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Diffida dell'”Associazione proprietari Rena Majore” al Comune di Aglientu

L’Associazione proprietari Rena Majore si batte da anni affinché il Comune di Aglientu completi le opere infrastrutturali di Rena Majore, le acquisisca come previsto dalle Convenzioni stipulate con le società lottizzanti (unitamente agli spazi verdi e a tutte le aree destinate ad uso pubblico) e provveda alla loro manutenzione e gestione con il proprio bilancio.Come noto, il Comune ha solo in parte realizzato le opere di urbanizzazione (richiedendo peraltro un contributo ai singoli proprietari e non rivalendosi invece sulle società lottizzanti che avrebbero avuto l’obbligo di provvedere a loro spese) e gestito molto sommariamente quelle esistenti ponendo sempre a carico dei singoli proprietari i relativi oneri.
A fronte del tergiversare dell’Amministrazione, l’Associazione aveva promosso un’azione giudiziaria contro il Comune, che è sfociata in due sentenze del TAR della Sardegna (rispettivamente del 2007 e del 2012).

Con la seconda sentenza il TAR aveva rilevato l’obbligo dell’Amministrazione “di prendere in carico tutte le opere di urbanizzazione” e affermato – “ai fini di una precisa ricostruzione del quadro giuridico cui dovranno attenersi nel prosieguo tutti i soggetti interessati – che l’attività di completamento ed acquisizione
delle opere da parte del Comune dovrà continuare nei tempi e modi più rapidi possibili”.

Con sentenza dell’agosto 2013 il Consiglio di Stato ha ribadito “l’obbligo incombente sull’amministrazione comunale di procedere all’acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle opere di urbanizzazione relative alla lottizzazione Rena Majore, nonché al completamento delle opere non ancora ultimate”.
A oggi, tuttavia, dopo quasi 10 anni dalla prima sentenza poco o nulla è stato fatto dal Comune, nonostante i continui solleciti dell’Associazione, per cui si è reso necessario mettere in mora
l’Amministrazione con una formale diffida, recapitata al Comune di Aglientu il 12 gennaio 2017.
La diffida chiede all’Amministrazione di avviare entro il termine di 30 giorni i procedimenti necessari ad adempiere agli obblighi previsti dalle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato e in particolare di fissare un cronoprogramma (con scadenze certe e determinate) per la realizzazione dei lavori da effettuare.
La diffida contiene altresì l’avvertimento che, in caso di risposta negativa (ovvero in mancanza di riscontro) entro il termine di 30 giorni, l’Associazione si vedrà costretta ad agire nuovamente presso le opportune sedi al fine di tutelare gli interessi dei proprietari di Rena Majore e a segnalare l’atteggiamento omissivo e/o l’indebita inerzia della P.A. alle competenti Autorità giudiziarie.

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