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Dalla Vienna Art Orchestra al nuovo album, Opposites-Incontro con il polistrumentista Nico Gori

E’ uscito il 7 aprile scorso “Opposites”, il nuovo doppio album di Nico Gori-compositore, clarinettista e sassofonista fiorentino di caratura internazionale-prodotto da Paolo Piangiarelli per l’etichetta discografica Philology, distribuzione I.R.D. “Opposites” si pone in una ideale linea di continuità con il precedente “Gioco dei Contrasti”, uscito nel marzo 2015 in allegato alla prestigiosa rivista “Musica Jazz”; in entrambe i lavori, infatti, caratterizzati da un universo sonoro articolato ed eterogeneo, l’elemento uniformante è rappresentato dalla coesione dell’ensemble, dal sound compatto e unificante.(Alessandro Lanzoni, Gabriele Evangelista, Stefano Tamborrino e Nico Gori in “Gioco dei contrasti”e il Nico Gori Sea Side Quartet- che annovera il pianista Piero Frassi, il contrabbassista Nino “Swing” Pellegrini e il batterista Vladimiro Carboni- in “Opposites”). Nel mélange musicale di Opposites-che si compone di due dischi, Ballads e Fire &Flames, contenenti standards riarrangiati e composizioni inedite del leader Nico Gori- trovano spazio il fraseggio melodico e le cadenze lente delle ballate e la concitata pulsazione ritmica dell’hard bop. Nonostante il voluto contrasto tra i due dischi che compongono il cofanetto, le due anime stilistiche si armonizzano efficacemente grazie all’apporto di un collettivo di musicisti dal formidabile senso ludico e dalla torrenziale vena virtuosistica.

L’ibridismo musicale di Nico Gori, esploratore funambolico delle profondità storico-espressive del linguaggio jazzistico, confluisce in un magma sonoro che ingloba, senza forzature, regola e sovversione, ridisegnando i confini sonori di un territorio policromo e contaminato.

Dal 2006 al 2008 è stato primo alto sax e clarinetto solista della “Vienna

Art Orchestra”- uno dei più prestigiosi ensemble jazz europei-esibendosi,

tra l’altro, anche nel repertorio di Duke Ellington, arrangiato dal fondatore

Mathias Rüegg. Secondo alcuni musicologi in Ellington è ben

rappresentata la dialettica, conflittuale/ complementare, tra jazz e

classica…Lei che ne pensa?

L’esperienza con la Vienna Art Orchestra è stata molto importante per la mia carriera musicale. Infatti ho avuto l’occasione di ricoprire il ruolo di I sax alto e clarinetto solista per tre anni, compiendo più o meno il giro del mondo.

Ho avuto l’opportunità di affrontare svariati repertori con la Vienna Art ed uno di essi era appunto basato sulle composizioni di Ellington, riarrangiate dal maestro nonché fondatore e direttore della band Mathias Rüegg. Inoltre ho avuto modo di suonare in svariate occasioni brani del maestro Duke e l’unica cosa sensata che mi sento di dire in proposito è che la musica di Ellington è semplicemente meravigliosa e incatalogabile. Si sentono chiaramente molteplici influenze nelle sue composizioni, dalla musica classica, alla musica etnica, dall’Africa, dal Far East… ma sono fuse tra loro in modo del tutto organico e prive di conflitti. C’è veramente tutto nella musica del Duca!!

Il tentetto “Nico Gori & Pisa Swing 10tet” si propone di recuperare quel

rapporto tra musica, spettacolo e ballo proprio delle big band degli anni

30 e ’40, nonostante un organico ridotto rispetto alla classica orchestra

jazz di quel periodo. Ballo e jazz, almeno fino all’avvento del be-bop, sono

sempre stati funzionalmente legati…nella transizione ad una forma d’arte

maggiormente da sala da concerto, il jazz ha smarrito la sua radice di

musica popolare da ballo?

