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Zona Franca Sardegna: ai sindaci il potere di istituire le Zone Franche al Consumo nei propri territori grazie alla legge 5 maggio 2009, n°42

Zona Franca Sardegna. Pil in caduta libera e povertà in aumento. La Sardegna fa i conti con la crisi, dettata da un governo regionale a guida Pd e si confronta con il suo peggior risultato nell’ultimo ventennio.

Raffaele Paci professore Ordinario di Economia Applicata uomo di fiducia di Pigliaru contro la Zona franca

C’è da prendere atto, a questo punto, che la nostra splendida isola, maltrattata dai suoi governati, non se la passa proprio bene. È tra le regioni più povere di tutta l’Europa e l’unica del Mezzogiorno con dati macroeconomici pessimi, sia in termini di investimenti, sia dal crollo delle esportazioni. È questa la fotografia impietosa che ci fornisce un istituto di statistica autonomo milanese.

Zona Franca
Prezzi Carburante in Zona Franca nel comune di Livigno

Nel 2015 la Sardegna era tra le 65 regioni più povere dell’Unione Europea (212esima su 276 regioni): in un quinquennio il suo Pil è passato dal 77 al 70% della media europea, rientrando, di fatto, nel gruppo delle regioni meno sviluppate e in via di spopolamento.

Zona Franca Sardegna: ai sindaci il potere di istituire le Zone Franche al Consumo

Zona Franca Sardegna
I professori Pigliaru e filippo Spano contro la Zona Franca felici con Matteo Renzi

Ormai non esistono più scusanti. Il nostro Governo nazionale, con decreto Ministeriale 114/2016, ci ha consegnato le chiavi per la costruzione di un boom economico paragonabile al nuovo piano Marshall. L’attuale giunta regionale, purtroppo, non ha saputo cogliere l’occasione per imprimere all’intera isola una inversione di marcia salutare per tutti i comparti economici e sociali.

Pigliaru e compagnia, nel corso del tempo, si sono limitatati ad elemosinare fondi pubblici a Roma, la il governo centrale, puntualmente, ha fatto spallucce ad ogni richiesta, sostenendo che la Sardegna non è più una regione svantaggiata perché abbiamo il diritto di istituire la zona franca al consumo.

Non esistono aggettivi, paragoni, frasi idilliache per commentare una giunta regionale che nel tempo continua a stagnarsi in una palude nella quale l’intero esecutivo denota incapacità ad approfondire il discorso in materia di Zona Franca. Grazie al titolo quinto della Costituzione, un primo scossone nei confronti di Pigliaru e Paci arriva dai sindaci, proprio perché investiti del potere ricevuto dal Governo nazionale. I primi cittadini, in sostanza, si stanno sostituendo ad una classe politica regionale alquanto ottusa e poco propensa ad applicare strumenti legislativi nazionali in grado di far compiere un salto di qualità alla Sardegna.

Zona Franca Sardegna: ai sindaci il potere di istituire le Zone Franche al Consumo

Il sindaco di Domusnovas Massimo Ventura ha deliberato la Zona Franca al consumo

Prediamo il caso del comune di Livigno con i suoi 6.458 abitati di cui 1000 sardi residenti e una giunta comunale che, grazie all’istituzione della Zona Franca al consumo, è forte di un bilancio pari a circa 32 milioni di euro con zero debiti all’attivo. Che dire in proposito? È sufficiente rimarcare una sola constatazione: ogni residente vanta servizi gratuiti, compresa la scuola e libri scolastici pari ad euro 485.00 al mese.

Nel 2016 il reddito medio di un sardo era pari a € 10.968, mentre quello di un residente a Livigno era di euro 23.586. A ciò occorre aggiungere la grossa differenza del tasso di disoccupazione: nel comune livignese praticamente zero, mentre in Sardegna il tasso di disoccupazione giovanile era pari al 52,8%. Come si vede, quindi, emergono dati drammatici se paragonati con chi, come Livigno, utilizza a pieno il diritto di usufruire della zona franca al consumo che crea stabilità, benessere e, soprattutto, occupazione.

Grazie alla riforma del titolo V della Costituzione, i comuni sono enti territoriali di base, con autonomia statutaria, organizzativa, amministrativa, impositiva e finanziaria. Essi rappresentano, curano e promuovono lo sviluppo della comunità locale e sono i principali destinatari delle funzioni amministrative, poiché più vicini al cittadino e ritenuti più idonei a esercitare i compiti amministrativi (municipalismo d’esecuzione).

La legge 5 maggio 2009, n. 42, definisce i principi fondamentali di coordinamento del sistema tributario, con riferimento alla potestà legislativa attribuita dai rispettivi statuti alle regioni a statuto speciale e alle province autonome in materia di tributi regionali, provinciali e locali.

I sindaci dei comuni, dunque, grazie alla legge 5 maggio 2009, n. 42,  hanno pieno potere e possono individuare forme di fiscalità di sviluppo, (ai sensi dell’articolo 2, comma 2, lettera mm), e alle condizioni di cui all’articolo 16, comma 1, lettera d. Alla luce delle leggii vigenti, se tanto mi dà tanto, è giunto il momento, come sta avvenendo da parte di alcuni sindaci sardi, in primis quello di Domusnovas, di mobilitarsi concretamente per deliberare le agevolazioni fiscali sulla zona franca al consumo.

Ovviamente l’adozione di questi provvedimenti non significa essere totalmente esentati dal pagamento delle imposte, bensì creano le condizioni per generare un benessere sociale diffuso e modificare, in meglio, il tenore di vita di ogni famiglia dell’isolana. Spetta ai sindaci, perciò, intraprendere la via del riscatto, per una vera rinascita della Sardegna.

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-06-27&atto.codiceRedazionale=16G00123&elenco30giorni=false

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09042l.htm

http://sna.gov.it/fileadmin/files/ricerca_progetti/FF/LD/Guida_completa.pdf

 

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