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La stoccata di Emiliano a Renzi: “Pd partito dei banchieri o di chi non conta nulla?”

Postato da: Sandra Signorellail: gennaio 17, 2017In: PrimissimaNessun commentoVisualizzazioni: Stampa Email
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LECCE – “Dal Pd occorre un chiarimento sulla sua natura. È il partito dei banchieri o di chi non conta niente, dell’onestà, della sanità pubblica, il partito che rifiuta le pratiche opache?”.

È un Michele Emiliano agguerrito quello che interviene ai “Dialoghi democratici in campo progressista”, evento organizzato dal movimento La Puglia in più di Dario Stefàno all’Hotel Tiziano a Lecce, presenti l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, Bruno Tabacci, oltre allo stesso Stefàno e a un nutrito gruppo di parlamentari, tutti impegnati nella costruzione dell’area progressista. La sala è gremita, molti i democratici presenti. Sono loro, infatti, gli interlocutori privilegiati del progetto, sull’onda di esperienze amministrative presenti e passate.

Il dibattito procede pacato e senza scossoni, fino, appunto, all’intervento di Emiliano, un fiume in piena contro la gestione Renzi. Parla di “crisi profondissima nel Pd”, chiede a gran voce un congresso, denuncia il “potente apparato di propaganda” scatenatosi in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre, con qualche sostenitore del sì che ha accusato i dem del “no” di aver remato contro il cambiamento. E, comunque, i risultati evidenziano – lo sottolinea Emiliano – che gli italiani non hanno l’ossessione delle riforme costituzionali. O non le vogliono con tali modalità.

Ai giornalisti che gli chiedono se sia in corsa per la segreteria, il governatore pugliese chiarisce di partecipare a un dibattito: “Il mio partito è andato a sbattere contro un muro di cemento armato a 300 km all’ora. L’autista è sceso, ha chiesto immediatamente un’altra auto per proseguire e non gliel’hanno data, è rimasto a terra”.

“Adesso – aggiunge – dobbiamo capire perché abbiamo sbattuto, come facciamo in futuro a dotarci di un autista che non ci mandi di nuovo contro quella parete che ha fatto un danno enorme, perché ha favorito destra e pericolosi populismi e ha ridotto al lumicino il Partito democratico. Oggi il Pd ha bisogno di un congresso, di individuare la sua identità politica, anche perché il mandato di Renzi sta per scadere. È legittimo, dato anche quello che è successo, ragionare di un congresso anticipato o, comunque, organizzato almeno nei tempi previsti dallo statuto. Io sono uno dei tanti, persino Renzi ha capito che dalle nostre parti i verbi si declinano con il noi e non con l’io”.

Emiliano si è chiesto quindi se il Pd sia ancora un partito di centrosinistra e non sia diventato, invece, “un partito che coltiva l’interesse di pochi”. Ha messo in evidenza la difficoltà nel ragionare con il Governo su temi come Ilva o Tap. E, in quest’ultimo caso, “non c’è stata possibilità di essere ricevuto da Renzi. Da Gentiloni, invece, sono stato ricevuto nel giro di cinque giorni, significa che si poteva fare”.

Parole di elogio per Stefàno, “che non delude mai”, come non delude il “compagno Tabacci”, in apertura il ricordo di Guglielmo Minervini e del rapporto non sempre semplice con Nichi Vendola. Ma, del suo intervento, rimane soprattutto il telegramma spedito ai suoi stessi colleghi di partito: si volti pagina rispetto al renzismo.

Sandra Signorella

 

 

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