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“Oristano, l’area vasta, le elezioni e quel futuro tutto da disegnare”. Di Beppe Meloni

 

Non passa, in extremis, la modifica dello stemma e del Gonfalone della città, e il sindaco Tendas incassa un altro brutto stop nell’ultima riunione del consiglio comunale a Palazzo degli Scolopi. L’ennesimo scivolone, l’ultimo della serie, che poteva e doveva essere risparmiato alla città incolpevole. Un errore marchiano, nei modi e nella tempistica, come giustamente ha sottolineato un esperto della materia, Giampaolo Mele, docente dell’ateneo sassarese e direttore scientifico dell’ISTAR, Istituto di Storia Arborense. Ancora una volta, e sino alla fine di una consiliatura tormentata, ha prevalso la strategia “dell’uomo solo al comando”, che non ha mai pagato, confondendo spesso volutamente o meno, la gestione di un Comune con quella di una Scuola. Entità completamente diverse tra loro, che non si devono e non si possono confondere. I fatti, ancora una volta, si sono incaricati di dimostrarlo. A tutto ciò va aggiunta una scarsa collaborazione del sindaco con gli organismi politici del Partito Democratico, che resta pur sempre il suo Partito di riferimento nella città capoluogo. Perché l’assurdo di questo consuntivo nel “mare magnum” dell’inconcludenza della politica locale è che la giunta Tendas porta a casa risultati apprezzabili: IVI Petrolifera di Torregrande, riqualificazione di Oristano EST, impulso verso l’edilizia popolare, assistenza sociale, la circonvallazione EST-OVEST, collegamento tra Via Cagliari – Seminario – centro città e progetto Distretto Militare, sono iniziative di tutto rispetto che possono garantire passi avanti alla città capoluogo e all’area vasta che la circonda. Molto difficile, quasi impossibile fare pronostici in una campagna elettorale aperta quasi in sordina, e dove gli accordi a destra e a sinistra, con l’incognita “Cinquestelle” per la prima volta sulla scena, stentano a decollare. Mentre ha preso il largo l’associazione “Oristano e oltre”, che non intende limitarsi a specifiche osservazioni sui programmi delle singole liste, ma presenta idee-forza organiche e coerenti, che possano rappresentare le premesse per un organico progetto di sviluppo della città”. E adesso per finire occhio al “Partito dei Sardi”, dell’assessore Maninchedda, attivo e presente nell’Oristanese, ormai un “dominus” sulla scena politica regionale, che dopo aver espugnato la sanità oristanese si appresta a diventare arbitro della prossima partita elettorale comunale, piazzando nei settori più delicati uomini e pedine. Niente di nuovo sotto il sole. La storia puntualmente si ripete. Oristano come nel passato terra di conquista. Macomer e la Planargia premono alle porte della città e dell’area vasta. Ci sarà qualcuno che apra finalmente gli occhi a questa città pigra, sonnolenta e talvolta un po’ distratta, incapace di disegnare il proprio futuro?

Beppe Meloni

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