A Cagliari Anna Segre con “La distruzione dell’amore”

A Cagliari Anna Segre con

A CAGLIARI ANNA SEGRE CON “LA DISTRUZIONE DELL’AMORE”: SUA ULTIMA OPERA FINALISTA AL PREMIO LETTERARIO CAMAIORE

Presentazioni letterarie, laboratori di lettura, teatro e musica, il tutto concentrato in uno dei più affascinanti luoghi culturali e naturalistici di Cagliari: i Giardini Pubblici comunali.

Da giovedì a domenica 4 settembre, i giardini ottocenteschi della città capoluogo hanno ospitato la quarta edizione di Dialoghi di carta, la rassegna di invito alla lettura promossa da La Fabbrica Illuminata con la direzione artistica di Elena Pau e la programmazione a cura di Rossana Copez e Giovanni Follesa.

Sul palcoscenico allestito di fronte al ficus ultracentenario del parco comunale in arrivo scrittori e poeti.

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Anna Segre: “La distruzione dell’amore” 

Tra di loro, domenica, Anna Segre la cui produzione letteraria ha un solo fulcro di interesse: la psiche umana, l’anima.

Dev’essere infatti non un caso il fatto che la Segre sia innanzitutto medico psicoterapeuta.

E comunque, che si tratti di epitaffi, o dei danni psichici collegati alla Shoà, dell’utilità terapeutica di un libro o della mappa etica o della vita erotica e sentimentale, rimane sempre a fuoco la teoria della mente, il monologo interno, le ipotesi diagnostiche, le interpretazioni possibili.

Le parole danno senso, continuità narrativa, chiedono giustizia, sperano nel dialogo, e per questo cercano una precisone, una sintesi.

E’ proprio da qui nasce l’ultima opera di Anna Segre “La distruzione dell’amore” (ed. InternoPoesia, 2022), giunto alla terza ristampa e finalista al Premio Camaiore.

Ma cos’è dunque per Anna Segre l’amore? “Un desiderio smisurato, terribile. E’ possibile un amore senza conflitto? Esiste una perfezione dell’amore? Alla fin fine il dialogo è una sublimazione della guerra, è la diplomazia delle parole… insomma, la relazione è una mediazione della lotta, ma la lotta c’è”.

E sui titoli in ebraico delle sue poesie nell’ultima sua opera ha dichiarato “L’ebraico non è la mia lingua, ma ho imparato le parole partendo dal concetto di radice, di etimologia, di parola che fa esistere le cose perché le nomina.

In ebraico una radice, fai conto, a-d-m, è la base per dire essere umano/terra/rosso/sangue, tutti concetti biblicamente correlati.

Nel momento in cui nomini, fai esistere, crei. E la poesia è reificare, evocare tramite le parole concetti, sentimenti complessi, così complessi che solo quella manciata di parole messe in quella posizione te li fanno sentire”.