ATS, Lapia: i 70 medici promessi non sono cosa fatta

La deputata Mara Lapia avverte: “Dall’Ats solo proclami, i 70 medici promessi non hanno ancora l’autorizzazione al trasferimento”.

La parlamentare sarda ridimensiona l’annuncio dell’arrivo di circa una settantina di medici in arrivo dalla Penisola, fatto da Ats: è vero che gli specialisti hanno dato la loro disponibilità, ma occorre che le aziende di appartenenza concedano l’autorizzazione al trasferimento

“La campagna acquisti per far tornare nell’Isola i medici sardi, sino a questo momento si è rivelata una spregiudicata operazione d’immagine e nulla di più” . Lo dichiara la deputata Mara Lapia (Cd) che, dopo aver letto sui quotidiano regionali i proclami del commissario straordinario Ats, Massimo Temussi, denuncia il rischio di un flop.

“Secondo Temussi – sottolinea la parlamentare nuorese – sono una settantina i medici che hanno risposto al bando sulla mobilità esterna indetto da Ats, dichiarando la loro disponibilità a lavorare nei nostri ospedali. Sarebbe un’ottima notizia se non fosse che per vederli nei reparti occorrerà attendere che le aziende di appartenenza degli specialisti diano il nulla osta. Tuttavia, non è detto che questo accada, e non certo perché sono io a dirlo”.

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La componente della Commissione affari sociali e sanità della Camera ricorda che a sollevare questa obiezione è stato lo stesso direttore amministrativo di Ats, Attilio Murru. “Murru, come riportato dalle cronache giornalistiche, è intervenuto su questo tema nel corso delle conferenza sociosanitaria territoriale dell’Ogliastra. Il direttore amministrativo di Ats, e dunque non un passante qualunque, ha ribadito a chiare lettere – prosegue Lapia – che per il trasferimento degli specialisti è necessario un provvedimento degli ospedali”.

Per la deputata Lapia spacciare l’arrivo dei medici in Sardegna come cosa fatta è una manovra furba per cercare di tacitare i cittadini che sempre più si confrontano con gli effetti nefasti della pessima organizzazione in sanità e non esitano a scendere in piazza per rivendicare i loro diritti. “Credo che su questa vicenda – è la sua conclusione -, come su altre, sia necessaria ristabilire la verità”.