Olbia Città d’acqua:liberiamo

Olbia ha urgente necessità di essere messa in sicurezza da possibili altre alluvioni.
La prima fase di lavoro consiste nella rimozione di tombamenti, restringimenti,
occlusioni che mantengono la città in allarme ogni volta che piove più del solito
come è avvenuto anche nei giorni 20 e 21 aprile di questo anno.
Vanno programmati al più presto i finanziamenti dei 150 milioni di euro per il
progetto generale di interventi di mitigazione del rischio idraulico.
A sette anni dalla disastrosa alluvione del 2013, in occasione della campagna Goletta Verde,Legambiente Sardegna è oggi in via Amba Alagi ad osservare una delle tante opere incongrue  inalterate dal 2013.
Nel dossier allegato ne sono riportate alcune di un vasto campionario che  purtroppo contraddistingue Olbia come altri comuni italiani.
Opere incongrue che si sarebbero dovute eliminare anni fa e che sono ancora al loro posto a mettere ancora in pericolo la città.
Le  immagini recentissime di Palermo e Milano – quando ci separano 100 giorni dalla ricorrenza del 18  novembre 2020- accendono i riflettori sui pericoli che incombono a causa del perdurare dei  disordini urbanistici.
Per cui Via Barbagia, Via Rio Gadduresu, Via Umbria, via Galvani, Via Petta, Via
Nervi, Via Amba Alagi, sono diventate sinonimo di pericolo.
Il reticolo idrografico composto dai rii Tilibbas, S’Abba Fritta, San Nicola, Zozzò, Gadduresu,
Seligheddu, Tannaule per arrivare al Padrogianos compone,
in maniera unica in Sardegna, un  paesaggio molto particolare in cui si conservano le tracce del sistema di zone umide che  caratterizzavano la piana fino alle bonifiche degli anni 1903-1926.
Paesaggio che finora è stato  pesantemente maltrattato ed ha bisogno urgente di essere riconosciuto come matrice naturale strutturante e caratterizzante il territorio olbiese.
Intanto occorre ricostituire un senso di appartenenza e di riappropriazione storica della “città d’acqua” che in primis si attua liberando i  canali dalle opere invasive e restituendogli l’identità di corsi d’acqua.
Tutte le analisi sulle conseguenze devastanti e tragiche della alluvione avvenuta ad Olbia il
18 novembre 2013 concordano sul fatto che in massima parte sono state un effetto della
espansione edilizia massiccia,
invasiva sul territorio e incontrollata che ha sconvolto il paesaggio  urbano e periurbano della città, che merita pertanto un restauro ambientale accurato, secondo gli  indirizzi del PPR.
L’eccessiva piovosità di quel giorno ha solo aggravato la situazione, ma non è  stata la causa.
Quanto è successo i giorni scorsi a Palermo ed a Milano dovrebbe insegnare che in tempo
di cambiamenti climatici e di accentuazione dei fenomeni estremi è fondamentale attuare tutte le  misure per dare dignità ai paesaggi fluviali ripristinando per quanto possibile il loro corso  naturale.
Il progetto predisposto dalla Regione dispone di un finanziamento di 150 milioni di euro,
13 dei quali già disponibili da alcuni anni e destinati alla opere di rimozione delle opere
incongrue.
Gli altri, che si rischia di perdere se non si procede con celerità alla loro  programmazione operativa, sostengono la sistemazione idraulica complessiva del territorio fondata su un approccio che mette al centro il ripristino delle vecchie vie d’acqua,
rispettando le pendenze naturali della piana e dei corsi d’acqua, da preferire assolutamente alla creazione artificiale di nuove.
Quello di cui il territorio necessita, in sostanza, è far scorrere l’acqua secondo il  tracciato naturale e storicizzato,
facendo in modo che i nuovi argini e le relative sezioni possano diventare occasione di accompagnamento del cittadino o del turista in nuovi percorsi pedonali e  ciclabili.
Questa è la impostazione del PPR i cui indirizzi pianificatori sono orientati  prevalentemente al ripristino della rete idrografica naturale,
o comunque preesistente,  restituendole la dovuta dignità territoriale e paesaggistica e attribuendole potenzialità qualificanti
e distintive del contesto urbano.
