Governo Lega-M5S, Salvini teme le mani legate. Quei dubbi su Di Maio…

Governo Lega-M5S. Il vero motivo della frenata tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio non sono tanto le differenze sul programma e la scelta del premier, quanto le profonde divergenze sul tema dell’Europa. L’asse Quirinale-Bruxelles, che ha nel capo politico dei 5 Stelle una sorta di garante dello status quo, punta a stoppare su tutti i fronti l’azione del leader leghista in un eventuale esecutivo giallo-verd
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Foto LaPresse

L’uno-due è arrivato nel giro di poche ore. Lunedì, durante le consultazioni al Colle, Mattarella ha espresso molti dubbi sull’ipotesi di Salvini ministro dell’Interno (figuriamoci premier) per le sue posizioni sull’immigrazione che non piacciono all’Unione europea. Poi, martedì mattina, sono arrivate le dichiarazione di ben tre esponenti della Commissione Ue – Dombrovskis, Avramopoulos e Katainen – che si sono mostrati tutti preoccupati per le politiche del futuro governo Lega-M5S lanciando due importanti segnali: “Speriamo non cambi la politica sui migranti. E il debito deve continuare a scendere”.

Di fatto, un colpo al cuore della politica del Carroccio. Lotta all’immigrazione clandestina e no ai vincoli di Bruxelles sono proprio la base del programma leghista, ma con gli altolà del Presidente e dei commissari europei Salvini, anche se andasse al governo, avrebbe letteralmente le mani legate. Ecco perché il segretario della Lega è uscito scuro in volto dal colloquio con il Capo dello Stato. Ed ecco perché Giancarlo Giorgetti ha affermato, neanche troppo ironicamente, che ‘l’accordo è vicino per tornare al voto’.

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Al di là delle dichiarazioni di facciata – sia dal Carroccio sia dai 5 Stelle affermano che il tavolo sul programma ha compiuto dei ‘passi in avanti’ – il timore di Salvini è che Di Maio, dimenticandosi delle storiche battaglie di Beppe Grillo contro questa Europa, sia diventato il garante dei diktat di Mattarella e dell’esecutivo comunitario. E, non a caso, lunedì mattina, prima dell’incontro al Colle con il Capo dello Stato, Salvini ha telefonato a Giorgia Meloni per manifestargli tutto il suo disappunto e tutta la sua delusione per come stanno andando le trattive con i grillini.

Il vero motivo di preoccupazione, confidato dal leader leghista alla numero uno di Fratelli d’Italia, è proprio la manovra a tenaglia Quirinale-Ue, con Di Maio garante, che punta a legare le mani al Carroccio sui temi chiave come l’immigrazione e il rapporto con Bruxelles, che, considerando i vincoli di spesa, include anche l’abolizione della Legge Fornero e la flat tax.

Salvini, parlando con la Meloni, si è detto “abbastanza pessimista” sull’esito del dialogo con i 5 Stelle e, al di là del nome del premier, il segretario leghista si è lasciato scappare una confidenza che spiega lo stop di ieri all’esecutivo giallo-verde: “Io vado avanti qualche giorno, ma se non ci sono le condizioni per cambiare davvero su sicurezza, immigrazione, economia ed Europa non faccio il servo di Di Maio. Non se ne fa niente e torniamo alle urne“.

di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

Fonte: www.affaritaliani.it

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