Allevamento degli orrori

Chiuso l’allevamento degli orrori di Senigallia

Risulta chiuso l’allevamento degli orrori situato nel comune di Senigallia (AN), dove, nel 2018, un investigatore sotto copertura dell’organizzazione Essere Animali, assunto come operaio, filmò con una telecamera nascosta comportamenti violenti del personale nei confronti dei maiali, allevati per un noto circuito DOP.

A comunicare la notizia è la stessa Essere Animali che, dopo la diffusione dell’indagine, aveva lanciato una campagna per chiederne la chiusura. La scelta di cessare l’attività è stata dell’allevatore, ma per l’organizzazione ciò è chiaramente imputabile alla diffusione del filmato shock.

Infatti, dagli atti recentemente ricevuti dal Dipartimento di Prevenzione, Servizio Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche, risulta che l’allevamento ha chiuso dopo aver inviato al macello gli ultimi suini che erano già stabulati al momento della diffusione dell’indagine.

Alla struttura, ora, non risulta assegnato alcun codice aziendale necessario per proseguire l’attività di allevamento di qualsiasi specie animale considerata da reddito.

Le immagini dell’allevamento degli orrori

Le immagini dell’indagine ebbero un’ampia risonanza mediatica e divennero in breve tempo virali. Oltre all’uccisione della scrofa, deceduta dopo 30 minuti di agonia in seguito a numerose martellate in testa, il video mostra l’utilizzo del taser elettrico su maiali malati impossibilitati a muoversi, la manipolazione cruenta degli animali durante gli spostamenti – con i suinetti più piccoli letteralmente lanciati e quelli adulti colpiti nel muso con sbarre di ferro – e la presenza di centinaia di cadaveri, lasciati all’aperto e accumulati in secchi, in spregio alle norme sanitarie.

La telecamera nascosta dell’investigatore di Essere Animali filmò anche alcuni operai, estranei alle violenze, mentre protestavano per il trattamento inferto ai maiali.

Le proteste di Essere Animali

Le immagini suscitarono un enorme clamore. Seguirono due interrogazioni parlamentari e una regionale, e anche l’allora Ministro della Salute Giulia Grillo condannò le violenze filmate dall’investigatore. Nei giorni successivi, Essere Animali promosse una grande manifestazione in piazza a Senigallia e lanciò una petizione per chiedere alle Istituzioni di revocare subito le autorizzazioni all’allevamento, oggi firmata da oltre 280mila persone.

“Le immagini filmate dal nostro investigatore hanno svelato una realtà di abusi e violenze continui. Sin dalla diffusione dell’indagine, il nostro obiettivo è stato quello di chiudere l’allevamento e oggi possiamo finalmente dire che nessun animale verrà più maltrattato nell’allevamento degli orrori, un risultato che conferma l’importanza delle nostre indagini che costituiscono uno strumento fondamentale per far luce sui reati a danno degli animali” – dichiara Simone Montuschi, presidente di Essere Animali.

La chiusura dell’allevamento non inficia l’azione legale che l’organizzazione ha mosso contro i responsabili delle violenze, denunciati alla Procura della Repubblica di Ancona per i presunti reati di uccisione di animali (art. 544-bis c.p.) e maltrattamento di animali (art. 544 ter c.p.), oltre che per specifiche violazioni alla normativa di protezione dei suini.

In seguito alla denuncia, i Carabinieri Forestali competenti per territorio effettuarono un blitz nell’allevamento, sequestrando la mazza utilizzata per uccidere la scrofa, diversi taser usati al di fuori della normativa vigente, i tubi di ferro con cui venivano picchiati gli animali e gli strumenti per la castrazione dei suini, operazione eseguita da personale non abilitato e al di fuori dei periodi consentiti dalla legge.

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