Chi è davvero Alexei Navalny, il russo anti-Putin

L’oppositore del presidente della Russia si batte contro la corruzione istituzionalizzata dall’oligarca, si professa democratico, ma è stato vicino alla estrema destra nazionalista russa.

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Per la prima volta in Russia c’è un movimento coeso di opposizione a Putin, storicamente diviso tra più correnti di vari schieramenti, e lo si deve almeno in parte ad Alexei Navalny.

Avvocato, giornalista investigativo e attivista anti-corruzione, Navalny è ormai conosciuto in tutto il mondo come il principale avversario di Vladimir Putin.

In Russia si grida all’oppositore eroico, si organizzano varie manifestazioni di migliaia di persone per chiederne la liberazione e in generale contro lo strapotere del presidente che lo ha messo in carcere.

E’ proprio dal carcere che Navalny continua a stuzzicare Putin, accusandolo di essere il mandante del suo avvelenamento, con la colorita dichiarazione “passerà alla storia come «l’avvelenatore di mutande»”.

Il giornalista, che si dichiara democratico, è anche un duro nazionalista ed ha manifestato in passato accanto agli xenofobi di estrema destra. Per questo motivo è stato espulso dal partito liberale russo.

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Ad oggi non ha mai rinnegato i suoi trascorsi in quell’ambiente.

LA STORIA DI NAVALNY

Aleksej Navalny è il quarantenne blogger russo nonché segretario del Partito del Progresso anti-Putin, sopravvissuto lo scorso agosto ad un tentativo di avvelenamento con il Novichok, un potentissimo gas nervino di origine sovietica.

Una accurata inchiesta giornalistica sembra provare che il responsabile dell’avvelenamento sia l’FSB, l’agenzia di sicurezza interna dello stato russo, la ex KGB.

Appena 5 mesi dopo, salvatosi per miracolo dopo le cure in Germania, decide di tornare in patria rischiando un ennesimo tentativo di omicidio nei suoi confronti e il carcere, a causa di un precedente processo giudiziario per corruzione del 2014.

Un gesto di sfida che provoca Putin

Puntualmente, Navalny viene arrestato dalla polizia il 17 gennaio in aeroporto, poco dopo l’atterraggio a Mosca. Lo scorso 3 febbraio viene condannato a tre anni e mezzo di prigione per aver violato la libertà vigilata, a cui doveva sottostare a causa di una condanna precedente. Una sentenza che la maggior parte dell’opinione pubblica ha percepito come “politicamente motivata”. 

E’ proprio grazie agli avvenimenti dell’ultimo anno che i russi e il mondo intero lo riconoscono definitivamente come il vero leader dell’opposizione alla dittatura oligarchica di Putin.

Navalny diventa così una minaccia politica sempre più seria che pare, secondo il governo russo, potrebbe degenerare in un ampio movimento popolare stile “primavere arabe” e dare non pochi pensieri al potente oligarca.

L’IMPEGNO CONTRO LA CORRUZIONE

Navalny è il fondatore della FBK, la Fondazione anti corruzione, organizzazione composta da attivisti e politici, la quale ha realizzato varie inchieste sulla presunta corruzione della classe dirigente vicina al presidente russo. La sua è una lotta dichiarata alla “sistematica campagna di disinformazione del regime” e una sfida al partito di Putin, Russia Unita, definito come “corrotto e pieno di ladri”.

Proprio la FBK è la fonte del discusso video sul presunto palazzo di Putin sul mar Nero. 

L’inchiesta, a cui è dedicata un’intera pagina web, è stata rilasciata in formato video qualche giorno dopo l’incarcerazione di Navalny. Il video descrive un enorme palazzo di oltre 14 mila metri quadri sulle rive del Mar Nero, vicino a Gelendzhik.

Una moderna Versailles da 1,1 miliardo di euro, “regalata” al presidente come maxi tangente. 

