Disastri naturali e cambiamenti climatici

 

 Questi giorni abbiamo assistito al dramma degli incendi in Sardegna, nella provincia di Oristano, in particolare a Santu Lussurgiu e Cuglieri, dove gli incendi hanno raggiunto il centro abitato, che hanno messo in ginocchio tutta la popolazione. Hanno portato alla distruzione di circa 20.000 ettari di terreno, le coltivazioni sono andate perdute, gli alberi bruciati, molti animali sono morti, gli abitanti del posto sono stati fatti evacuare e sono rimasti senza acqua né corrente. Sono stati mandati diversi canadair, elicotteri dei Vigili del fuoco e della Protezione civile per riuscire a spegnere il fuoco che probabilmente, a causa del forte vento, non riusciva a spegnersi, anzi proprio a causa di questo è stato spinto anche nei paesi vicini innescando altri focolai.

Questa situazione purtroppo la vediamo ogni estate, infatti il caldo è un fattore che incide non poco nel rischio incendi, non solo in Sardegna ma anche in altre zone d’Italia e del mondo, infatti è di queste settimane la notizia di numerosi incendi che stanno distruggendo la costa occidentale degli Stati Uniti, su tutti la California, il Texas, il Nevada, ma si sono spinti addirittura fino a New York, dove peraltro è stato lanciato l’allarme inquinamento, e in Canada. E come possiamo dimenticare la catastrofe degli incendi divampati in Australia nel 2019-2020, che ha portato a un bilancio di diversi morti, alla distruzione di migliaia di edifici, a milioni di ettari di vegetazione andati perduti e animali morti o che hanno dovuto adattarsi a cambiare il loro habitat; ma non solo, tutto ciò ha portato ad un aumento sostanziale dell’anidride carbonica nell’aria e ad un importante aumento delle temperature che a sua volta ha generato un cambiamento climatico, infatti il clima è diventato molto più secco e arido, come del resto accade in tutte le zone in cui si verificano incendi di questa portata.

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Un altro avvenimento recente riguarda le alluvioni che hanno colpito la Germania e il Belgio, precisamente la Renania Palatinato e la Renania settentrionale-Vestfalia, che hanno causato oltre 200 morti, circa 150 dispersi e centinaia di feriti. Basti pensare che in due giorni sono caduti oltre 10 centimetri di pioggia, quantitativo che dovrebbe cadere invece in un mese, e questo ha portato a inondazioni e frane che hanno fatto sì che si verificasse questo disastro naturale.

Queste catastrofi naturali stanno diventando purtroppo sempre più comuni, ma quali sono le cause e quali le conseguenze? Parlando di incendi, c’è da dire che questi possono essere di natura dolosa, quindi appiccati per mano dell’uomo, e in questi casi, in genere, vengono trovati degli inneschi dei piromani che portano la Procura ad aprire un’indagine, come del resto sta accadendo ora in Sardegna, o possono essere accidentali, quindi non voluti dall’uomo ma capitati, per esempio uno dei focolai dell’Oristanese si dice sia scoppiato a causa di una macchina che ha preso fuoco vicino a delle sterpaglie e a degli alberi e questo ha fatto sì che l’incendio si propagasse in tutto il territorio circostante. Un fattore certamente molto importante in queste situazioni è quello riguardante la bonifica dei terreni, infatti questi disastri accadono nella maggior parte dei casi quando il territorio non è stato messo a norma attraverso degli interventi di bonifica appunto, che impedirebbero il verificarsi soprattutto di frane, valanghe e smottamenti come quelli che si sono verificati in Germania. Le operazioni di bonifica vanno però effettuate anche in caso di incendi, infatti anche se i terreni andrebbero bonificati già prima, proprio per evitare la velocità di propagazione dell’incendio, i terreni possono essere bonificati anche dopo che l’incendio è avvenuto, questo per evitare che, magari a causa di qualche fiamma rimasta ancora accesa sotto le sterpaglie, si verifichino altri focolai.

