Assemblea condominiale in videoconferenza

Assemblea condominiale

L’assemblea condominiale in videoconferenza: opportunità o problema?

di Federica De Pasquale
Responsabile Osservatorio Condominio Digitale – AIDR

Da quasi un anno ci siamo abituati a “vivere on-line”, una necessità  imposta dalla pandemia che ha portato anche i meno avvezzi di noi a  introdurre nel quotidiano carrelli per la spesa virtuali e parole come  DAD, smart working o webinar.

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Ecco che, in un panorama così “connesso”, sembra del tutto normale  organizzare e partecipare ad un’assemblea di condominio in  videoconferenza, ma nei fatti non è così.

Lo dimostra l’irrisorio numero di assemblee condominiali che si stanno  svolgendo con questa modalità da quando è stata normata, ottobre 2020,  tramite le modifiche apportate all’articolo 66 delle disposizioni per  l’attuazione al codice civile con due emendamenti rispettivamente alla  legge 126/2020 e poi alla legge 159/2020.

Sono molteplici i motivi che  non consentono a tale procedura di decollare all’interno della realtà  condominiale e, a mio avviso, non di facile soluzione, almeno in tempi  brevi.

Partiamo dagli amministratori di condominio, molti dei quali non  abituati ad usare la tecnologia per gestire la contabilità dei propri  amministrati e ancor meno capaci ad organizzare un’assemblea  utilizzando strumenti informatici.

Oppure, come ravvisa chi sta  adoperando tale modalità, il problema è anche la procedura per la  convocazione che risulta più complessa, dovendo richiedere ogni volta  il consenso della “maggioranza dei condomini” affinché si possa  considerare l’assemblea in videoconferenza validamente convocata (si  legga a margine l’art.66 Disp. Att. C.C.).

Un’ulteriore difficoltà  individuata dagli amministratori è quella di garantire la  partecipazione di tutti gli aventi diritto e che gli stessi riescano a  rimanere connessi per l’intera durata dell’assemblea.

Che dire poi dei condòmini, in questo caso ci si scontra con un  duplice problema, da una parte quello che non abbiamo a che fare con  “nativi digitali”. La maggioranza dei proprietari, infatti, sono  persone anziane che hanno difficoltà ad usare computer, tablet e  smartphone.

Dall’altra vi è la radicata convinzione dei condomini di  sentirsi a proprio agio nel seguire la discussione dell’assemblea in  presenza, considerando tale modalità anche più rispettosa del loro  diritto ad intervenire nel corso della discussione.

Nei fatti, su quest’ultimo aspetto, non hanno tutti i torti perché il  legislatore, scarso conoscitore della materia condominiale, ha  approvato un emendamento poco chiaro e pasticciato, se pur inserito  nel giusto contesto, quale l’articolo 66 per le disposizioni  d’attuazione del codice civile.

Articolo, voglio ricordarlo,  inderogabile e che, quindi, prevale su qualsiasi disposizione per la  convocazione dell’assemblea prevista dal regolamento di condominio  anche se di natura contrattuale.

Infine, dovendo garantire a tutti i condomini il diritto a partecipare  e ad intervenire nel corso dell’adunanza, come recita il codice  civile, il problema sorge per quelle realtà condominiali molto  numerose che superano anche le 100 o 200 unità abitative, dove risulta  già complessa la gestione dell’assemblea in presenza figuriamoci a  distanza, come si sa il bon ton non è sempre di casa durante le  assemblee e spesso anche il presidente, nominato tra i presenti, non  risulta all’altezza del suo compito di arbitro della situazione e  garante che i partecipanti siano solo gli aventi diritto.

Senza  considerare la difficoltà che potrebbe avere per controllare la  veridicità delle deleghe che devono essere scritte, come prevede  sempre il codice civile all’articolo 67 Disp.Att..

