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Da dove vogliamo ricominciare? L’eterno attendismo di una città che fatica a disegnare il proprio futuro Di Beppe Meloni

Da dove vogliamo ricominciare? Passato il Ferragosto sotto l’implacabile solleone, riprende la danza delle polemiche oziose, perditempo e inconcludenti attorno al Progetto di Sviluppo di Oristano-Est. Nel mezzo sta la figuraccia rimediata per il mancato incontro amichevole del Cagliari Calcio, causa l’inagibilità del vecchio campo Tharros, che ha urgente bisogno di una completa ristrutturazione. Come facilmente prevedibile, la nuova giunta Lutzu blocca il progetto di housing sociale di via Lepanto e ha inizio il balletto tra Comune e Comitato rionale per vedere cosa fare, mentre l’Adiconsum ha già intravisto “dietro le quinte” una nuova speculazione immobiliare. Ma quel che emerge, tra le pieghe delle febbrili consultazioni , per adesso, è soltanto la volontà di ritardare la realizzazione del progetto ereditato dalla giunta Tendas, ed eventualmente, di spostare la sua localizzazione in un’altra parte della città. Dove, non si sa. Tutto giusto e sacrosanto, ma tenendo conto dei tempi tecnici da rispettare c’è solo il pericolo che alla fine salti tutto, con buona pace dello sviluppo previsto per la città capoluogo che resta al palo, ancora una volta, bloccata come sempre tra discussioni, polemiche, contrasti . Una città che ancora sembra non essere “diventata grande abbastanza” da sapere cosa fare del suo futuro, incapace come è di scegliere come impiegare le risorse al meglio, preferendo all’onere della scelta un più rassicurante e facile immobilismo. Ecco allora che ad una ritrovata partecipazione collettiva alla discussione per disegnare Oristano che verrà, sarebbe bello che si accompagnasse qualche soffio di novità, per esempio con una progettazione mirata e alternativa di edilizia popolare , più radical chic se la chiamiamo “housing sociale” ma sempre di quello si tratta, perché gli “sfrattati” dalla città cominciano ad essere troppi e sotto gli occhi di tutti. Provando a cambiare il passo alla città di Eleonora e portandola dai “tempi lunghi e dalle lunghe attese” verso uno sviluppo consapevole e mirato alle potenzialità ancora inespresse di un centro urbano che vede nella zona fluviale , nelle infrastrutture del porto e delle strade ferrate e nelle oasi lagunari e costiere, le ragioni di forza per costruire un contesto evoluto e attrattore di nuovi investimenti pubblici e privati. In quest’ottica la buona amministrazione deve operare cercando di salvaguardare, nella continuità amministrativa, quanto di buono esiste per non rischiare di buttare “il bambino con l’acqua sporca” per prese di posizione troppo rigide e inconcludenti. Nella lungimiranza che sempre deve guidare chi mette al primo posto le esigenze di crescita e sviluppo della nostra amata città.

 Beppe Meloni

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