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Fulvio Tocco: “In Sardegna i piccoli comparti agricoli possono fare la differenza”

Considerare l’olio, le mandorle, i fichi d’india, le melagrane, lo zafferano, il miele, i legumi e altre colture speciali per crescere nella sostenibilità ambientale. L’OCSE: da qui a 60 anni la situazione sarà sempre peggiore; salari sempre più bassi e sempre più disuguaglianza

Ho la fortuna di conoscere un pochino il territorio della Sardegna. Ho una certa esperienza nell’ambito dei macro comparti produttivi (Cerealicolo, Ortofrutticolo, Vitivinicolo e Lattiero caseario) e guardo con una attenzione straordinaria al ruolo che possono attribuirsi, in aggiunta a questi, i micro comparti produttivi, se ben considerati.

 

Tutti insieme i piccoli comparti possono creare ricchezza come un grande comparto. E ogni volta che ci penso mi chiedo perché la nostra isola non riesce ad imboccare la strada giusta per far crescere l’economia, il lavoro e l’occupazione? Di fronte a tante eccellenze che la nostra campagna produce non si riesce a fare quel salto qualitativo necessario per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni delle aree rurali.

 

E’ possibile che chi ha responsabilità di governo non pensi di stimolare la creazione della ricchezza aggiuntiva, per ampliare la Plv, attraverso dei Piani straordinari (fuori dai soliti schemi) finalizzati ed a termine, con progetti a monte sui quali potranno aderire coloro che hanno dei terreni e non hanno la possibilità di muovere i primi pasi per renderli produttivi? Quando l’economia è bloccata qualcosa di inconsueto bisogna pur fare per smuoverla.

 

Credo che questa deve essere l’idea primaria della classe dirigente di una regione. Per esempio, se una corretta lettura del territorio dice che importiamo ingenti quantità di mandorle per la produzione dei dolci tipici, va da se che su questo comparto bisogna puntare. Come farlo? Un’ istituzione prepara un progetto che prevede d’incrementare di 500 ettari l’anno la superficie coltivata a mandorli e a quel progetto si aderisce (con una semplice domanda), non è che ogni singolo deve preparare un suo progetto per essere finanziato, come tuttora avviene, con grande dispendio di risorse finanziarie, di energie e di tempo.

 

Un Piano straordinario finalizzato all’aumento della Plv, potrà essere attuato, prevedendo anche un enorme risparmio di risorse finanziarie, di procedimenti burocratici e dei tempi d’attuazione. Ciò può essere fatto per investire su qualunque comparto produttivo che si vuole valorizzare. Per l’esperienza maturata, sono convinto che un agricoltore presterà più attenzione al Piano straordinario a contributo fisso e tempi certi (entro i parametri della normativa del de minimis primario) che ai più consistenti finanziamenti del Psr per la medesima coltura.

 

Non è un pensiero difficile su cui arrivare. Questa strada consentirebbe di estendere le coltivazioni programmate per stimolare la crescita dell’economia nella sostenibilità ambientale. Se l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha previsto da qui a sessanta anni un aumento della disuguaglianza sociale qualcosa di insolito bisognerà pur fare per attenuare il disaggio e la regressione socio economica, senza dissanguare i bilanci della pubblica amministrazione. Perché i numeri contano!

Fulvio Tocco

 

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