Eppure in questo periodo, in cui vige il divieto di assembramento, ci  saremmo aspettati un boom di assemblee straordinarie in  videoconferenza, indispensabili per portare in approvazione, quanto  meno, le ristrutturazioni degli edifici usufruendo degli incentivi  fiscali ed in particolare del super bonus del 110%, invece non è così.

Al di là delle difficoltà burocratiche sulle procedure per accedere a  questi incentivi, prorogati con la legge di Bilancio 2021 solo fino a  dicembre 2022 e in cui sono stati compresi anche i lavori per  l’abbattimento delle barriere architettoniche, in molti condomìni si  cerca una soluzione che consenta lo svolgimento dell’assemblea in  presenza, considerando che anche l’ultimo D.P.C.M., entrato in vigore  il 14 gennaio scorso, non vieta che le riunioni private si possano  svolgere dal vivo, ma raccomanda fortemente che avvengano in modalità  a distanza.

Solo il tempo ci permetterà di valutare se le assemblee di condominio  in videoconferenza diventeranno una prassi abitudinaria o meno,  intanto sarebbe opportuno procedere ad una maggiore digitalizzazione  dei condomini e degli amministratori tramite corsi di formazione  specifici e rendendo obbligatoria l’apertura di una casella di posta  elettronica certificata (PEC).

ù Molto probabilmente andrà  regolamentata meglio anche la procedura necessaria per la  convocazione, così come quella per lo svolgimento. In base alla  normativa attualmente in vigore, infatti, è molto probabile che  potremmo assistere a numerose impugnazioni davanti all’Autorità  giudiziaria delle delibere assunte durante le assemblee in  videoconferenza e, probabilmente, anche ad un intervento del Garante  per la protezione dei dati personali per una possibile violazione  della privacy relativa alla detenzione dei dati dei singoli condomini  da parte di terzi non autorizzati.

Testo dell’articolo 66 delle Disposizioni per l’attuazione del codice civile
L’assemblea, oltre che annualmente in via ordinaria per le  deliberazioni indicate dall’art. 1135 del codice, può essere convocata  in via straordinaria dall’amministratore quando questi lo ritiene  necessario o quando ne è fatta richiesta da almeno due condomini che  rappresentino un sesto del valore dell’edificio.

Decorsi inutilmente  dieci giorni dalla richiesta, i detti condomini possono provvedere  direttamente alla convocazione. In mancanza dell’amministratore, l’assemblea tanto ordinaria quanto  straordinaria può essere convocata a iniziativa di ciascun condomino.

L’avviso di convocazione, contenente specifica indicazione dell’ordine  del giorno, deve essere comunicato almeno cinque giorni prima della  data fissata per l’adunanza in prima convocazione, a mezzo di posta  raccomandata, posta elettronica certificata, fax o tramite consegna a  mano, e deve contenere l’indicazione del luogo e dell’ora della  riunione o, se prevista in modalità di videoconferenza, della  piattaforma elettronica sulla quale si terrà la riunione e dell’ora  della stessa.

In caso di omessa, tardiva o incompleta convocazione  degli aventi diritto, la deliberazione assembleare è annullabile ai  sensi dell’articolo 1137 del codice su istanza dei dissenzienti o  assenti perché non ritualmente convocati. L’assemblea in seconda convocazione non può tenersi nel medesimo  giorno solare della prima.

L’amministratore ha facoltà di fissare più riunioni consecutive in  modo da assicurare lo svolgimento dell’assemblea in termini brevi,  convocando gli aventi diritto con un unico avviso nel quale sono  indicate le ulteriori date ed ore di eventuale prosecuzione  dell’assemblea validamente costituitasi.

Anche ove non espressamente previsto dal regolamento condominiale,  previo consenso della maggioranza dei condomini, la partecipazione  all’assemblea può avvenire in modalità di videoconferenza. In tal  caso, il verbale, redatto dal segretario e sottoscritto dal  presidente, è trasmesso all’amministratore e a tutti i condomini con  le medesime formalità previste per la convocazione.