Una forma di tutela sconosciuta e non rappresentata: l’Ascolto

“Spesso ci convinciamo di voler bene alle persone più potenti di noi, mentre è solo l’interesse a produrre in noi tale amicizia. Noi ci dedichiamo a loro non per il bene che vogliamo fare, ma per quello che vogliamo ricevere”
François de La Rochefoucauld

La tutela dei minori è sempre stata il centro degli interessi dell’Autorità Garante come delle diverse organizzazioni non governative nazionali ed internazionali che operano, a vario titolo, per rendere effettivi i punti fondamentali della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Tale documento, approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 supera, coerentemente secondo i princìpi universali di amore, pace e condivisione, le differenti esperienze culturali e giuridiche a garanzia dei diritti di bambini e adolescenti.

Redatto dall’ufficio Authority sotto il coordinamento della Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano, il documento di studio e proposta “I movimenti dei minori stranieri non accompagnati alle frontiere settentrionali“, espone le difficoltà legate alla tutela dei minori stranieri non accompagnati, in particolar modo per le zone di frontiera settentrionali. Si è resa necessaria la necessità di evidenziare le criticità e le buone prassi presenti nel sistema italiano di protezione ed accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, attraverso lo svolgimento di audizioni degli enti impegnati sul territorio e dei soggetti competenti in materia di immigrazione e minori stranieri non accompagnati. Nel testo si accenna ad una “solidarietà reticolare” ad annullare l’ormai superata e limitativa verticale ed orizzontale, atta ad individuare soluzioni a carattere strutturale, a livello nazionale, per tutti i minori presenti sul territorio.

Il movimento dei minori stranieri, collocato all’interno dell’attuale fenomeno migratorio, risente delle ripercussioni europee oltre che di quelle interne, per questo motivo è utile ricordare che la spinta all’attraversamento delle frontiere, illegale oltre che pericoloso, è provocato da lacune nel sistema d’accoglienza italiano. L’emersione, dalle audizioni, della mancanza di padronanza degli strumenti propri del diritto internazionale privato, finalizzati ad acquisire all’estero le informazioni relative al desiderio, del minore non accompagnato, di poter proseguire il suo percorso nell’Unione Europea, attraverso il ricongiungimento familiare o la relocation, evidenzia la crescente esigenza di una lettura congiunta di questo con il diritto dell’immigrazione. Potremmo parlare, in questo senso, di un “approccio integrato”, purtroppo mancante, teso alla collaborazione fra queste due ramificazioni.

Tra i punti fondamentali viene evidenziata la necessità di una revisione formale alla legge n. 47/2017 recante “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati” modificata dal decreto legislativo n. 220/2017, la possibilità di formazione e acquisizione di competenze, quali l’ascolto empatico, per tutti gli operatori sociali impegnati nella tutela dei minori, la presenza stabile ed obbligatoria della figura del mediatore culturale nei centri di prima e seconda accoglienza, ed il rispetto della preminente considerazione degli interessi superiori del minore.

Davanti alla lettura di questo documento, come di molti altri ed ancora una volta, rifletto sulla necessità, da parte delle alternate rappresentanze politiche, di una maggiore attenzione per tutti quegli enti, quelle istituzioni che, a pieno titolo, si occupano del benessere di bambini e ragazzi. Penso alle specifiche della gestione dei fondi di finanziamento europei come incentivi agli strumenti di sostegno concreto a famiglie ed associazioni del settore e al rapido e continuo mutamento degli scenari che implica, come sempre, più riguardo rispetto a ieri. Questo comporta la responsabilità, da una parte, delle istituzioni all’accoglimento, alla valutazione e, soprattutto, alla sensibilizzazione della società rispetto a queste tematiche, dall’altra, degli operatori, che abbiano la possibilità d’accesso, come ricordato dalla Garante, a specifici processi di formazione, arricchimento ed aggiornamento delle loro competenze e, per i minori, alle diverse possibilità riservate loro favorendone l’incoraggiamento alla partecipazione. Una responsabilità di tutti che, stando alle mie osservazioni, quasi appare come un “sacrificio”, un secondaria occupazione, concettualmente part-time ad appannaggio di pochi eletti la cui privazione, a ben vedere, rasenta il livello più basso di quella che potremmo definire “umanità”.

Ci riferiamo, in questo senso, alla “preminente considerazione degli interessi superiori” del minore, della quale dovremmo farti tutti portavoce. Interessi che dovrebbero sempre convergere alla più alta forma d’ascolto, della quale spesso parliamo e alla quale tutti tendono ma a cui soltanto in pochi, dietro un profondo lavoro di onesto riconoscimento, sfondamento dei consueti margini di previdenza e superamento di osservazioni tecnico-meccanicistiche o presunte tali, riescono ad arrivare.

Daniele Fronteddu