Riconoscersi per Riconoscere: uno sguardo alla nostra Interiorità

Oggi, tutti noi, con la nostra presenza qui e con le celebrazioni in altre parti del nostro paese e del mondo, conferiamo gloria alla neonata speranza di libertà. Siamo appena usciti dall’esperienza di una catastrofe straordinaria dell’uomo sull’uomo durata troppo a lungo. Oggi qui deve nascere una società a cui tutta l’umanità guarderà e questo ci renderà orgogliosi.

I nostri atti quotidiani devono produrre una realtà del Sud Africa capace di rafforzare la nostra umanità, la fede nella giustizia, di rafforzare la nostra fiducia nella nobiltà dell’animo umano e sostenere tutte le nostre speranze per una vita gloriosa per tutti.
Tutto questo lo dobbiamo a noi stessi ma anche per i popoli del mondo che sono così ben rappresentati qui oggi. Per i miei connazionali, non ho esitazione a dire che ognuno di noi è intimamente legato al suolo di questo bellissimo paese come lo sono gli alberi di jacaranda di Pretoria e le mimose del Bushveld.
Ogni volta che uno di noi tocca il suolo di questa terra sentiamo un senso di rinnovamento personale. L’umore cambia cambia una nazione come il clima cambia le stagioni.

Siamo mossi da un senso di gioia e di euforia quando l’erba diventa verde e il fiore fiorisce.
Tale unità spirituale e fisica che tutti noi condividiamo con questa patria comune, spiega la profondità del dolore che tutti noi abbiamo sentito nei nostri cuori quando ci siamo visti strappare il nostro paese a causa di un conflitto terribile, che, come abbiamo visto, ci ha causato disprezzo, messo fuori legge e isolato dai popoli del mondo, proprio perché il Sud Africa era diventata la base universale della perniciosa ideologia e la pratica del razzismo e di oppressione razziale.

Noi, il popolo del Sud Africa, oggi siamo soddisfatti che l’umanità ci ha riportato indietro, nel suo seno che noi, fuorilegge sino a non molto tempo fa, abbiamo avuto il raro privilegio di essere ospiti per le nazioni del mondo qui sul nostro suolo.
Ringraziamo tutti i nostri illustri ospiti internazionali per essere venuti a prendere possesso, con la gente del nostro paese, di ciò che è, dopo tutto, una vittoria comune per la giustizia, la pace, la dignità umana.
Siamo certi che continuerete a stare da noi, come noi ad affrontare le sfide della costruzione della pace, della prosperità, combattendo il sessismo, il razzismo e la non-democrazia.

Apprezziamo profondamente il ruolo che il nostro popolo e i politici democratici, religiosi, donne, giovani, imprese, capi tradizionali e tutti hanno svolto per arrivare a questa conclusione. Non ultimo tra questi è il mio secondo vice Presidente, l’Onorevole FW de Klerk.
Vorremmo anche rendere omaggio alle nostre forze di sicurezza per il ruolo importante che hanno svolto nel garantire le nostre prime elezioni democratiche e la transizione verso la democrazia, mettendole al riparo da forze ancora assetate di sangue che ancora non si rassegnano.
Il tempo per la guarigione delle ferite è venuto. Il momento di colmare gli abissi che ci dividono è venuto. Il tempo di costruire è su di noi, è il nostro tempo, la nostra ora.

Abbiamo, finalmente, raggiunto la nostra emancipazione politica. Ci impegniamo a liberare tutto il nostro popolo dalla schiavitù continua della povertà, della privazione, della sofferenza, della discriminazione di genere e altro.
Siamo riusciti a compiere i nostri ultimi passi verso la libertà in condizioni di relativa pace. Ci impegniamo per la costruzione di una pace intera, giusta e duratura.
Abbiamo trionfato nel tentativo di impiantare dei semi di speranza nel cuore di milioni di nostri cittadini. Oggi entriamo nel patto che costruiremo una società in cui tutti i sudafricani, bianchi e neri, saranno in grado di camminare a testa alta, senza alcun timore nei loro cuori, certi del loro inalienabile diritto alla dignità umana – una nazione arcobaleno in pace con se stessa e il mondo.
Come segno del suo impegno per il rinnovamento del nostro paese, il nuovo governo provvisorio di unità nazionale saprà, in via d’urgenza, affrontare la questione dell’amnistia per la nostra gente che attualmente sta scontando pene detentive.
Dedichiamo questa giornata a tutti gli eroi e le eroine di questo paese, per aver sacrificato la loro vita in molti modi perché potessimo tornare ad essere liberi, e al resto del mondo che ci ha accompagnato in questo cammino.
I loro sogni sono diventati realtà. La libertà è la loro ricompensa.
L’abbiamo capito ora che non vi è nessuna strada facile per la libertà.
Sappiamo bene che nessuno di noi da solo può farcela e avere successo.
Dobbiamo quindi agire insieme come un popolo unito, per la riconciliazione nazionale, per la costruzione della nazione, per la nascita di un nuovo mondo.
Fa che ci sia giustizia per tutti.
Ci sia pace per tutti.
Che ci sia di lavoro, pane, acqua e sale per tutti.
Lasciate ogni sapere saputo e sappiate che ogni corpo, ogni mente e ogni anima sono stati liberati per soddisfare se stessi e per la felicità di ciascuno.
Mai, mai, mai e di nuovo sin questa bellissima terra conosceremo di nuovo l’esperienza dell’oppressione di uno sull’altro, mai più dovremo subire l’umiliazione di essere la puzzola del mondo.
Lasciate che il regno di libertà, il sole non sia mai fissato su un risultato così glorioso e umano!
Dio ci benedica e benedica la nostra terra
Pretoria, 10 maggio 1994

