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Trinità D’Agultu e Vignola. Quale integrità garantire agli extracomunitari?

Super Mario, Omar, Amin, tutti nomi di extracomunitari riferiti ad altrettanti personaggi conosciuti e rispettati nel nostro territorio, che si fermano e lavorano durante il periodo estivo lungo le nostre spiagge e in mezzo alla gente nei nostri paesi.extracomunitariEssi, com’è abitudine, tutti gli anni trascorrono l’inverno presso le proprie famiglie d’origine, per trasferirsi poi per il periodo estivo nei nostri luoghi. Persone rispettate e accettate, nonostante professino un tipo di commercio che a noi sarebbe negato, perché illegale. Un’integrazione naturale avvenuta negli anni spontaneamente, che con i tempi che corrono, si sta sfaldando e diventando precaria, per colpa dell’invasione sconclusionata di tanti loro conterranei. Un modo lento d’inserimento contro uno immediato e traumatico, che le comunità fanno fatica ad accettare. Contemporaneamente assistiamo  ad una gara di pochi  individui senza scrupoli, che approfittando del facile guadagno, non si preoccupano minimamente del danno che possono fare all’intero tessuto sociale, immigrati ambientatesi compresi. Anch’essi, infatti, non sono più visti di buon occhio e la gente li allontana con fastidio ogni volta che si avvicinano, per vendere la loro mercanzia; immaginiamoci la grande massa che dovrebbe integrarsi in località Paduledda a Trinità, dove vi stanziano in gran numero e corre voce che potrebbero a breve diventare addirittura 300, contro un centinaio d’abitanti. Un danno identitario prima di tutto, economico e culturale, di cui si avranno conseguenze impensabili alla lunga, sull’intero tessuto sociale del nostro paese.   Già da adesso si vedono bivaccare davanti all’uscio del Comune per elemosinare carte d’identità “false”, concesse dai Comuni sulla parola, poiché impostagli dall’alto, che poi darà loro garanzia d’assistenza e di circolazione. Una concessione immediata che permette loro di presentarsi al bivio per S. Teresa, con zaino in spalla subito il giorno dopo, liberi di scappare dove gli pare, come in questi ultimi giorni, che una volta ottenuto il documento utile sono fuggiti in venticinque, non si sa dove. Una burocrazia inesistente per loro, con la quale noi conviviamo ormai a stento. Siamo alle porte dell’estate e sappiamo quanto sia fondamentale per il nostro territorio il turismo. Le persone che avevano comprato con grandi sacrifici una casa al villaggio Paduledda, si ritrovano con un bene ormai svalutato e invendibile. L’investimento della loro vita per alcuni, che non possono e non vogliono più abitare, ma neanche affittare, poiché nessuno vorrebbe trascorrere le sue vacanze sarde dentro un ghetto. Intanto le nuove norme, secondo cui ogni Comune dovrebbe ospitare 3,5 migranti ogni mille abitanti, sono disattese nonostante il nostro Municipio  abbia espresso di aderire anticipatamente. Certamente sette migranti non farebbero la felicità di quei pochi, che mirano a ben altri guadagni, ma li integrerebbe e li farebbe accettare volentieri ai tanti cittadini che farebbero volentieri a meno di diventare, per forza di cosa, razzisti.  Intanto lo scambio continuo tra nuovi e vecchi arrivi continuano, nonostante le promesse del prefetto, dopo l’adesione allo Sprar del nostro Comune. In giro rimangono clandestini identificati sulla parola, non potrebbe essere diversamente visto che i paesi da dove provengono, sono all’oscuro più di noi sulla loro identità. Esseri umani, sui quali l’unica certezza è il colore della loro pelle. Nulla si sa delle loro eventuali malattie che si portano in giro, delle eventuali schizofrenie religiose o altre. Tanto si sa, delle irresponsabilità dei nostri politici, che fremono per portare a compimento una legge, lo ius- soli, che contribuirebbe a incrementare l’arrivo di donne incinta, sulla falsariga del predicato mussulmano, secondo cui “ sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria”.

Mario Piga
Cordinatore NCS
Trinità d’Agultu e Vignola  

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