Fin dai tempi antichi, le piante sono state ampiamente utilizzate per curare le malattie, anche se in passato non erano tanto le proprietà medicinali a dar loro la fama, quanto invece le supposte virtù magiche e miracolose.

Il merito di una pianta stava infatti nella formula incantatoria collegata ad essa che procurava immediatamente sollievo al paziente e, originariamente, gran parte di queste erano preghiere che degeneravano in “sentenze mistiche”. In molti casi, questa “santità” ha avuto origine nell’antica mitologia pagana, in cui “ogni fiore era simbolo di un dio, e ogni albero dimora di una ninfa”. Di una specifica pianta si teneva conto dell’influenza che avesse un pianeta su di essa: la conoscenza dell’astrologia era infatti una condizione importantissima per far sì che un curatore venisse considerato medico. Inoltre, erano fondamentali il periodo di fioritura e quello di raccolta di determinate piante per ottenere i migliori effetti curativi.

In alcuni Paesi, vi erano anche diversi pregiudizi contro alcune erbe: le associazioni sacre collegate alle piante hanno infatti origini antichissime e sono molto difficili da sradicare, tant’è che, tutt’ora, alcune di queste piante mantengono il proprio carattere sacro e vengono utilizzate per omaggi e cerimonie. Esempi di piante curative nella storia Alcuni alberi e piante hanno avuti una grande notorietà medica per il fatto di possedere una storia mistica, come il melo: il suo succo è stato a lungo considerato potente contro le verruche e la debolezza fisica.

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Le querce venivano coltivate in passato per trasferire loro la febbre malarica, e infatti era molto diffusa la pratica di curare i bambini malati facendoli passare attraverso una fessura in un pezzo di quercia. Secondo un’antica tradizione danese, il sambuco è un ottima cura contro il mal di denti, mentre il rosmarino si diceva avesse il pregio di poter far ringiovanire i vecchi; il finocchio dava forza e la salvia calmava i capogiri. Nella medicina popolare, si dava molta attenzione ai numeri e le cure venivano preparate attraverso rigorose regole numeriche. Piante ed erbe curative in Sardegna La Sardegna ha una lunghissima tradizione di piante officinali utilizzate fin dall’antichità: ad oggi se ne contano quasi 400 specie diverse, ancora utilizzate a scopi benefici attraverso infusi, decotti e impacchi. La pianta più famosa legata alla Sardegna è sicuramente il mirto, utilizzato anche per il tradizionale liquore ricavato: pianta balsamica e antinfiammatoria, viene utilizzata per problemi respiratori, infiammazioni alla vescica e per facilitare la digestione.

Verdura molto amata dai sardi, il carciofo è anch’esso un simbolo dell’isola: ricco di vitamine, fibre e antiossidanti, è un ottimo digestivo e viene utilizzato per placare la fame, oltre che per regolarizzare l’intestino. Pianta spontanea utilizzata per accompagnare i piatti a base di carne, l’alloro viene utilizzato come digestivo, antisettico e per rafforzare il sistema immunitario. La carruba, frutto del carrubo, di cui le campagne sarde sono ricche, viene utilizzata in diversi modi, grazie alle sue proprietà antiemorragiche e antiacido, soprattutto viene impiegata macinata come farina. Il corbezzolo, che non si può non notare nel periodo autunnale in Sardegna, viene impiegato nella cucina sarda, e ha proprietà antisettiche che fanno molto bene al fegato.

Il cappero invece, che contribuisce a colorare la macchia mediterranea, venne scoperto da un farmacista greco nel 70 d. C., Dioscoride, e viene utilizzato per insaporire diversi piatti, ha proprietà antiossidanti e diuretiche, abbassa il colesterolo e previene le vene varicose.

Alessandra Leo