Giovani e Devianza, l’importanza dell’espressione – Approfondimento

Giovani e Devianza. In occasione del Sardigna Street Contest 2018 che avrà luogo Lunedì 22 Ottobre all’Exmè di Pirri, abbiamo raccolto la testimonianza di Angela Quaquero, Psicologa e Psicoterapeuta, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Sardegna per meglio illustrarci l’iniziativa e parlarci del mondo giovanile, del crescente bisogno da parte dei giovani di trovare nuovi punti di riferimento in grado di recepire i loro bisogni, attraverso l’espressione, l’ascolto e la cooperazione. Ruolo svolto da enti ed istituzioni e, non ultimi, psicologi ed educatori.

Un punto d’incontro sempre più necessario. Un bisogno sempre più pronunciato quello dei ragazzi che chiedono di essere ascoltati, in un ottica di reciprocità e condivisione, di rispetto e tutela dei loro interessi. Angela Quaquero, Psicologa e Psicoterapeuta, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Sardegna, ha avuto modo, durante la sua carriera, di toccare con mano le diverse realtà giovanili e, nell’ambito clinico, il disagio quale momento di riconoscimento dei propri bisogni, di ricongiungimento con la parte più interiore dell’essere umano. L’abbiamo incontrata nel suo studio di Cagliari, luogo d’incontro fra la necessità di risposte e le risposte stesse.

Dottoressa, quali sono le sue impressioni in merito all’iniziativa promossa dall’ordine che vedrà la partecipazione di diversi giovani da tutta la regione?

“La mia sensazione è che sia importante per tutti, ma soprattutto per noi che facciamo un lavoro improntato all’ascolto, mettendoci a confronto con linguaggi che non appartengono al nostro quotidiano, fuori dalla tecnica, fuori dai nostri studi, fuori dai servizi in cui lavoriamo, linguaggi che però i ragazzi usano, con i quali esprimono sentimenti ed emozioni. E’ il terzo anno che si svolge la Giornata Nazionale della Psicologia, ed è il terzo anno che sfruttiamo questa giornata per sperimentare l’ascolto di linguaggi diversi dal solito. Due anni fa, nella prima edizione, abbiamo fatto il Festival del Teatro, un teatro esperienziale, organizzato e promosso da gruppi di pazienti, da gruppi di operatori nell’ambito dei servizi. Un teatro tilizzato se non come terapia, come esperienza espressiva per persone che non avrebbero potuto esprimersi in altro modo, come sofferenti mentali, immigrati e tutti coloro che la società considera marginali. Tanti operatori stanno lavorando in questo senso. L’anno scorso abbiamo provato anche un altra strada, la creazione di un murale, sulla parete di un muro in periferia di Cagliari, un altra possibilità di espressione delle emozioni che si propone la città, al fine di suscitare una reazione. Ci è sembrato che l’accoglienza fosse molto bella. Quest’anno abbiamo tentato una nuova strada sulla scia di una risposta che già c’è stata”.

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Quanto è importante l’amicizia fra giovani oggi?

“Fondamentale. L’amicizia ha un importanza che prescinde dall’età, in quanto porta fuori dalla solitudine attraverso un reale supporto. La sensazione che si ha quando ci si confida ad un amico o ad un amica, la sensazione di fiducia, di solidarietà che in determinate situazioni è risolutiva. Pensiamo a quanto possa esserlo per i ragazzi e le ragazze che magari non hanno ancora avuto modo di mettere a fuoco il loro progetto di vita, mancano di fiducia nelle proprie capacità, avere una persona con cui parlarne, a volte può fare una grande differenza, perchè l’amico vede qualcosa che la persona stessa non riesce a vedere e viceversa. Elemento importante è la reciprocità, oltre che la vicinanza fisica. I social network aiutano moltissimo, ma la presenza fisica è un elemento imprescindibile”.

Quali altre iniziative potrebbe promuovere l’Ordine per sensibilizzare i ragazzi in questo senso?

