Home / Attualita' / Eventi / Tra heritage afro-americano ed esuberanza partenopea-Incontro con Letizia Gambi

Tra heritage afro-americano ed esuberanza partenopea-Incontro con Letizia Gambi

Da Roberta Gambarini a Maria Pia De Vito-passando per Chiara Civello, Greta Panettieri, Michela Lombardi e Chiara Pancaldi- l’Italia si sta consolidando come la maggiore esportatrice dell’eccellenza vocale jazz femminile nel mondo. Tuttavia- come ha sottolineato Ada Montellanico- vera e propria iniziatrice della via italiana del jazz vocale-dopo oltre un secolo di storia, in Italia il jazz non sembra aver ancora trovato una sua precisa collocazione.

Letizia Gambi- definita da un certo Sting “a stunning vocalist”, con all’attivo un carnet di collaborazioni con il gotha del jazz mondiale (Lenny White su tutti-vincitore di 6 Grammy Awards-Ron Carter, Chick Corea, Wallace Roney, Patrice Rushen, Gil Goldstein e Gato Barbieri, solo per citarne alcuni)-si inserisce a buon diritto nella nouvelle vague del jazz italiano, troppo spesso disconosciuta in patria a favore dei facili entusiasmi del Belpaese per le vocalist d’oltreoceano.

Legata ad Anita O’Day da una filiazione archetipica, Letizia Gambi esibisce un’agilità vocale portentosa ed una sensibilità interpretativa che le consentono di enfatizzare, di volta in volta, diverse coloriture timbriche, alternando con fluidità un’emissione colta ad un’altra maggiormente “popular”.

Heritage afro-americano ed esuberanza partenopea, azzardo e tradizione si amalgamano in un sound contaminato a vocazione internazionale, brulicante di implicazioni e di possibilità semantiche, facendo di Letizia Gambi l’icona di una cultural fusion ragionata: la materia musicale è plasmata e affinata all’esito di uno studio filologicamente fondato, che rifugge il rischio postmoderno di un pastiche spogliato di identità specifica.Erri De Luca ne “La musica provata” (Feltrinelli, 2014) scrive: “A Napoli s’impara che la macchina del mondo è un’orchestra musicale. S’impara ad andare a tempo, stare in una partitura.” In che misura le radici partenopee hanno influito sulla sua cifra stilistica?

Moltissimo, Napoli è la mia città natale da cui è partita la mia vita e a cui resterò sempre legata da un filo sottilissimo. Non ci abito più ma è un luogo del cuore. Che mi accompagna ovunque vado.

La napoletanità è una cosa che non si può spiegare, Napoli è un mondo a sè, che va vissuto e non capito. E’ una realtà parallela che fa parte dell’Italia ma tutto è scandito da un tempo diverso. La frase di De Luca è bellissima ma Napoli per me è una città che va anche  controtempo. E forse non è una partitura perché non si può né leggere né scrivere. E se fosse pure scritta nessuno la seguirebbe. Napoli è improvvisazione vera e pura. Napoli per me è Jazz alla massima potenza. Ed è difficile da spiegare, da raccontare, da concepire se non la si vive. Non si ripete mai. Va amata, odiata e a volte subita. Napoli è come un uomo che ami, non lo si cambia; lo si accetta.

Ho compreso con la lontananza, mentre crescevo e studiavo artisticamente al nord, che le mie origini facevano la differenza e mi caratterizzavano e che appoggiandomi ad esse sarei stata sempre e comunque credibile, perché c’era qualcosa che scorreva nelle mie vene che era innegabile e insostituibile. E’ da lì che ho deciso di ricercare un mio mondo musicale che partisse dalla mia cultura e si espandesse nelle direzioni che il mio cuore ha deciso di seguire, ed è grazie a questa idea che ho conquistato l’attenzione di grandissimi musicisti internazionali come il mio produttore americano Lenny White.“INTRODUCING LETIZIA GAMBI”, il suo album d’esordio, concepito e sviluppato con Lenny White(uno dei padri fondatori del jazz fusion, N.d.R.) coniuga melodie mediterranee e heritage afro-americano in una sintesi efficace di due mondi prima facie lontani. La “cultural fusion” è la nuova frontiera del postmoderno?

Innegabilmente è il futuro, già viviamo in un mondo di fusione culturale, unione, multietnicità, multicolori, convivenza di popoli, fusion food, musica e arte ma bisogna fare le cose bene, è una cosa delicata… perché percepisco nella bellezza della contaminazione anche il pericolo della cancellazione di ciò che c’è stato prima e da cui ognuno viene. Se voglio fare una contaminazione tra due mondi devo conoscerli profondamente e attingere con coscienza e conoscenza. Altrimenti si rischia di fare un minestrone senza senso.“Blue Monday” contiene una sorprendente “Sweet Georgia Brown/Dig”, che parte con una citazione del “Coro delle lavandaie” tratto dalla famosa opera “La Gatta Cenerentola” di Roberto De Simone “e passa allo swing di “Dig “(Miles Davis & Jackie McLean). Già “La Gatta Cenerentola” è un mélange di musica popolare (villanelle, moresche, tammurriate) e musica colta…si tratta di una contaminazione nella contaminazione?

