Intervista a Vincenzo Costantino Cinaski

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Vincenzo Costantino, in arte Cinaski, nasce a Milano nel 1964. Autore di diversi libri di poesie, tra cui: Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare, pubblicato nel 2010; Non sembra neanche Dicembre, pubblicato nel 2013;  Nati per lasciar perdere, pubblicato nel 2015. Poeta, interprete, narratore, sono numerose le sue performance fatte in giro per l’Italia. Poesia e musica, con lui entrano nei bar nelle osterie e nei teatri. Un nuovo modo di promuovere e proporre la poesia. È sorprendente quello che con la sua voce riesce a creare. Nella splendida cornice di Capo Comino a Capo Est, la voce di Vincenzo Costantino e la musica di Simone Sassu, hanno regalato emozioni intense, colori e profumi difficilmente descrivibili. Protagoniste della serata le poesie di Bukowski e le canzoni di Tom Waits. Il rumore della risacca invitava il ritmo della musica, la forza e la dolcezza delle poesie, hanno arricchito il nostro senso della vita. Musica e poesia, erano la macchina del tempo e il poeta Cinaski ne era il custode.
Nel profondo della notte dopo lo spettacolo, davanti a un meritato bicchiere di vino, si racconta, amabile, gentile, sensibile, condisce con tanti aneddoti le risposte alle mie poco incalzanti domande. Mi viene in mente una sua poesia, ma non ho il coraggio di dirglielo.
Niente è più grande
Come le piccoli cose
Niente è grande
Come i piccoli gesti
Niente è grande se resti piccolo
Tutto ti sembra grande
Se sei piccolo.
Quindi, gli chiedo: Un uomo loquace, il custode poeta della macchina del tempo. Che rapporto ha con Bukowski?
Ho stima assoluta di gratitudine per il poeta Bukowski, perché ha aperto una strada fondamentale per molte generazioni, uno dei poeti più coraggiosi per aver sdoganato il linguaggio della strada rendendolo poetico, ha scovato la poesia nascosta in maniere anguste, l‘ha tradotta e restituita alla strada, al marciapiede, all’uomo comune, dando un senso agli errori e agli odori sgradevoli della vita.
É considerato il poeta maledetto dipinto come un ubriacone?
Si cerca di insegnare al lettore, che si nutre di vita o di qualsiasi forma d’arte, di approfondire e di non fermarsi all’apparenza, scoprii Bukowski all’età di 14/15 anni, grazie a dei grandi maestri che mi avvicinarono alla letteratura e mi insegnarono ad approfondire, scoprendo un grande poeta che sapeva parlare d’amore. Il talento di un insegnante sta nell’individuare la passione di ogni bambino e indirizzarlo non spingerlo. I bambini hanno bisogno di essere ascoltati, l’unico aiuto che si possa dare, è lasciargli fare quello che sentono di fare, osservarli e ascoltarli, in modo da individuare i loro passi sinceri, sono loro che insegnano agli adulti cos’è la tolleranza, l’umanità e la dignità.
Vincenzo Costantino Cinaski si definisce un bambino nato vecchio e un vecchio che cerca di recuperare un poco d ‘infanzia.
Ambivo a crescere il più in fretta possibile, mi piaceva l’idea di diventare grande, mi piacevano i cappelli bianchi, la barba bianca. Ascoltare mio nonno mi arricchiva, le voci degli anziani erano libri di storia, erano filosofia, la filosofia del marciapiede, erano storie di vita vissuta, c’era chi aveva fatto una guerra, chi aveva fatto due guerre, chi aveva patito la fame, chi aveva affrontato “dolori sociali”. Ho sempre creduto nell’esistenza della poesia, non credo nell’esistenza dei poeti, il poeta è quella persona che ha il talento di accorgersi della creazione della poesia intorno, la traduce e la restituisce a chi non si accorge.
Cosa pensa delle case editrici?
Ci sono delle case editrici coraggiose che continuano a pubblicare poesia, fanno selezione, ci sono case editrici un poco snob che fanno selezioni snob, convinte che la poesia sia quella da salotto, come i cani, è risaputo ci sono i cani da salotto, i cani randagi, i cani abbandonati, non è che uno è meglio dell’altro.
Ora parliamo del ruolo che ha avuto la Sardegna nella tua vita.
La Sardegna ha un ruolo molto importante, mia moglie è per un quarto Sarda, la nonna era di Bitti. È arrivata nella mia vita nel momento peggiore ma anche migliore, nel senso che la discesa stava diventando una risalita e la risalita è avvenuta con la complicità dell’isola. Ho conosciuto delle persone meravigliose, ho conosciuto altri sensi della vita grazie a un compare d’anello che è un amico storico di mia moglie. Il cognome è Demurtas, denominato Pigozzi, il famoso “roba grossa”. Ha un agriturismo a Ertila vicino alla Colonia Penale di Mamone. Mi ha insegnato che non c ‘è mai un lato peggiore della vita, ci sono sempre due lati e puoi scegliere su quale lato stare, non è che uno è migliore dell’altro, l’ideale è danzare sui due lati della vita, intanto non cadi perché stai ballando, e se anche dovessi cadere c’è sempre qualcuno che sta danzando con te pronto a raccoglierti risollevarti. Il sorriso è l’arma principale, lui è sempre sorridente, una cosa che a me mancava, il sorriso aiuta.
Grazie anche alla complicità di mia moglie e dell’isola è stata una risalita più bella con grandi novità. Io sono Barbaricino d’adozione, anzi Barbaricinaski
Giusy Giuseppina Carta

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