Mancata distribuzione dei sensori per la glicemia

 La prima nata del 2022
Ats fra caos e ingovernabilità: la parola ai medici

In merito alla nota diffusa a mezzo stampa dalla ASSL di Oristano sulla questione della mancata distribuzione di sensori per la glicemia sollevata dal Consigliere regionale del M5S Alessandro Solinas, vorremo, in qualità di pazienti poter fare delle riflessioni.

Innanzi tutto, 120.000 persone con diabete, di cui oltre 25000 in trattamento con insulina, in una regione che occorre sempre ricordare, è il secondo territorio al mondo dopo la Finlandia per incidenza di diabete tipo 1 nella fascia adolescenziale, non possono essere liquidati per l’ennesima volta con il solito tecnicismo, o con la dichiarazione di non responsabilità di quel Servizio piuttosto che un altro.

E’ ovvio che i livelli di responsabilità sono molteplici e differenti.
La Farmacia Ospedaliera di Oristano concorre a generare una criticità, anche se oggettivamente come soggetto che a sua volta subisce e non tanto che genera il problema visto questo nasce a monte con la contraddittorietà e l’incongruenza degli atti che vengono prodotti. Ma ai pazienti interessa ben poco individuare responsabilità, o comunque non rappresenta la loro primaria necessità.
L’esigenza di chi si rivolge al sistema sanitario è avere la sicurezza che chi fa le scelte politiche e chi le applica dal punto di vista tecnico-amministrativo, siano innanzi tutto sintonizzati fra loro, e insieme determinati a fornire una assistenza che abbia chiari i bisogni delle persone.
Per quanto riguarda la polemica di questi giorni, in merito alla distribuzione dei sensori CGM per il controllo glicemico ai pazienti affetti da diabete la risposta è stata che l’ASSL e quindi l’ATS, sarebbe obbligata a dare corso a quanto indicato nella delibera regionale 46/13 del 2016, e non a quanto invece riportato nella determina dirigenziale della stessa ATS n° 7588 dell’ottobre 2019. In particolare si cita il fatto che la determina ATS riguarderebbe esclusivamente il meccanismo di approvvigionamento e non quello della distribuzione. E’ però curioso osservare che l’interpretazione ancora una volta è riduttiva nei confronti del paziente che si ritrova con un numero di dispositivi per il monitoraggio insufficiente rispetto alle reali esigenze impedendogli di fatto di potersi controllare per l’intero anno come avviene in altre regioni, ma solo per il 75% delle giornate.

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Ora, atteso che il meccanismo di approvvigionamento non può che essere propedeutico a quello della distribuzione, a noi appare del tutto evidente che, poiché negli allegati alla determina 7588, che sono parte integrante della stessa, sono elencati analiticamente per singola ASSL i fabbisogni, ovvero, numero di pazienti eleggibili, la quantità dei presidi necessari a ciascun paziente, il costo che ne scaturisce, e per ultimo, forse l’elemento più importante, sono individuati i capitoli di spesa dove allocare i costi.
Tutto questo non può passare per un semplice esercizio aritmetico, ma è l’analisi che correttamente andava fatta per dimostrare la sostenibilità di spesa per le casse Regionali per l’acquisto dei dispositivi, altrimenti è chiaro che la ATS non avrebbe potuto aderire a quel bando di gara, oppure avrebbe dovuto essere chiaramente specificato che la ATS faceva proprio quel bando solo ed esclusivamente riconoscendone i costi unitari.

Le domande alle quali pertanto vorremo fosse data una cortese risposta sono le seguenti.
Perché i sensori non sono acquistati e distribuiti secondo i fabbisogni individuati dalla stessa ATS?
Che fine fanno i risparmi che si determineranno?
E soprattutto perché si continua a tagliare sull’assistenza sanitaria anche quando le condizioni non lo impongono, ovvero quale è il senso di risparmiare su una spesa bilanciata, ed allocata nei vari capitoli fino al 2023?

Siamo consapevoli che i livelli e la qualità dell’assistenza sono strettamente legati alle risorse finanziarie disponibili, ma se anche quando queste sono presenti ma non vengono utilizzate allora non abbiamo dubbi che ci troviamo dento un contesto amministrativo e burocratico schizofrenico e incomprensibile.
A proposito di schizofrenia incomprensibile non appare marginale segnalare che sempre dalla stessa ASSL, che declina responsabilità nel merito della vicenda, provengono, ancorché redatti da funzioni diverse ma pur sempre dipendenti della medesima azienda, sia il Piano Terapeutico a cura del diabetologo che prescrive una necessità clinica sulla base dei numeri della determina 7588, sia l’atto autorizzativo del piano terapeutico che porta la firma del capo distretto sul quale ricade l’autorità del controllo di coerenza con la spesa e la norma applicata.
Chiediamo, è lecito o è troppo ambizioso che si metta ordine in tutto questo affinché il paziente sappia effettivamente su cosa può contare?

Ed infine in queste ore registriamo che attraverso agenzia ANSA l’assessore alla sanità ha
dichiarato la volontà di poter dotare del sensore Flash i circa 24000 pazienti con diabete in
trattamento con insulina. Decisione certamente apprezzabile perché finalmente si permetterebbe a tante persone di poter controllare il proprio profilo glicemico 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, e non sporadicamente con 3 – 4 controlli giornalieri come avviene oggi. Si crea perciò quella condizione necessaria per una gestione ideale della malattia con la possibilità di evitare le pericolose complicanze derivanti dal diabete.
Siamo però al contrario preoccupati per quelle migliaia di pazienti che utilizzano già da tempo altra tipologia di sensore, appunto i cosiddetti CGM, ed ai quali però viene negato il numero sufficiente per un monitoraggio annuale proprio in virtù della inadeguatezza delle attuali regole e della restrizione che le Farmacie applicano, vanificando di fatto la ratio di un corretto approccio terapeutico quando questo viene interrotto per mancanza di dispositivi.
Ennesimo tema: siamo certi che i criteri adottati rispondano all’appropriatezza clinica?

Facciamo quindi un appello perché si metta ordine in quello che appare sempre più un ambito, quello sanitario, confuso e disaggregato dalla realtà. infatti, quello che sembra essere un provvedimento risolutivo, abbiamo il timore che si trasformerà invece nell’introduzione di ulteriori forme di disuguaglianza determinate dalla coesistenza nello stesso territorio di pazienti che pur avendo necessità terapeutiche identiche, hanno un trattamento ed un accesso alle cure e all’assistenza inspiegabilmente differente.
Probabilmente la costituzione di tavoli tecnici dedicati, così come stiamo chiedendo da quasi due anni, porterebbe ad una migliore conoscenza dei problemi e alla soluzione condivisa degli stessi.
Ma evidentemente pazienti, associazioni e gli stessi medici sono maggiormente visti come
“disturbatori” che come opportunità di cui l’Istituzione invece farebbe un gran bene a servirsi.