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Tra intimismo nordeuropeo ed esuberanza ritmica-Incontro con la jazzista Francesca Tandoi

Ad inaugurare il Jazz Club Network 2017- progetto artistico del CeDAC nell’ambito del Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna, che si propone di mettere in rete e valorizzare i luoghi privilegiati della musica improvvisata, – è stasera, nella dimensione raffinata e intima del Jazzino di Cagliari, la pianista, vocalist e compositrice Francesca Tandoi, alla testa del Trio che vede Francesco Puglisi al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria. Domani sera la stessa formazione sarà protagonista di un concerto all’insegna dello swing al Poco Loco di Alghero. Francesca Tandoi, (diplomata con menzione speciale al Royal Conservatory of The Hague, con Master diploma al conservatorio Codarts di Rotterdam) ha al suo attivo tre cd, tutti pubblicati con l’etichetta jazz giapponese Atelier Sawano (For Elvira, Something blue e Wind Dance), collaborazioni con jazzisti del calibro di Joe Cohn, Scott Hamilton, Leah Kline, Madeline Bell, partecipazioni a numerosi jazz festivals (fra gli altri il “North Sea Jazz Festival”e il “Bosendorfer Gala”) e tournée in Svizzera, Germania, Belgio, Francia, Grecia, Giappone, Indonesia, India, Singapore e Malesia. Quello di Francesca Tandoi è un pianismo elegante e forbito che flirta con la melodia senza indulgere a tentazioni manieristiche; intimismo di impianto nordeuropeo ed esuberanza ritmica, avanguardia e tradizione convivono senza sbavature in un orizzonte compositivo e performativo virtuosistico ed energico, capace di assicurare immediatezza e vividezza d’accenti ad ogni esecuzione.

L’Olanda, nella quale si è trasferita nel 2009, è uno dei leader a livello mondiale in jazz performance ed è teatro di prestigiosi eventi jazzistici (tra i quali il North Sea Jazz Festival, cui l’Artista ha preso parte, N.d.R.). Una situazione così felice si ritrova attualmente, secondo Lei, anche in Italia? O ha ragione chi parla di situazione di stasi, oligopolio e scarsa meritocrazia tipicamente “italiota”?

L’Olanda è senza dubbio un’isola felice per quanto riguarda la promozione e la realizzazione di attività culturali in genere, principalmente grazie ai fondi stanziati per sostenere le arti e la cultura; forse questa è l’unica cosa che differenzia i due paesi: le possibilità economiche e la situazione politica.

Tuttavia il jazz rimane una musica di nicchia ovunque, non credo ci sia paese al mondo in cui un jazzista abbia vita facile purtroppo! La mia decisione di trasferirmi è venuta più che altro dall’esigenza di viaggiare e conoscere luoghi diversi ma vedo che in Italia le acque si stanno smuovendo e la situazione lavorativa va via via migliorando. Considerando poi che il livello dei musicisti jazz italiani è fra i più alti al mondo direi che, almeno “jazzisticamente”, stanno succedendo belle cose anche in Italia!

 

Parallelamente alla sua attività di session-player ha dato vita ad alcune formazioni a suo nome: in particolare il “Francesca Tandoi European Trio” annovera il batterista/vibrafonista olandese Frits Landesbergen e il contrabbassista Frans Van Geest. Nelle sue formazioni tende ad adottare una modalità di gestione “eurocentrica” della dialettica tra elemento melodico-armonico e ritmico, privilegiando il primo?

Se per modalità di gestione “eurocentrica” si riferisce allo stile musicale, ovvero al tipo di jazz denominato “europeo”, direi che la mia musica tende piuttosto alla tradizione afroamericana dove l’aspetto melodico è ovviamente molto importante ma forse l’aspetto ritmico lo è ancora di più.

Chiaramente le due cose non possono essere separate ma prediligo un tipo di musica e di jazz basata sullo “swing” … quello che mi piace suscitare nel pubblico è il desiderio di muoversi e ballare al ritmo della mia musica. Per quanto riguarda i brani composti da me, invece, posso dire che l’aria nord europea mi ha piacevolmente influenzata!

 

Più volte ha dichiarato di essere grande fan di Oscar Peterson, spesso “fucilato” da certa critica-italiana e non-che, poco incline a sconfinamenti del rigido confine tra “commercializzazione” e jazz, lo ha tacciato di sterile pianismo da show-business e entertainment. Si tratta della stessa critica che individua nello swing un approccio consumistico al jazz…Lei che ne pensa?

Sì, ho dichiarato più volte che uno dei miei più grandi eroi pianistici di tutti i tempi sia Oscar Peterson, il che ha generato spesso delle critiche sullo stile “old fashioned” della mia musica.

Non ho mai detto che il mio sogno sia quello di “imitare” Peterson o di suonare necessariamente come lui. Questo sarebbe impossibile (purtroppo !)

Ritengo anzi che il mio stile sia abbastanza personale e, ovviamente, più moderno.

E’ indubbio che Peterson aveva tutto quello che un pianista jazz dovrebbe avere: cuore, anima, suono e tecnica impeccabile, sincerità musicale, estro, creatività, personalità, swing, timing più che perfetto, grandi doti compositive. A prescindere dallo stile, che può piacere o no, rimane in maniera indiscussa uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi.

 

Attualmente ha all’attivo tre cd, tutti pubblicati con l’etichetta jazz giapponese Atelier Sawano: For Elvira (2014) Something blue (2015) e Wind Dance (2016). Ritiene di aver sviluppato, nel tempo, un’inclinazione maggiormente pop-oriented?

No, assolutamente! I miei lavori discografici rimangono sempre fedeli alla tradizione jazzistica, anche se, sorprendentemente, in Asia hanno venduto quasi 10.000 copie!

Claudia Erba

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