Direi che è la contaminazione pura.“Sweet Georgia Brown/ Dig” rappresenta per me e per Lenny la rappresentazione di ciò che veramente volevamo fare da tempo. Abbraccia entrambe le nostre radici e attinge in modo profondo e significativo da entrambe le culture.Lei ha studiato jazz-tra gli altri-con Maria Pia De Vito…l’intentio artistica che sorregge “Blue Monday”è affine a quella che impronta un disco come “Nauplia”?

Maria Pia è una grandissima artista, musicista e vocalist. La stimo tantissimo ed è un’amica e grande insegnante.

Il lavoro che c’è dietro ai miei album è diverso sicuramente da Nauplia (che adoro!).

In “Introducing LG” ho voluto anche tradurre in inglese brani della tradizione napoletana e arrangiarli con un linguaggio jazz internazionale ed elegante. C’è un lavoro di traduzione attenta per lasciare inalterato il significato dei testi in inglese. Ho tradotto “Carmela” di Sergio Bruni, “Munasterio ‘e Santa Chiara”… ho avuto anche la prima e unica autorizzazione mai data al testo in inglese di “Tu sì na cosa Grande/You are so special” dalla vedova di D. Modugno.

Ho voluto inoltre costruire un mio sound mediterraneo con l’uso di un organico preciso, aggiungendo cello bandoneon, chitarra acustica e archi al trio tipico jazz. E’ stato un lavoro anche di arrangiamenti e creazione del mio “sound”.

Mentre “Nauplia” è un viaggio meraviglioso nella musica napoletana anche meno nota con voce e piano lasciati molto più nudi e liberi.

In “Blue Monday” ho continuato con il mio sound e ho aggiunto più brani originali scritti da me (tra cui uno dedicato al grande Pino Daniele), brani molto più moderni e attuali passando da cover di canzoni non legate affatto a Napoli come “Back To Black” di Amy Winehouse o “Que serà serà”.Nel romanzo di Lelio Luttazzi “L’erotismo jazz di Oberdan Baciro”(uscito postumo per Einaudi, N.d.R), dal forte sapore autobiografico, si legge della “sbandata per il jazz”, di jazzofili che si incontravano per ascoltare i dischi di Ellington e di Armstrong “come carbonari risorgimentali”, di un uomo insofferente alle costrizioni della morale, libertino, antifascista e fortemente ironico. Qual è il suo rapporto con la figura e con la musica di Lelio Luttazzi, che ha omaggiato in “Blue Monday”’?

Lelio Luttazzi è stato un grandissimo uomo di musica, di spettacolo, di cultura e di umanità. Geniale nelle sue composizioni, elegantissimo ma avanti per i tempi in cui ha lavorato tanto in tv. Era talmente avanti che continua ad essere punto di riferimento di tanti grandi artisti attuali.

Sono legatissima alla Fondazione e alla vedova Rossana Luttazzi. Ho imparato a conoscere Lelio attraverso le sue canzoni, le sue composizioni e attraverso i racconti di Rossana che lo mantiene vivo tra di noi con amore costante e tanto lavoro. Lo avrei tanto voluto conoscere di persona. Farò un omaggio alla sua musica  il 25 Luglio a Trieste in un concerto con il mio nuovo progetto live “LETIZIA GAMBI IN 3D”.Un trio di sole donne con le grandissime Giovanna Famulari al Cello ed Elisabetta Serio al pianoforte. Non vediamo l’ora!L’ album “100% Frank” contiene una intensa rilettura di “Dindi”; tra le varie versioni femminili del pezzo (interpretato, tra le altre, da Sylvia Telles, Ella Fitzgerald, Rebecca Martin, Sarah Vaughan, Mina) ce n’è una che sente particolarmente vicina?

Ho imparato il pezzo tanti anni fa ascoltando Ella nell’album “Ella Abraca Jobim” ma in realtà la mia versione preferita resta quella di Frank Sinatra, mi piace anche cantata da Maria Bethania e da Gal Costa.

Claudia Erba

Info su Claudia Erba

Controlla Anche

Marina

Marina militare: incontro tra capi delle marine aderenti all’iniziativa Adrion

Martedì 17 ottobre 2017, cogliendo l’occasione del Regional Seapower Symposium di Venezia, i Capi delle …

3 commenti

  1. Complimenti alla giornalista e alla testata per aver dato spazio ad una vocalist di caratura internazionale. W il jazz!

  2. Bellissima intervista ad una grande artista famosa in tutto il mondo, mentre in Italia ascoltiamo il solito tormentone estivo di pessima qualità.
    W la grande musica, W Letizia Gambi!

  3. Letizia gambi is a stunning vocalist!!!! Parola di Sting!!! W napoli che esporta il jazz migliore nel mondo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Optimized with PageSpeed Ninja
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com