“Intanto la Giornata Nazionale della Psicologia ha previsto la possibilità di aprire gli studi ed hanno aderito centinaia di colleghi che possono essere contattati anche attraverso il nostro sito. Oltre a questo ci muoviamo ogni due anni con un robusto ciclo di incontri. Abbiamo avviato la Settimana del Benessere Psicologico nel 2013 con un primo incontro, a seguire quattro nel 2015, mentre nel 2017 sono durate quasi due mesi e più o meno ci aspettiamo lo stesso andamento per la primavera del 2019. Attraverso questi incontri cerchiamo di presentare la figura dello psicologo nei vari contesti. Questo per promuovere la figura dello psicologo che prescinda dalla clinica e dalla terapia, uno psicologo che si occupi anche e soprattutto della promozione della salute e del benessere. Colui che aiuta a leggere diversi aspetti della vita. Un classico esempio è lo psicologo scolastico che riteniamo di fondamentale importanza e che pensiamo debba rimanere incardinato nella pianta organica, fisso e stabile dal primo all’ultimo giorno. Stiamo attuando in tutta la regione la possibilità di attivare, in questo senso, progetti scolastici attingendo dai fondi europei. Attualmente sono due le regioni che se ne occupano: la Sardegna e la Puglia. Siamo molto orgogliosi di questo ma non basta. Se vogliamo affrontare direttamente i problemi in classe quali conflitti, bullismo, sexting e le difficoltà dei docenti, occorre la presenza costante di queste figure pronte ad intercettare i primi segnali. Un professionista che, quindi, si occupa di prevenzione prima ancora che di terapia. Pensiamo anche allo psicologo che si occupa di educazione stradale, dello sport: il bisogno dello psicologo è un bisogno crescente che si evidenzia nella ricerca di risposte, di strumenti validi a rispondere efficacemente ai problemi. Nelle settimane del benessere psicologico cerchiamo di diffondere questa cultura. Lo facciamo con diversi sistemi: attraverso convegni, seminari, con stand in piazza nei giorni di maggior affluenza, luoghi d’incontro come le località turistiche. A queste si sono affiancate le Giornate sul Cinema che hanno visto la presenza di diversi registi sardi. Abbiamo cercato di declinare diversi linguaggi su tutto il territorio regionale. I risultati sono stati eccellenti. Quest’anno non abbiamo messo in campo l’iniziativa ed abbiamo avuto molte richieste. Riscontriamo quindi un aumento dell’interesse da parte dell’utenza”.

A questo proposito, quanta importanza assume il ruolo dello psicologo in contesti difficili come quelli relativi alla devianza giovanile?

“Fondamentale direi. Ho lavorato all’interno dei servizi di prevenzione dei comuni come psicologo e psicologo d’equipe, e ritengo importanti progetti come quello dell’educatore di strada o psicologo di strada, figure che vanno ad intercettare i primi focolai di disagio laddove si presenta, senza aspettare la visita in un edificio deputato. I progetti hanno bisogno di essere seguiti e devono avere un riscontro progressivo. Il ruolo dello psicologo può essere enorme. Pensiamo alla psicologia dell’emergenza. Poniamo in essere i conflitti di coppia, le separazioni, l’importanza che assume la gestione del conflitto per impedire che diventi distruttivo, trovando i punti d’incontro per il bene di qualcuno, spesso dei figli. Intervenire subito significa spesso costruire benessere. Le adozioni, gli affidi, il supporto alla genitorialità, la gestazione e il parto. Il 16 novembre si terrà un convegno a Cagliari sulla perinatalità, quindi sulla responsabilità del diventare genitori, prima e dopo la nascita del bambino, compresa la prevenzione della depressione post-partum. Non siamo nell’ambito della cura, ma di un supporto al momento critico. Lo psicologo è quindi una persona che aiuta a dare un senso a quel che accade. Pensiamo solo alle persone che hanno difficoltà nell’identità di genere, non riescono a proporla alla famiglia. In queste situazioni i servizi psicologici sono fondamentali, sia per rendere la persona più forte, sia per fornire gli spunti affinchè riesca a leggere dentro se stessa. Ho fatto parte degli sportelli d’ascolto, ed ho raccolto i pareri di genitori di ragazzi e ragazze che hanno fatto coming-out, e sappiamo quanto possa essere difficile per una famiglia superare le proprie aspettative nei confronti dei figli”.

Parliamo di devianza. Qual’è il suo pensiero in merito alle difficoltà incontrate dai giovani e quali possibilità auspica possano essere prese in considerazione dalle istituzioni?

“Bisognerebbe rovesciare la società. In questo momento una buona parte della popolazione giovanile non ha progetti, loro stessi ritengono che non si stia investendo abbastanza per favorire interventi volti alla loro crescita, alla loro formazione. Prima di dargli la possibilità di trovare un lavoro, di avere dei figli, potrebbe passare molto tempo: si parla di costruzione del loro percorso di vita. Sono anni che in Italia non si investe sulla formazione, sull’istruzione. C’è mancanza di lavoro ma c’è anche mancanza di figure professionali. E’ chiaro che il passo successivo è la devianza, la ricerca di un modo per investire le proprie energie. Spesso i mezzi sono dietro l’angolo ed accessibili. Le istituzioni hanno quindi non solo la possibilità ma anche la responsabilità di intervenire. Da almeno 10 anni non si sta facendo prevenzione. La presenza di ludoteche, centri di aggregazione giovanile, luoghi in cui i ragazzi possono incontrarsi e i servizi stessi favoriscono l’incontro. Nei primi anni duemila i servizi erano ancora attivi, ma siamo stati in grado di tagliare quel che poteva costruire benessere, lavoro e reddito”.