Desidero pubblicare quest’oggi il discorso di insediamento fatto dal Nelson Mandela nel 1994, che tanto ha lottato per l’abbattimento di quelle presunte differenze ad oggi contemplate, all’apparenza imperante che, da sempre, ha reso le persone dipendenti dall’idea di perseguimento che ha reso il cammino più difficile, un risultato spiacevole ed una sola e spiacevole conseguenza: l’infelicità. Ri-trovare se stessi sembrava così difficile, allorquando ci si limitava a guardare fuori, abitudinariamente, come fosse l’unica soluzione al raggiungimento di quella soddisfazione perduta: primeggiare sull’altro per sentirsi Riconosciuti.

L’Apartheid in Africa come atto di dimostrazione per quella separatività che conduce all’infelicità, di ognuno, di tutti. La storia ci racconta che nel 1948 la destra razzista vinse le elezioni imponendo una rigorosa classificazione: vi era separazione nei servizi pubblici, nella professione, nelle scuole, per la strada. Attraverso una massiva ghettizzazione delle razze si cercò di replicare quel che in passato già era stato fatto, ripetendo gli stessi errori, come all’interno di un circolo vizioso. I neri non potevano lavorare insieme ai bianchi, ne avevano la possibilità di accedere alle cariche pubbliche loro riservate. Per lavorare nei centri urbani, i neri dovevano avere un lasciapassare e la sera sarebbero dovuti tornare nei sobborghi: attraverso la creazione dei Bantustan si rinforzò, ancor di più, quella rigida categorizzazione stabilita in precedenza.

L’ANC (African National Congress), che propendeva per la liberazione dei neri, fu perseguitato, e le componenti incarcerate e spesso uccise dalla polizia sudafricana: dimostrazioni di quel che desidereremmo non rivedere più. Ritornando al presente, al nostro oggi, all’Italia, alle situazioni che, quotidianamente, ci ritroviamo ad affrontare, al determinismo dei limiti autoimposti che non permettono un evoluzione pacifica delle situazioni, possiamo osservare il ripetersi di questi schemi di pensiero, comportamentali: lezioni non apprese. Determinazioni che hanno soppresso la nostra capacità di ritornare a quel desiderio di pace per ognuno, specchio perfetto dell’altro.

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Il discorso di Mandela, come si evince, non si limita al territorio, al popolo africano e alle mille vicissitudini vissute da questi negli anni, ma a tutti i cittadini del mondo, a tutte le nazioni, a tutti i continenti. “Siamo un unico popolo” proclamava ad alta voce, il messaggio che desiderava trasmettere e, nelle sue poche parole, definite, concise, ha saputo cogliere nel segno la bellezza, fino ad ora marginata, di quei princìpi che, in realtà, ridonano merito e grazia ad ogni individuo sulla Terra.

Meriti tutto“, desiderava dire Mandela, dando ampio spazio a quel che le convenzioni, così stabilite, hanno reciso sulla manica del tempo. L’importanza di ogni singola vita, della sua dignità, di ogni parola da lui pronunciata sfonda le vecchie convinzioni per tutte le limitazioni che abbiamo vissuto per anni e per anni abbiamo rispettato, nell’intento di difenderci dal prossimo.

La cooperazione, princìpio universalmente riconosciuto, è un concetto grandioso e soddisfacente che tutti andiamo ri-cercando, nei visi di tutte le persone che quotidianamente incontriamo, ma con quelle stesse limitazioni, quegli stessi condizionamenti che tendono a ridurre la nostra capacità d’amare a “quel poco che basta” quando sappiamo, per davvero, poter fare di più.

Daniele Fronteddu