Coldiretti. Burocrazia nemica dell’agricoltura

Grazie a Oscar green, il premio di Coldiretti giovani impresa riservato alle aziende under 40 innovative, ogni anno emerge, la vitalità e creatività della nuova agricoltura. Giovani che tornano alla terra con progetti vincenti e sostenibili spesso nei propri comuni di origine, molti dei quali nelle zone interne e marginali. Giovani il più delle volte laureati o diplomati che portano una valore aggiunto oltre che economico ed occupazionale anche sociale, ambientale e identitario. “Dimostrano vero attaccamento alla campagna e alla propria terra perché ci investono i propri sogni e le proprie competenze senza cercare scorciatoie” evidenza il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu.

Giovani che però non trovano porte aperte ed accoglienza da parte delle istituzioni, ma che si scontrano con una burocrazia cieca ed elefantiaca che ostacola i progetti e rallenta giovani dinamici che procedono ad alta velocità imprenditoriale. Quadro confermato dall’analisi di Coldiretti presentata oggi a Roma durante le finali Oscar green, per le quali è stata selezionata (fra le 18 finaliste sulle 1500 iscritte) una azienda sarda, Fragus e Saboris di Frediano Mura, 29 anni con laurea in filosofia e azienda a Sadali, comune di circa 900 abitanti.

La burocrazia spegne il sogno di oltre 1 giovane italiano su 2 (55%) fra i quasi 39mila che hanno presentato domanda per l’insediamento in agricoltura in Italia con progetti imprenditoriali respinti per colpa degli errori di programmazione delle amministrazioni regionali e il rischio di perdere i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea.

“L’odissea del primo insediamento, piuttosto che la siccità del 2017 con 6 domande su 100 liquidate e 7 su 10 (72.3 per cento) ancora da istruire a tre anni dalla calamità ne è la fotografia – evidenza Battista Cualbu -. La burocrazia è uno dei più grandi e subdoli problemi dell’agricoltura anche perché spesso trasformano in ostacolo strumenti nati come sostegno, creando non solo aspettative, ma facendo prendere alle imprese degli impegni e facendo sostenere delle ulteriori spese, con l’ulteriore beffa di perdere e restituire i fondi messi a disposizione dall’Unione europea”.

In Sardegna sono state bocciate il 59 per cento delle domande presentate (il record negativo è della Basilicata con il 58 per cento, la più virtuosa la Lombardia con il 13 per cento) e pagate il 65% di quelle ammesse.

Dall’analisi di Coldiretti all’1 gennaio 2020 sull’utilizzo delle risorse comunitarie relative ai Piani di Sviluppo Rurale (Psr) del periodo 2014-2020, emerge anche che le domande del primo insediamento presentate e ammesse a finanziamento solo poco più della metà a livello nazionale (55%), con la perdita di un potenziale di mezzo miliardo all’anno di valore aggiunto che le giovani imprese avrebbero potuto sviluppare.

La burocrazia sottrae fino a 100 giorni all’anno al lavoro in azienda ma, soprattutto, con l’inefficienza, frena l’avvio di nuove attività di impresa. La complessità delle procedure amministrative è ritenuto un problema nell’attività dell’azienda dall’84% degli imprenditori in Italia contro il 60% della media Ue, evidenzia la Coldiretti in base all’analisi Eurobarometro della Commissione europea.

“Oltre agli interventi tampone come la task force che va messa in campo immediatamente – afferma il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – ribadiamo la necessità, per superare la vergogna di questa burocrazia, dei cosiddetti super CAA: provvedimento che garantisce tempi certi per la conclusione dei procedimenti attraverso il meccanismo del silenzio- assenso: presentata la domanda ai Centri di Assistenza Agricola, se non arriveranno risposte entro  60 giorni per la conclusione dell’istruttoria, la pratica sarà considerata approvata”.

La Legge è presente in Sardegna dal 2013 – dice il direttore – ma mentre le altre Regioni sono andate avanti nell’applicazione, da noi non sono stati mai normati i provvedimenti attuativi che rendono possibile il rispetto dei tempi”.

“Il Super CAA – precisa Battista Cualbu – garantirebbe ai produttori gli auspicati tempi certi e quindi uno snellimento procedurale sostanziale. Non necessita di alcun cambiamento organizzativo in nessuna struttura, ma conferisce solo diversi ruoli ai CAA che libererebbero  carta e impegni burocratici ad ARGEA ed altri Enti che potrebbero dedicarsi con più efficacia ed efficienza, ad altri importanti compiti istruttori”.