Crisi di Governo. Ancora una volta l’Italia nel caos

E’ il 1° giugno 2018.

Al Quirinale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i Ministri prestano giuramento nelle mani del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

-Sarà un anno bellissimo-.

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Già. Giusto poco più di un anno perché ieri, 9 agosto 2019 è stata ufficializzata la crisi di Governo. La Lega Nord ha infatti depositato al Senato la mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte, aprendo così di fatto la strada per le nuove elezioni.

Quando si terranno è ancora da vedere, ma quel che è certo è che gli italiani assistono ora alla fine del sessantacinquesimo Governo della Repubblica Italiana.

Sarebbe stato il voto sul Tav, a cagionare lo strappo definitivo del governo gialloverde, ma è evidente che si tratti di un alibi, di uno specchio per le allodole. Le ragioni della crisi scatenata dalla Lega potrebbero infatti ricercarsi altrove: ad esempio nel mancato accordo sull’autonomia tanto voluto dalla Lega, o nella riforma che prevede il taglio dei parlamentari, voluta dai 5 stelle e che, è evidente, farebbe saltare parecchie poltrone.

Poi c’è la grave questione relativa alla legge di bilancio 2020 che dovrà essere approvata dal Parlamento entro il 31 dicembre, altrimenti il rischio è quello che possano scattare le tanto temute clausole di salvaguardia con un conseguente aumento dell’IVA (che potrebbe costare 541 euro in più per ogni famiglia).

Ma chi sarà a presentare questa legge?

Se fino a pochi giorni fa il Ministro dell’Interno assicurava di esser pronto a collaborare con gli alleati di Governo, ora pare avere cambiato idea e si dice disponibile a farla tutto solo soletto, ma unicamente dopo le elezioni, sia chiaro, che altrimenti il rischio è di perdere i consensi del popolo italiano. Ma non disdegna nemmeno l’ipotesi che a presentare la legge di bilancio sia un altro eventuale governo (“transitorio”) in carica, qualunque esso sia, dal momento che lui, in questo caso, non avrebbe ovviamente alcuna responsabilità.

Esclusa (pare) l’ipotesi di un governo tecnico, i diversi partiti già si preparano ad un nuova (di nuovo) campagna elettorale. Se a destra la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, si sfrega le mani pregustando la possibile alleanza con la Lega Nord, il Cavaliere annaspa nel tentativo di attirare l’attenzione del Capitano.

Quanto ai 5 stelle, lo scenario non si presenta affatto promettente. Venuti meno ai principi e ai valori delle origini, i pentastellati hanno ormai perso buona parte dei propri elettori e sarà molto dura riacquistare la fiducia di quanti in questi mesi si sono sentiti profondamente traditi dal loro costante assecondare le follie dell’alleato di Governo.

A sinistra invece è il caos a regnare e l’ex leader del Partito Democratico, Matteo Renzi parrebbe pronto, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, a scendere in campo con un nuovo partito. Non si sa mai presentarsi compatti e uniti contro il comune nemico. Resuscita intanto Nicola Zingaretti che, dopo lunghi silenzi e un’opposizione quasi inesistente, in questa crisi vede l’opportunità di riportare il PD alle vecchie glorie.

A questo punto, comunque, sono diversi gli scenari che si potrebbero prospettare.

Si può ipotizzare un governo Conte dimissionario che non approverebbe alcun atto politicamente rilevante ma sopravviverebbe solo per portare il Paese alle elezioni il prima possibile. Oppure, per bypassare il problema Salvini, candidato per la Lega e al contempo Ministro degli Interni uscente (le procedure di voto dipendono dal Viminale) si potrebbe percorrere la via un Governo ad hoc che si occupi solo di garantire il corretto svolgimento della campagna elettorale.

Oppure ancora, seppur improbabile, potrebbe essere nominato un Governo tecnico col compito di elaborare la legge di bilancio 2020, visto che attualmente la priorità è di impedire che scattino le clausole di salvaguardia. In quest’ultimo caso tuttavia, dovendo essere la legge di bilancio approvata dal Parlamento, le elezioni slitterebbero all’anno prossimo.

Quale che sia la strada che si deciderà di percorrere, l’unica cosa attualmente certa è l’incertezza che regna sovrana.