E’ evidente che la prima fase di lavoro sia da riconoscere nel ripristino di canali oggi tombati e ristretti di sezione.
PROPOSTA CONCLUSIVA DI LEGAMBIENTE
Legambiente, condividendo l’approccio progettuale che muove dal ripristino della rete
idrografica naturale, o comunque preesistente, restituendole la dovuta dignità, avanza alcune proposte migliorative.
E’ fondamentale bloccare l’edificazione e prevedere la totale salvaguardia delle aree che il
18 novembre 2013 sono state allagate, da destinare ad un sistema diffuso di aree di laminazione e parchi pubblici, privo di costruzioni ed evacuabile tempestivamente in caso di allerta.
In 3 particolare tale destinazione potrebbe essere assegnata alle zone verdi o libere, contermini ai corsi  d’acqua, più prossime all’abitato, formando dei “cunei verdi” fruibili (come peraltro indicato dal PPR).
Pertanto si propone la realizzazione di un sistema di parchi lineari che segua la trama del
reticolo idrografico esistente configurandosi come sistema di connessione verde in grado di unire i vari comparti liberi dall’edificato che si trovano lungo il corso dei rii,
conferendo continuità al percorso fluviale e dando una funzione urbana ad aree fino ad oggi rimaste marginali.
Questo  intervento costituirebbe, inoltre, una integrazione della limitata estensione di verde pubblico  presente nella città, un’azione di regolazione del microclima e di qualificazione paesaggistica in  linea con gli orientamenti di regreening urbano.
La sua delimitazione è legata ovviamente alla natura dei luoghi: sono da includere le aree di pertinenza fluviale e quelle classificate ad alta probabilità di inondazione, cui è associato un tempo di ritorno della piena di 50 anni.
Attribuire a queste aree la funzione di parco urbano ne assicura un utilizzo compatibile con la possibilità di evento alluvionale, in quanto in tal modo si garantisce il mantenimento di una superficie naturale, libera da processi di urbanizzazione, e si contiene il livello di rischio nell’area.
Il sistema dei parchi lineari che si propone valorizza le esistenti depressioni del terreno
dotate di copertura vegetale,
di profondità variabile tra 1 e 2 metri permettendo un allagamento guidato in caso di piena nel momento in cui il volume idrico risulta eccessivo per la capacità di smaltimento dell’alveo, alleggerendo così il carico delle acque di piena prima che queste arrivino al
centro abitato.
L’arrivo della piena innescherebbe così un processo totalmente naturale di accumulo temporaneo con graduale smaltimento al termine dell’evento stesso tramite
l’assorbimento da parte del terreno e l’evaporazione.
La peculiarità del parco è quella di essere uno spazio duale, che mitiga il rischio
idrogeologico fungendo da area di laminazione e si offre come spazio pubblico, dotato di
attrezzature mobili e non,
che permette di sfruttare appieno questa grande estensione di terreno  in assenza di condizioni meteorologiche avverse.
Si ritiene comunque che l’assorbimento nelle acque meteoriche e fluviali nel terreno debba
essere sensibilmente incrementato,
sia con interventi nell’alveo, sia con asportazione delle  superfici asfaltate o cementate (piazzali industriali, slarghi stradali e urbani, ecc.) che producono scarichi concentrati e repentini.
Dovrebbero inoltre essere eliminati i sottopassi e i seminterrati allagabili nelle zone a
rischio e avviato il processo di elaborazione di un PUC adeguato al PPR e al PAI,
che escluda definitivamente edificazioni in zone a rischio di frane o alluvioni e nelle aree costiere.
“Considerato l’impatto che la tragedia di Olbia del 18 novembre 2013 ha avuto
sull’opinione pubblica –affermano Marta Battaglia,
Direttore di Legambiente Sardegna, e Vincenzo Tiana, Responsabile scientifico dell’associazione- Legambiente proseguirà le proprie iniziative.
Appuntamento dunque a fine agosto e nei mesi successivi negli altri luoghi dove  insistono le opere incongrue, con l’obiettivo di stimolare entro la ricorrenza del 18 novembre
2020 l’appalto degli indifferibili interventi di rimozione.
Olbia