Gabicce Mare: i pregiudizi e i giovani perdenti

Pochissimi giorni fa,sul quotidiano di economia “Il Sole 24 ore” è apparso un articolo del giornalista Francesco Prisco dal titolo: “Turismo, a Gabicce niente stagionali: tutta colpa del reddito di cittadinanza”. Nel suo pezzo il giornalista riporta le parole e le preoccupazioni del Sindaco di Gabicce Mare, Domenico Pascuzzi secondo cui <<Molti giovani del Sud che l’anno scorso avevano fatto la stagione nei nostri alberghi quest’anno non sono voluti tornare a Gabicce perché stavano percependo il reddito di cittadinanza. E se accettassero di tornare perderebbero l’assegno da oltre 700 euro che a loro basta per vivere».

Il problema del piccolo Comune sito in provincia di Pesaro sarebbe dunque la mancanza di di giovani che, percependo il reddito di cittadinanza, sarebbero mal disposti a rinunciarvi andando a “faticare” presso alberghi e ristoranti.A cogliere immediatamente la palla al balzo è stato l’ex leader del Partito Democratico, Matteo Renzi, che non perdendo occasione per criticare la manovra tanto voluta dal Movimento 5 Stelle,  ha tuonato:“Il reddito di cittadinanza è una misura sbagliata economicamente ma soprattutto diseducativa”.

Ed ecco che il problema della disoccupazione giovanile e del lavoro stagionale, ben lungi dall’esser affrontati in maniera seria ed approfondita, si tramutano in strumento di propaganda politica. Ad uscirne perdenti, ancora un volta, sono i giovani, in particolare “i giovani del sud”, sfaticati, fannulloni, poco propensi al sacrificio, alla fatica, al lavoro, ma ben contenti di vivere e campare sulle spalle dei genitori e di papà Stato.

Ma perché i ragazzi non vogliono andare a fare la stagione? Davvero è “colpa” del reddito di cittadinanza, posto che tutti i giovani del sud lo percepiscano (cosa ben lontana dalla realtà)?

A ben vedere il tema della mancanza di personale negli alberghi e nei ristoranti durante la stagione estiva, era già stato accusato gli scorsi anni, quando dunque non solo il RdC era solo un miraggio, una vaga promessa, ma non esisteva neppure alcun governo gialloverde. Sarebbe sufficiente quindi aprire qualche giornale per capire che le ragioni che sottostanno al problema sono ben più profonde e variegate.

Tra queste ragioni c’è il problema relativo alle condizioni di lavoro e alla retribuzione percepita da quei ragazzi che a fare la stagione ci vanno.Basta tendere l’orecchio per un istante e ascoltare senza pregiudizio i loro racconti per comprendere che spesso e volentieri il lavoro stagionale non è lavoro bensì una forma come un’altra di sfruttamento.  Sono in tanti quelli che raccontano di turni massacranti di 12 ore di cui solo 8 effettivamente retribuite, delle spese che comporta affittare una casa nei pressi del luogo di lavoro o di quell’ “alloggio” per i dipendenti in cui per tutto il periodo estivo convivono stipate molte più persone di quanto non sarebbe lecito anche solo immaginare. Il tutto per una retribuzione che si aggira, ben che vada, salvo poche fortunate eccezioni, sui 1200 euro mensili.

Supponendo, per grazia che a ciascun ragazzo venga riconosciuto almeno un giorno di riposo settimanale, parliamo di una retribuzione che si attesta sui 3,84 euro all’ora.

Ci si indigna, (la sinistra in primo luogo), ed è giusto farlo, quando si parla degli immigrati costretti a lavorare 12 ore al giorno nei campi di arance e pomodori con una retribuzione di 2-4 euro l’ora, ma quando si tratta di ragazzi che vanno a fare lavori stagionali, si preferisce evidentemente cedere a giudizi affrettati e impietosi.

Ciò che poi è interessante constatare leggendo l’articolo di Prisco, è come il Sindaco di Gabicce Mare non abbia fatto alcun riferimento al tipo di contratto proposto dagli imprenditori che lamentano la mancanza di personale, o alla retribuzione offerta. Così come è interessante parimenti il fatto che lo stesso Sindaco, non abbia parlato di ragazzi in generale, bensì di ragazzi del sud, cedendo fin troppo banalmente al pregiudizio per cui sono (solo) loro a percepire il reddito e sono (solo) loro a non aver dunque voglia di lavorare.

E pensare che per sua stessa ammissione, fino allo scorso anno, erano proprio quei nullafacenti giovani del sud che andavano a lavorare negli alberghi e nei ristoranti della località. Che quei ragazzi si siano semplicemente stufati di esser trattati come bestie da soma? Che quei ragazzi preferiscano percepire il reddito in attesa di un lavoro retribuito che garantisca loro un’esistenza dignitosa? In tal caso, li si potrebbe biasimare?

Certo sarebbe sbagliato cedere alle facili generalizzazioni, e sicuramente tra coloro che percepiscono il RdC così come tra coloro che non lo percepiscono  ci sarà anche chi voglia di lavorare proprio non ne ha. Ma parlare di questo fenomeno, come spesso si fa, quasi fosse una prerogativa delle Regioni del Sud, non solo è ingiusto, ma è umiliante per tutti quei ragazzi che al sud ci vivono e che ogni giorno devono fare i conti con situazioni economiche atroci, che ogni giorno lottano contro la frustrazione, che sottostanno a condizioni di lavoro disumane e degradanti per la dignità della persona.

Le parole del Sindaco di Gabicce Mare così come quelle dell’ex premier Matteo Renzi sono state offensive malgrado il tardivo tentativo di raddrizzare il tiro, ma non solo. Costituiscono la lampante dimostrazione della mancata intenzione di affrontare seriamente e con trasparenza il problema della disoccupazione giovanile e di quel lavoro stagionale che da tempo immemore, si muove sul filo del rasoio, in bilico tra legalità (formale) e sfruttamento (sostanziale). Dimostrano come si preferisca, pensare che i giovani che percepiscono il reddito di cittadinanza non abbiano voglia di lavorare, piuttosto che tendere l’orecchio e ascoltare le loro motivazioni.

Dimostrano che la becera, vile propaganda politica, oggi, conta più di ogni altra cosa.

Se solo ci fosse un po’ di buon senso, un po’ di sana buona volontà, se solo si liberasse la mente dai facili e comodi pregiudizi, ci si renderebbe conto che in Italia esistono giovani depressi, ragazzi che dopo aver investito anni di vita per prendere una laurea, un titolo di studio, si ritrovano a non avere niente, a dover mettere da parte i propri sogni di indipendenza, a dover sottostare a condizioni di lavoro improponibili, o a dover fare i conti con l’idea che l’unica alternativa è scappare, fuggire, lasciare tutto e tutti e cercare altrove le meritate sudate gratificazioni.

Ci si renderebbe conto che ci sono ragazzi che in quel RdC, nella promessa di un lavoro futuro, di una sacrosanta dignitosa retribuzione ci credono, e spesso lo fanno per sopravvivere.

Ci si renderebbe conto che ci sono ragazzi che quel reddito lo chiedono per non pesare ancora sui propri genitori e cercare di pagare quanto meno una bolletta.

Ma il buon senso non c’è e di tutto questo non ci si vuole rendere conto.