Navalny stesso la descrive così: “Questa non è una casa di campagna, non è una dacia, non è una residenza: è un’intera città. O piuttosto un regno. Ha recinzioni inespugnabili, un porto, le proprie guardie, una chiesa, un proprio controllo degli accessi, una no-fly zone e persino un posto di controllo di frontiera. È direttamente uno Stato separato all’interno della Russia. E in questo Stato c’è un unico e insostituibile re: Putin”.

Putin smentisce, ma la notizia è virale e fa passare l’oligarca come un regnante che fa la vita da nababbo nel suo lussuosissimo palazzo a scapito della popolazione russa in perenne difficoltà.

IL SUCCESSO

Dopo il blog Live Journal, nel 2010 apre il sito RosPil, che lo consacra come principale critico del sistema, dove ancora oggi vengono smascherate irregolarità e trucchi illegali a favore di potenti corrotti. 

Il suo successo Navalny lo deve alle proprie notevoli capacità oratorie e alla precisa gestione delle campagne sui social network.

Una delle più famose campagne di comunicazione è quella dei peluche paperi gialli, pupazzetti colorati che iniziarono a spuntare nelle sue manifestazioni e diventati presto il simbolo della corruzione del governo.

Nel 2017 gira un documentario intitolato Don’t call him Dimon, che prende in giro l’ex primo ministro russo nonchè delfino di Putin, Dimitri Medvedev. 

LE OMBRE DI NAVALNY IL NAZIONALISTA

Navalny è attualmente il leader del Partito del Progresso, un partito di centrodestra nazionalista, la cui principale missione è criticare Putin e il suo partito con l’accusa di essere “ladri e corrotti”.

Ma in passato il blogger faceva parte del partito liberale russo Yabloko, da cui fu espulso nel 2007 dopo aver preso parte a diverse marce della destra estrema, tra cui la “Marcia russa” di Mosca nel 2011 in cui si mostrava come un ultra-nazionalista con tendenze xenofobe. 

Gli obiettivi dichiarati restano: lottare contro l’immigrazione clandestina e il crimine organizzato, e proteggere l’etnia russa all’estero.

Nonostante si professi “democratico” sta molto più a destra di qualsiasi “sovranista” europeo.

A confermare questa tendenza fu la campagna “Stop Feeding The Caucasus!” per la quale pubblicò dei video nei quali paragonava i musulmani del Caucaso, che arrivano in Russia in cerca di lavoro, a scarafaggi da eliminare.

Inoltre ha una pesante storia di accuse giudiziarie e arresti. 

Nel corso degli anni Navalny, anche a causa del suo attivismo politico, è stato più volte arrestato e incarcerato spesso con vari pretesti, come presunti reati finanziari e accuse di appropriazione indebita in donazioni alla sua Fondazione anticorruzione. Nel luglio 2013, fu giudicato colpevole proprio di appropriazione indebita e condannato a cinque anni. 

IL FUTURO DELL’OPPOSIZIONE RUSSA

A fidarsi dei sondaggi ufficiali, Putin rimane in testa a Navalny nell’opinione pubblica, che perderebbe in un eventuale confronto elettorale. Un confronto che finora non è stato reso possibile dalle autorità russe, che hanno escogitato vari modi per ostacolare la sua candidatura.

Ma Navalny ha un sostegno molto forte specialmente tra i giovani russi.

Basti pensare alla manifestazione in suo favore del 23 gennaio, organizzata dopo il suo arresto in più di 100 città, a cui hanno preso parte decine di migliaia di manifestanti russi – di cui oltre 3.500 i fermati, secondo l’organizzazione indipendente OVD-Info.

E, se per i prossimi due anni e otto mesi, Navalny sarà in carcere, c’è già chi indica la moglie Yulia come possibile successore, almeno fino al suo rientro.

Yulia Navalnaya viene già descritta come la first lady dell’opposizione, in quanto si è esposta più volte direttamente contro il governo, difendendo il marito e parlando da oppositrice politica. Anche lei ha militato nel partito filo-occidentale Yabloko, conosce le attività del marito e ha la fedina pulita.

Molti in Russia pensano che sarebbe il nome ideale sotto cui si riunirebbero tutti gli oppositori di Putin per sconfiggerlo alle elezioni. Alexey permettendo.

Gloria Cadeddu