Polemica legata ai non beneficiari della Legge Regionale 7/1955, parla Francesco Accardo

In questi giorni - tra tutti gli organismi culturali della Sardegna - sta infuriando la polemica legata agli esiti di ammissibilità di contributo per le cosiddette 'Manifestazioni di grande interesse turistico regionale' (L.R. 7/1955).

“In questi giorni – tra tutti gli organismi culturali della Sardegna – sta infuriando la polemica legata agli esiti di ammissibilità di contributo per le cosiddette ‘Manifestazioni di grande interesse turistico regionale’ (L.R. 7/1955).

Il cuore della polemica è che tantissime iniziative, sebbene rispettino i criteri di ammissibilità, non sono ammesse a contributo per mancanza di fondi.

Fondi di previsione, stabiliti dalla ex Giunta Regionale guidata da Francesco Pigliaru, di qualche milione di euro inferiori rispetto a quanto accaduto negli anni passati.

Bisognerebbe intanto domandarsi quanto possa essere attuale – sebbene vincolata alle linee indirizzo annuali della Giunta Regionale e del competente Assessorato – una legge datata 1955, che ha cioè 64 anni, scritta per un’epoca in cui il turismo in Sardegna era e voleva essere un’altra cosa rispetto a quanto è e vorrebbe essere adesso.

In secondo luogo davvero le iniziative culturali beneficiarie o non beneficiarie credono di spostare di mezza virgola gli esiti del turismo in Sardegna? O è solamente l’ennesimo contributo di sussistenza per portare avanti qualche iniziativa in più? Ci mettiamo dentro qualche degustazione, una determinata percentuale viene spesa per la promozione, un’altra parte la usiamo per qualche iniziativa collaterale legata all’artigianato e alla scoperta culturale dell’Isola. Niente di che: baggianate prive di alcun valore turistico. Magari con un briciolo di valore culturale, ma totalmente prive di valore turistico.

Perché, e purtroppo è la dura verità, gran parte delle iniziative beneficiarie o non beneficiarie non portano nulla in termini di turismo alla Sardegna. Chi fa turismo sono gli alberghi, sono le compagnie di viaggio, sono i tour operator, sono le fotografie delle spiagge e sono pochissimi festival culturali realmente di richiamo fuori dall’Isola o tra zone diverse all’interno dell’Isola.

La legge 7, per come è fatta, è unicamente una tabella da rispettare in cui è impossibile che un operatore culturale un minimo sveglio non riesca a rientrare: basta far quadrare il numero di azioni e il punteggio si raggiunge inesorabilmente. Senza possibilità di errore. Dunque è impossibile risultare non idoneo.

E, come tutti i bandi pubblici, ha una sua graduatoria che contempla idonei, non idonei, idonei beneficiari, idonei non beneficiari.

Stante l’articolo 9 della Costituzione, che comunque si interessa di attività culturali e non di certo di attività turistiche, gli operatori culturali, per dignità personale e nei confronti dell’intera categoria, evitino di continuare questo strazio sui soldi pubblici tagliati alla cultura dall’una o dall’altra parte politica e si rimbocchino le maniche per lavorare meglio e di più, fuori da azioni spot e garantendo continuità nell’offerta culturale. Cosa che in pochissimi fanno in Sardegna.”

Francesco Accardo, consigliere di amministrazione della Fondazione Siotto e project manager dell’associazione Echi lontani (entrambi idonei non beneficiari per 80.000,00 €)