Cagliari. FIND 37. Domani “Deriva Traversa” e “Le furie di Orlando” a Sa Manifattura

Domani (giovedì 21 novembre) alle 18 - Showindows nelle vetrine dei negozi e sempre domani ( giovedì 21 novembre) dalle 21 Sa Manifattura a Cagliari - "Deriva Traversa" di Teodora Castellucci/ Dewey Dell e "Le Furie di Orlando" di Francesca Selva

Il FIND 37 / Festival Internazionale Nuova Danza organizzato da Maya Inc sfoglia le sue ultime pagine con un fitto carnet di appuntamenti, tra incursioni di danza urbana per portare l’arte fuori dai teatri e in mezzo alla gente, quasi a interrompere la routine del quotidiano con performances “a sorpresa” in luoghi inusuali – come “DanceLines” di Mario Coccetti (in programma anche oggi – mercoledì 20 novembre dalle 18 alle 20) sugli autobus del CTM e “Showindows” di Matteo Marchesi nelle vetrine dei negozi del centro storico di Cagliari, e prime e anteprime nazionali delle creazioni di coreografi affermati e emergenti, in una panoramica della danza contemporanea italiana e europea.
Una insolita “passeggiata” in centro con le brevi pièces interpretate dai danzatori Silvia Bandini, Alessio Rundeddu, Sara Piui Perra e Valentina Puddu e “incorniciate” dalle vetrine dei negozi del Largo Carlo Felice e di via Manno a Cagliari (in un itinerario tra manichini e oggetti, vestiti e accessori in esposizione, da Desigual, Sisley, Talco, Martino Midali, Benetton fino al Caffè Letterario) per l’ultimo appuntamento – domani (giovedì 21 novembre) dalle 18 alle 20 con il progetto “Showindows” a cura dell’eclettico coreografo e scenografo Matteo Marchesi per il FIND 37.

Il FIND 37 / Festival Internazionale Nuova Danza prosegue sempre DOMANI (giovedì 21 novembre) dalle 21 a Sa Manifattura a Cagliari (invece che al Bastione di Saint Remy alle 18, come previsto inizialmente) con “Deriva Traversa” – ammaliante e enigmatica performance di Teodora Castellucci / Dewey Dell con musiche di Demetrio Castellucci, ispirata alla “solitudine dei pastori”: un’indagine sulla dimensione del silenzio, dove nascono i pensieri, mentre la cura degli animali diventa l’unica possibilità di astrazione dal sé. «Quando i pastori cantano, per intonarsi imitano il vento o il belato della pecora o della mucca. E attraverso la poesia cantata trasmettono una storia passata, tramandando la cultura in modo orale generazione dopo generazione” – si legge nelle note. “La storia che i pastori poeti cantano si potrebbe intendere come un tentativo di decifrazione dell’invisibile, che avviene attraverso una discesa nel sé, una geografia del soprannaturale».

Una suggestiva “metamorfosi” in cui l’artista abita lo spazio tracciando un ponte ideale tra la dimensione ancestrale e selvaggia della vita agreste e l’astrazione del pensiero, tra la ruvidezza delle pelli, simbolo della fatica e dell’esposizione ai capricci della natura e la luminosa levigatezza di una forma nascente, nel tempo sospeso di una meditazione per lo spettacolo della compagnia di danza e teatro di ricerca Dewey Dell – tra i vincitori dell’edizione 2019 del bando Danza Urbana XL del network Anticorpi XL.

Sa Manifattura offre la cornice anche per “Le furie di Orlando”, originale coreografia di Francesca Selva da un soggetto di Marcello Valassina, che ha curato anche la mise en scène dello spettacolo, libera rielaborazione drammaturgica e coreutica delle molteplici suggestioni del poema ariostesco sulle peripezie del celebre paladino: sotto i riflettori Silvia Bastianelli, Lorenzo di Rocco, Gianluca Formica, Luciano Nuzzolese, Nazaret Perales, Maria Vittoria Feltre e Luca Zanni che incarnano il gioco delle passioni – «la folle gelosia, l’inganno della mente ma anche la forza dell’amore quando è vero, come può esserlo l’amicizia (è grazie all’amico Astolfo ed al suo viaggio sulla Luna, che Orlando ritroverà il suo senno)».

Una originale e avvincente partitura per corpi in movimento ispirata all’ “Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto e ambientata in un non-luogo, dove i soldati si riposano in attesa del prossimo scontro, in un accostamento non casuale tra l’epopea delle Crociate e la tragedia della Prima Guerra Mondiale, dove la coreografa rappresenta – per segni e simboli – tra antichi madrigali e sonorità elettroacustiche «La Battaglia, L’Eros, L’Amore, La Follia».

Il valoroso Orlando di Roncisvalle, invaghitosi della bella Angelica, e letteralmente impazzito davanti agli inequivocabili segni del felice idillio tra colei e il musulmano Medoro, incarna la potenza di Eros e l’abisso in cui può precipitare un essere umano se perde la ragione: il nobile paladino si abbandona ad atti insensati e brutali, si straccia le vesti e si accanisce contro la vegetazione e perfino contro gli incauti che gli si appressano, quasi rinnegando in quegli attimi di delirio le alte imprese narrate nella Chanson de geste. Ludovico Ariosto descrive magistralmente, tra ironia e compatimento, qual potere abbiano la passione e la gelosia pur su animi elevati e a quali eccessi metaforici e concreti possa abbandonarsi chi si lasci accecare e dominare da quelle pericolose furie, così che dignità e onore lasciano il posto a una condizione quasi più bestiale che umana, giustificabile solo in una mente alterata, senza più capacità di discernimento tra il bene e il male.
“Le furie di Orlando” rivivono sulla scena nell’emozionante e sorprendente racconto per quadri, plasmato sulla falsariga delle immagini suggerite e magistralmente evocate dai versi, in una analisi quasi psicologica dei mutamenti avvenuti nel saggio guerriero, improvvisamente inerme davanti alla forza del desiderio insillatogli da Eros, spogliatosi del suo rango e ridotto a povero demente, pericoloso per sé e per gli altri finché Astolfo non riuscirà a restituirgli il senno perduto. Una vicenda emblematica sull’esistenza di istinti e impulsi quasi primordiali nascosti dietro l’apparenza della civiltà come sui fragili meccanismi della ragione di fronte al dolore: il nobile e puro Orlando incapace di accettare la realtà di un amore non ricambiato ferisce se stesso e gli altri, distrugge tutto quel che ha intorno e ritrova se stesso solo alla fine, e riesce a rinsavire in tempo per portare aiuto al sovrano.

Francesca Selva – danzatrice e coreografa di fama internazionale, crea per la sua compagnia uno spettacolo in cui il linguaggio astratto e simbolico della danza permette di affrontare temi complessi e amaramente attuali – come il binomio di Eros e Thanatos, declinato nelle forme estreme di un “raptus” di follia. Una pièce intrisa di poesia per un viaggio nei labirinti della mente e del cuore, in quello smarrimento terribile in cui nulla sembra aver più significato, in un orrore che supera perfino la ferocia consapevole e inutile del conflitto bellico, finché in virtù dell’amicizia l’incubo termina e il protagonista ritrova la luce – e se stesso.