umane saranno dunque al tempo stesso schermo e materiale, riflesso della realtà, ma anche superficie mobile, instabile, inquieta, in costante e perenne movimento.

Le moltitudini di donne, di uomini e di bambini che sono stati divisi, in quest’ultimo mezzo secolo, dai muri del mondo diventeranno dunque, nello spazio della rappresentazione, parte, anzi essenza di quell’intollerabile, opprimente, ingiusto strumento di separazione.

 

La compagnia

“La ricerca del gesto e quella personale sono alla base degli spettacoli del GRUPPO e-MOTION, le cui performance sono viaggi poetici e introspettivi all’interno dell’essere umano e della società contemporanea”.

Gruppo E-Motion – Compagnia di danza contemporanea con sede a L’Aquila, unica realtà di produzione della danza in Abruzzo finanziata dal Ministero dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo. La Compagnia è sostenuta dalla Regione Abruzzo e dal Comune dell’Aquila.

Produzioni: Cenerentola, In-Habit, Crossover, Apriti ai nostri Baci, Effetto Cocktail Party, Barbablù, Finding home, Dismisura j’ai pas d’autre choix, Garbage Girls, Dido&Aeneas opera, Trash…endentale, Dido&Aeneas, Histoire du soldat, Pianterreno, Overshadow, Transumare, Rinascite, Tango dream, Alice, Punti luce, Water, Pentesilea: Wonder woman, Street dada – street mama, K 2007, Le spose degli dei, La Mela d’oro.

Coproduzioni e residenze: Società Aquilana dei Concerti B.Barattelli, Vignale Danza, Festival Oriente Occidente, CID Centro Internazionale della danza di Rovereto, Teatro Marrucino Chieti, Festival di Tagliacozzo, I Solisti Aquilani, Electa Creative Arts, Artisti per il Matta, Festival Tage Alter Musik Regensburg (DE) con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e Theater am Bismarckplatz di Regensburg (DE), Inteatro Polverigi, Workspacebrussels Bruxelles (BE), CCN di Le Havre-Haute Normandie (FR), Atelier de Paris Carolyn Carlson Parigi (FR), Summerstudios P.A.R.T.S. Bruxelles (BE), Acs Abruzzo Circuito Spettacolo, ASMED Balletto di Sardegna, C.L.A.P.S. Spettacolo dal vivo Brescia.

Compositori, musicisti, drammaturghi e coreografi: Francesca La Cava, Guido Barbieri, Anouscka Brodacz, Fabio Bonizzoni, Sara Catellani, Fabio Cifariello Ciardi, Concetta Cucchiarelli, Michelangelo Del Conte, Ramona Di Serafino, Gisella Fantacuzzi, Luisa Memmola, Antonio Montanile, Mauro Palmas, Simone Pappalardo, Manolo Perazzi, Marco Schiavoni, Stefano Taglietti, Resiliens, Roberta Vacca, Angelo Valori.

 

GRUPPO e-MOTION ha partecipato ai più importanti Festival e stagioni teatrali nazionali e internazionali: Danzarte di Brescia, Circuito danza Lombardia,  Scenario  Pubblico  di  Catania,  Stagione  del  Teatro Sociale di  Rovigo,  Circuito danza della Campania,  Vignale danza, Teatro Nuovo di Torino, A.T.A.M. Circuito danza Abruzzo, Festival nuova danza di Cagliari, Circuito danza del Trentino Alto Adige, Festival DA.TO. in Toscana, Arteven Circuito danza Veneto, Circuito danza Lazio, Circuito danza Sardegna, Napoli Teatro Festival, Teatro Marrucino di Chieti, Milanoltre – Elfo Puccini, Teatro Stabile d’Abruzzo, AMAT Circuito danza Marche, Teatro Vascello di Roma, Circuito danza Friuli Venezia Giulia, Subterraneo des artes escenicas, (MEX), Festival Dance in the city (BE), Winter Festival Sarajevo (BA), Danca em transito (BR), Festival Tage Alter Musik di Regensburg (DE), Tanzart-Giessen (DE), Opera Rara (PL), Confi.dance della Fondazione Toscana Spettacolo, Festival LDC Madrid (ES), Tanc Dance al Bakelit Multi art Center (HU), La Plateforme de danse (FR). Fondazione Toscana Spettacolo, Festival delle Orestiadi di Gibellina, Lavanderia a Vapore di Torino, DID studio di Milano, Teatro Bellini di Napoli, Stagione musicale B.Barattelli L’Aquila, Stagione Indanza Bolzano e molti altri ancora.

 

 

INFO: www.gruppoemotion.net

 

FIND 37 –  Festival Internazionale Nuova Danza