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POLIZIA, SE IL DIPARTIMENTO RETTIFICA IL SUO CAPO….

Il Coisp dopo la nota del Dipartimento di PS che ha ‘precisato’ a proposito delle parole di Gabrielli: “Si era persa l’abitudine ad un vero Capo della Polizia, ma l’onestà intellettuale è l’unica strada ammessa”.

“Pensavamo di aver visto quasi tutto ormai, ma il Dipartimento di Pubblica Sicurezza che ‘precisa’ le parole del suo stesso Capo decisamente ci mancava… Si era persa l’abitudine ad avere un vero Capo della Polizia per il quale l’onestà intellettuale è tutto. Un professionista talmente serio, competente, affidabile e responsabile che conosce il valore della diplomazia e della correttezza istituzionale, e però non ha timore della verità, perché sa bene che l’autorevolezza e il rispetto si guadagnano solo avendo il coraggio di mettere le carte sul tappeto senza trucchi e senza paura di affrontare le difficoltà per trovare soluzioni. ‘Se le cose non ce le diciamo, tutto diventa complicato’. Queste parole pronunciate da Franco Gabrielli davanti alla Commissione Parlamentare qualche giorno fa rimangono scolpite nella mente a sugellare l’immensa stima che provano per lui tutti i Poliziotti e, ne siamo certi, i cittadini”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo che il Dipartimento della Pubblica Sicurezza “in riferimento alle recenti affermazioni rilasciate dal Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Franco Gabrielli nel corso dell’audizione in Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di Sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie relativamente alla consistenza degli organici della Polizia di Stato” ha voluto precisare “che la legge cosiddetta Madia ha fissato l’organico della Polizia di Stato ad un tetto più aderente alla realtà rispetto ad una pianta organica puramente virtuale. Tale scelta è stata a suo tempo il frutto di una sinergia istituzionale tra il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione ed i vertici delle forze di Polizia che ha prodotto un lavoro che va esattamente nella direzione opposta ovvero quella di aumentare la forza effettiva dei poliziotti attualmente deficitaria. Va ribadito infine che come più volte detto dal Prefetto Franco Gabrielli gli ultimi due governi hanno invertito la tendenza precedentemente introdotta con il blocco del turnover prevedendo nuove immissioni nei ruoli della Polizia di Stato. Naturalmente gli effetti di tale strategia si potranno apprezzare nel lungo periodo”.
“Le recenti dichiarazioni di Gabrielli cui tanto sprezzantemente si fa riferimento nella nota di un non meglio identificato soggetto che parla ‘per il Dipartimento della Pubblica Sicurezza’ senza metterci la faccia – aggiunge Maccari -, sono quelle del vero ed unico titolato Capo della Polizia italiana che ha voluto soffermarsi senza mezzi termini e senza ipocrisie sull’analisi delle problematiche legate non solo agli attuali vuoti negli organici ed alla distribuzione delle forze sul territorio, stigmatizzando chiaramente l’impiego di massiccia parte degli uomini nei servizi e nei luoghi in qualche modo legati a figure politiche, istituzionali e persino sindacali; ma soprattutto sulla riduzione dell’organico previsto con la Legge Madia (da 117.200 a 106.000) con un decremento medio della Polizia di Stato del 15 per cento; nonché sull’invecchiamento delle Forze di Polizia, tale che nelle Questure c’è una media di Operatori che vanno dai 48 ai 51 anni (“il che vuol dire che ci sono persone che mando sulle Volanti a 54-55 anni”). Tutte questioni assolutamente reali e concretamente pressanti – insiste Maccari -. E per quanto sul turn over sia stato fatto qualche passo avanti, come effettivamente Gabrielli ha evidenziato più volte, restiamo comunque ben lontani dal suo completo sblocco, visto che siamo ancora fermi a poco più del 50 per cento. Ed è fin troppo chiaro che i numeri, i mezzi e le risorse di cui abbiamo bisogno per dare risposta alla disperata richiesta di sicurezza dei cittadini nei centri come nelle periferie sono ben più di quelli su cui possiamo fare affidamento attualmente. Senza contare la più vasta e complessa problematica di sistema, che deve tenere conto di tempi, di provvedimenti, di strumenti normativi e persino di questioni socio politiche che incidono sul nostro operato”.
“Durante la sua audizione – conclude Maccari – Gabrielli ha fatto un passaggio significativo sia pur fuggevole affermando “se arrestiamo un borseggiatore e lo portiamo davanti al giudice, per quelli che sono i termini di legge, lui lo rimette in libertà e quindi la mattina dopo quello si ripresenta a fare esattamente la stessa cosa. Il problema non è della capacità delle Forze di Polizia di fornire delle risposte. Il problema forse sono gli strumenti con i quali le Forze di Polizia sono chiamate ad operare”. Invece che pensare a precisare, a rettificare, o ad altre baggianate tutte tese a scusarsi con il potere politico per l’onestà del Capo della Polizia, meglio sarebbe riflettere lungamente e profondamente sulle sue valutazioni frutto di capacità, preparazione e senso del dovere con cui pochi possono competere”.

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