Le cause delle alluvioni invece, oltre alla mancata bonifica del territorio sono da attribuire per la maggior parte all’esondazione di un fiume, dovuta in genere a problematiche che hanno a che fare con le dighe, per esempio per delle modifiche che sono state apportate o per dei malfunzionamenti non risolti. Un altro problema riguarda invece la mancanza di vegetazione e questo ha a che fare anche con gli incendi, infatti dopo un incendio gli alberi impiegano circa 20 anni per ricrescere e questo porta all’intensificarsi del rischio idrogeologico e all’aumento delle precipitazioni che può portare a delle alluvioni appunto perché non ci sono più gli alberi che rallentano il deflusso dell’acqua trattenendola in buona parte.

Ma parliamo ora delle conseguenze di queste catastrofi naturali. Sicuramente, come abbiamo detto anche prima, per quanto riguarda gli incendi, una delle conseguenze è la mancanza di vegetazione che impiega anni per riformarsi, quindi bisognerà attuare un’opera di riforestazione del territorio, ma in seguito a un incendio, così come a un’alluvione, ci saranno ingenti danni dal punto di vista economico, che vanno dalla ricostruzione degli edifici e delle case andate distrutte, ai danni che graveranno sugli agricoltori che avranno perso tutto il raccolto. Un’altra conseguenza è dettata poi dall’inquinamento atmosferico che causa danni all’ambiente, agli animali che lo abitano e alla salute delle persone che a lungo andare potrebbero per questo manifestare malattie respiratorie. Inoltre, in seguito a un incendio, il territorio diventerà molto più arido e secco, questo porterà a un cambiamento del clima che a sua volta porterà all’aumento delle temperature e alle ormai note ondate di calore che dobbiamo sopportare ogni estate. Queste purtroppo si stanno verificando però sempre più spesso anche negli ambienti più freddi, come in Siberia per esempio, e stanno portando all’aumento del riscaldamento globale e allo scioglimento dei ghiacciai. In tutto questo, a farne le spese sono anche e soprattutto gli animali che sono costretti ad adattarsi al nuovo ambiente o a cambiare il proprio habitat naturale quando è possibile; è per questo che nel mondo ci sono sempre più specie animali in via di estinzione. L’aumento delle temperature inoltre porta al verificarsi di eventi meteorologici estremi come alluvioni, tempeste, tsunami, in questo caso come conseguenza dell’innalzamento del livello del mare, che sono diretta conseguenza del cambiamento climatico. A causa di quest’ultimo, ci troviamo di fronte anche ad un cambiamento della fauna e della flora, basti pensare alla migrazione degli animali che ormai cambia di anno in anno per adattarsi al clima, o alla fioritura che, a seconda delle stagioni che stanno cambiando, avviene in anticipo o in ritardo.

La causa maggiore del riscaldamento globale è da imputare ai gas serra che sono presenti nell’atmosfera, come l’anidride carbonica, l’ossido di azoto, il metano e l’ozono, e che causano il così detto “effetto serra”. Ma come funziona questo fenomeno? Il calore che proviene dalle radiazioni che manda il Sole alla Terra viene per un quinto assorbito dall’atmosfera, un quarto non oltrepassa la linea dell’atmosfera, un’altra parte viene assorbita dai ghiacciai e deserti e la restante parte da oceani e continenti, quindi quando le temperature aumentano è perché aumentano i gas serra che oltrepassano l’atmosfera e arrivano sulla Terra; gli oceani, per esempio, intrappolano il calore e per questo sta aumentando anche la temperatura dei mari. Ma perché questi gas serra aumentano? Perché l’uomo per produrre energia brucia i combustibili fossili come il metano, il carbone e il petrolio, invece nel caso degli incendi e delle conseguenti deforestazioni avremo un incremento dell’anidride carbonica, dal momento che le piante svolgono una funzione molto importante proprio nel trattenere questo gas, in mancanza di queste invece è inevitabile che il livello di CO2 salga.

Cosa possiamo fare dunque per risolvere il problema del riscaldamento globale? Sicuramente dobbiamo ridurre le emissioni di gas e per fare questo dobbiamo investire sulla sostenibilità ambientale, sull’energia pulita al 100%, quindi sull’energia solare, usare veicoli a basso contenuto di combustibili. Queste sono solo alcune delle regole più importanti che sono state stabilite anche dagli accordi di Parigi, che hanno fissato come data limite il 2030 per riuscire a mantenere un aumento costante della temperatura al di sotto dei due gradi, in modo tale da evitare cambiamenti climatici e conseguenti catastrofi naturali.

 

29 Luglio 2021-  Francesca Orrù