Domani si terrà, presso la Camera di Commercio di Roma, la conferenza nazionale “Ascoltarsi ed Ascoltare”. Quanta importa ha oggi l’ascolto?

“Moltissima. C’è sempre meno ascolto. Molti genitori arrivano da me perchè hanno difficoltà con i figli e vorrebbero sapere come fare. Se sono piccoli fanno i capricci, se sono grandi sono tutto il giorno al computer o si isolano, mangiano poco o mangiano troppo, sono aggressivi e oppositivi. Ogni comportamento ci informa su un bisogno. L’ascolto significa comprendere queste esigenze traducendole in linguaggio. Se tra il ragazzo e il genitore c’è un conflitto significa che qualcosa nella comunicazione non sta funzionando. C’è bisogno di ascoltare ma anche di fare spazio, per recepire i bisogni dell’altro. S’impara da piccoli: se sono un bambino ascoltato svilupperò da adulto la capacità di ascoltare. Si evidenzia quindi la prontezza di riuscire a cogliere quel che per davvero un bambino ci sta dicendo. Se al Sardigna Street Contest sentirò brani contenenti messaggi sulla droga, sull’alcol, dovrò chiedermi cosa questi ragazzi ci stiano dicendo, qual’è il vero messaggio che sta dietro la canzone”.

Apprendiamo dagli ultimi dati del Dipartimento di Giustizia Minorile relativamente ai reati commessi da minorenni e giovani adulti che 8.710 ragazzi italiani hanno commesso delitti contro la persona, 13.435 contro il patrimonio e 4.486 contro l’incolumità pubblica. In una società come la nostra le stesse istituzioni sono in grado di dare una risposta efficace al disagio giovanile in termini di prevenzione?

“Potremmo parlare di prevenzione primaria, secondaria e terziaria. La prevenzione primaria è la possibilità data ad un ragazzo di informarsi sui rischi della droga al fine di evitare, la prevenzione secondaria è quando il ragazzo ha già iniziato a far uso di droga ma non ne è ancora completamente dipendente, ed è qui che inizia l’intervento volto ad evitare il peggio, la prevenzione terziaria è quando ormai il ragazzo, completamente dipendente, finisce in comunità di recupero. Le istituzioni sono abbastanza in grado oggi di procedere al secondo e al terzo passaggio, ma non stanno occupandosi del primo, ed occuparsi del primo significa contrastare i successivi ed evitare oltrettutto una spesa enorme: risorse umane, benessere e soldi. Contrastare un disagio che c’è già costa molto di più che prevenirlo. Ci sono le competenze ma non ci sono le risorse. Un contributo viene anche dato dai centri di aggregazione. Le realtà in parte autogestite ed in parte gestite dai giovani stessi sono un elemento molto importante. La giustizia minorile in Italia oggi è più riparativa che preventiva e tutto sommato funziona, mentre funziona meno con i minori stranieri non accompagnati, in quanto non hanno punti di riferimento. Le carceri minorili hanno soprattutto stranieri, non perchè delinquano di più, ma perchè hanno meno possibilità di essere messi alla prova nei servizi esterni. Si cerca quindi di fare prevenzione secondaria, arginando il disagio, ma ancora poco spazio è dato alla prevenzione primaria”.

Il 22 e il 23 novembre 2018, per la prima volta in Italia, Bruce Ecker condurrà un workshop di una giornata dal titolo “Sbloccare il cervello emotivo”. Si parlerà anche di Coherence Therapy. Quali aspettative a seguito dell’incontro?

“E’ un incontro organizzato dall’IFREP (Istituto di Formazione e Ricerca per Educatori e Psicoterapeuti). Noi ci siamo occupati di pubblicizzare l’evento. Ritengo sia una possibilità di aggiornamento enorme che si offre ai colleghi e alle colleghe sarde. Noi come ordine valorizziamo tutte le occasioni di aggiornamento che ci propongono, sia le scuole sia gruppi di associazioni. Credo che sia una bellissima occasione per l’accrescimento delle proprie competenze”.

Daniele Fronteddu

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