Addio dell’Abate padre Antonio Musi fedele all’identità del Monastero di Sorres

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Pur nei limiti delle possibilità umane, ogni monastero è un nucleo esemplificativo di preghiera e di lavoro, di fede e di cultura, di carità e di civiltà. È al tempo stesso testimonianza dell’essenziale e spazio autentico dell’umanesimo cristiano.

La Chiesa ed il mondo, per differenti ma convergenti ragioni, hanno bisogno che san Benedetto esca dalla comunità ecclesiale e sociale, e si circondi del suo recinto di solitudine e di silenzio, e di lì ci faccia ascoltare l’incantevole accento della sua pacata e assorta preghiera, quasi ci lusinghi e ci chiami alle sue soglie claustrali, per offrirci il quadro di un’officina del “divino servizio”, d’una piccola società ideale, dove finalmente regna l’amore, l’obbedienza, l’innocenza, la libertà dalle cose e l’arte di bene usarle, la prevalenza dello spirito, la pace, in una parola, il Vangelo. (Papa Paolo VI: Apologia del monachesimo benedettino )

Un monastero benedettino nasce e vive per aiutare tutti gli uomini a ricuperare la propria vita personale di cui oggi abbiamo tanto bisogno e che lo sviluppo della vita moderna, che ci spinge esasperatamente verso il desiderio di essere noi stessi, soffoca.

La vita dei monaci si svolge sotto la guida di un Abate che dispone ogni cosa in conformità alla Regola, ma che soprattutto con paternità spirituale favorisce la vita ascetica dell’intera comunità nutrita di preghiera, di Bibbia e di teologia.

Anche il Monastero benedettino di San Pietro di Sorres in Sardegna, dal 1956 continua a sviluppare e testimoniare una vita pervasa esclusivamente del desiderio di Dio. I diversi Abati che si sono avvicendati alla guida di questa comunità monastica dal 1956, a partire dal padre Paolo Gibertini – ancora in vita (97 anni) – sono stati fedeli testimoni della Regola benedettina interpretandola sempre con appropriata sollecitudine e paterna diligenza.

L’ultimo Abate, padre Antonio Musi, tornato ieri alla Casa del Padre, ha adempiuto al suo ministero con convinta aderenza al programma ascetico del monastero e alle esigenze spirituali e umane della sua comunità: “Vita monastica claustrale e celebrazione della santa liturgia, cura d’anime e attività varie sempre compatibili con la vita monastica” (Annuario Pontificio)

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