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Unione Nazionale Consumatori-Sardegna. Energia: fallita la libera concorrenza

Secondo il monitoraggio dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, relativo al biennio 2014/2015, solo un consumatore su tre ha abbandonato il mercato tutelato, nonostante negli ultimi quattro anni gli operatori siano aumentati. E chi lo ha fatto, ha finito per pagare di più.

Nel settore elettrico è stato costante l’incremento del numero di operatori attivi nel mercato libero per tutte le tipologie di clientela (i gruppi societari attivi sono passati dai 219 del 2012 ai 335 del 2015).

Migliora il livello di concorrenza dei clienti in Bassa Tensione altri usi (negozi e piccole attività), più vicini alle buone performance nel mercato dei grandi clienti (Media Tensione altri usi), con il 45% che si riforniscono sul mercato libero (erano il 36% nel 2012), che sottendono un elevato volume di energia, pari al 72%, e con il primo operatore che detiene una quota di vendite di circa il 23% (in calo del -4,3% rispetto al 2012).

Meno dinamico rimane il mercato della clientela domestica. Il servizio di maggior tutela rappresenta ancora la modalità di fornitura prevalente, pur in continua diminuzione da l 2012: nel 2015 poco meno di un terzo delle famiglie si approvvigiona sul mercato libero (32%). I clienti domestici sembrano restare nei regimi di tutela per la limitata conoscenza delle opportunità e degli elementi del mercato, oltre che per una minore appetibilità per i venditori . Rimane poi il vantaggio competitivo degli esercenti la maggior tutela nel convincere i clienti a scegliere una loro offerta collegata nel libero (il 67% dei passaggi al libero sono a loro favore). I livelli di concentrazione permangono elevati (con il primo operatore che nel 2015 detiene una quota di mercato di circa il 50%).

Anche per il settore gas e  aumentato il numero degli operatori attivi, anche se la concorrenza non ha raggiunto una dimensione nazionale (per tutto il quadriennio 2012-2015 solo 2 operatori risultano tra i primi 4 venditori in almeno 10 regioni). Nel 2015  ha cambiato  fornitore, anche uscendo dalla tutela, il 12,8% dei clienti finali domestici, valore pressoché costante a partire dal 2013. Nel medesimo periodo, i cambi tra modalità di fornitura per la clientela non domestica sono invece in crescita.

Per i clienti domestici e condomini uso domestico la fornitura prevalente risulta ancora il Servizio di tutela (68%  nel 2015), sebbene continui il graduale  passaggio verso il libero mercato. Come per il settore elettrico, i venditori storici presentano un certo vantaggio competitivo nell’aumentare le proprie quote di mercato sul libero. Tra il 2012 e 2015, nonostante la crescita del primo operatore a livello nazionale (che nel 2015 detiene. il 23% circa del mercato totale), la dinamica concorrenziale ha comunque permesso agli operatori di dimensioni medie di erodere le quote di mercato (+2,3% tra 2014 e 2015) sia ai più grandi che ai più piccoli.·

Sia nel settore elettrico che in quello del gas, per il biennio 2014 – 2015 la spesa sostenuta dai clienti domestici sul mercato libero si attesta su valori mediamente più elevati rispetto a quelli nei regimi di tutela. L’analisi deve necessariamente considerare che il prezzo del mercato libero comprende una quota di elementi aggiuntivi alla fornitura di energia (come programmi fedeltà, servizi extra, energetici e non) che ne rendono assai ardua la comparazione.

Ad avviso dell’UNC, e di tutta evidenza che al consumatore non interessano in alcun modo i programmi fedeltà o i servizi extra, ma pagare una bolletta meno salata. Il fatto che passando al mercato libero si paghi di più, quindi, attesta e conferma per l’ennesima volta che nel settore dell’energia non vi e affatto concorrenza e che la proposta di eliminare il mercato tutelato in questo contesto,  prevista nel del concorrenza, e  un sopruso a danno delle famiglie ed un regalo agli operatori.

Per quanto riguarda le offerte disponibili, sono sempre più caratterizzate da un prezzo fisso. Tale tipo di offerte necessita che il venditore acquisisca coperture per il rischio di incrementi futuri del prezzo, con un differenziale  di assicurazione pagato in più dai clienti.

Con la sottoscrizione online dei contratti, i venditori minimizzano i costi di acquisizione del cliente rispetto agli altri canali di vendita, consentendo offerte mediamente più vantaggiose.

I consumatori non sembrano ancora in grado di valutare il parametro prezzo per cogliere pienamente le offerte. Diversamente, per gli altri piccoli clienti nel libero (PMI ed esercizi commerciali) l’andamento dei costi sembra allinearsi maggiormente a quello dei regimi di tute­la. Ciò avvalora l’ipotesi di un deciso miglioramento della capacita dei clienti non domestici di ottimizzare i prezzi delle loro forniture, mentre per i clienti domestici di una limitata conoscenza del mercato e delle variabili rilevanti per individuare l’offerta migliore.

Risulta quindi indispensabile  aumentare gli sforzi regolatori per incrementare le capacita di scelta dei clienti domestici, proseguendo nel percorso già avviato dall’Autorità per rendere più trasparente le informazioni sulle condizioni delle offerte, nonché potenziare gli strumenti di comparazione.

Per quanto riguarda il grado soddisfazione della clientela, l’indice di  reclamosità (il rapporto tra il numero di reclami e il numero di clienti serviti) e in riduzione nel mercato libero, in calo al livello medio del 3% e 1,4% rispettivamente per i clienti domestici elettrici e gas (era il 2,5% nel 2012 per entrambi i settori}, a fronte  di una reclamosità pressoché costante per la  maggior tutela (circa 0,4% per i clienti domestici  elettrici,  0,7% nel gas) nell’intero quadriennio 2012/2015.

Nel 2015, per i clienti domestici i reclami nel settore elettrico sono stati 159 mila, di cui circa 2/3 relativi al mercato libero. I contratti contestati dai clienti domestici, in quanto ritenuti irregolari nella loro formazione, sono stati 1’1% sul totale dei nuovi contratti sottoscritti nell’anno, mentre per i piccoli clienti in Bassa tensione lo 0,7%.

Nel settore gas, sempre nel 2015, i reclami per i clienti domestici sono stati 153 mila, di cui circa la metà relativi al mercato libero. I contratti contestati dai clienti domestici sono stati lo 0,9% del totale.

A causa della crisi economica, restano elevati i livelli di richieste di sospensione del servizio per morosità, seppur in diminuzione per il settore elettrico (ad eccezione che per i clienti domestici sul libero mercato) con forte disomogeneità a livello regionale.

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