Penso che nel corso degli ultimi decenni ci sia stata una notevole divergenza tra il jazz da ascolto e il jazz da ballo. Il “Nico Gori Swing Tentet” si ripropone di recuperare proprio il rapporto tra il jazz e il ballo, cercando di avvicinarsi ad un pubblico variegato, non necessariamente “esperto” di jazz. Tuttavia la band suona con energia e freschezza un repertorio di grandi classici della swing era, da Benny Goodman a Count Basie, in modo da coinvolgere nella danza ballerini professionisti, amatoriali ed improvvisati.

In questo modo cerchiamo di recuperare quella radice di musica popolare da ballo tipica di un certo jazz di un certo periodo trasformando una serata in un vero e proprio “Dancing Swing Party”, che è anche il titolo del disco del Nico Gori Swing 10tet.

E’del 2012 l’ album in cui duetta con Fred Hersch, pianista e compositore

americano di caratura mondiale, dieci volte candidato ai Grammy

Awards. “La collaborazione tra Fred Hersch e Nico Gori si pone l’obiettivo

di scavalcare i generi musicali”, si legge nel suo sito ufficiale. “Da Vinci” è

un tributo alla postmoderna “musica liquida”, immune da cristallizzazioni

classificatorie?

L’incontro umano e musicale con Fred Hersch è stato un passaggio fondamentale nella mia vita. Ho avuto il privilegio di incontrarlo e di condividere con lui amicizia e musica, che è ben rappresentata nell’album “Da Vinci” uscito per l’etichetta francese “Bee Jazz” nel 2012. Fin dalla prima volta che ho suonato con Fred non c’è stata alcuna difficoltà, nessun confine né di genere né di espressione. Abbiamo semplicemente suonato i brani che ci andava di suonare spaziando qua e là, ma con un suono unico, ricco di dinamiche e colori.

“Da Vinci” è un dialogo tra amici che conversano piacevolmente lanciandosi domande e risposte in un continuo contrappunto di melodie e ritmi.

Nel 2001 ha tenuto un corso di improvvisazione jazzistica con Tamburini e

Marianini, presso il Conservatorio parificato “P.Mascagni” di Livorno. Già

nel 1939 il belga Albert Bettonville aveva individuato delle analogie tra

l’improvvisazione jazzistica e l’automatismo psichico della scrittura di

stampo surrealista. Secondo Lei il jazz può considerarsi la musica

mancata al surrealismo o si tratta o di una identificazione

decontestualizzante e rischiosa?

Devo dire che ho impiegato un po’ per mettere a fuoco questa domanda, soprattutto perché non sono molto dentro l’argomento proposto. Tuttavia, penso che l’accostamento tra scrittura surrealista e improvvisazione jazzistica sia inadatto. Non vedo sinceramente alcuna correlazione tra l’automatismo psichico della scrittura surrealista e il jazz. Anzi, credo che l’ improvvisazione jazzistica sia in totale antitesi con qualsiasi forma di scrittura, anche la più libera e astratta.

Tra le sue innumerevoli collaborazioni-(tra gli altri Fred Hersch,Tom

Harrell, Stefano Bollani, Renato Sellani, Ellade Bandini, Tiziana Ghiglioni,

Lee Konitz, Roberto Gatto, Ares Tavolazzi) c’è quella con Michela

Lombardi, tra le prime dieci Migliori Jazz Vocalist italiane secondo il

JazzitAward 2011”. (L’interprete e storyteller toscana è anche la voce

femminile del “Nico Gori Swing 10tet, N.d.R.) Ad accomunarvi è l’attitudine

alla“trasversalità”e alla ricerca, pur sorretta da un animus filologico?

Più che parlare di “collaborazione” direi che mi lega a Michela Lombardi una grande e duratura amicizia, oltre che grande stima. Infatti è la voce solista femminile del “Nico Gori Swing 10tet”.

Nel corso degli anni ho condiviso un gran numero di serate con Michela, spaziando tra generi diversi e formazioni variabili. Abbiamo anche collaborato alla realizzazione di veri e propri progetti condivisi, ben documentati su disco e live. Sicuramente ciò che ci accomuna è prima di tutto il feeling che abbiamo quando facciamo musica insieme. Ci unisce molto anche l’attitudine alla trasversalità e alla ricerca, pur mantenendo un solido e forte legame con la tradizione jazzistica, che a entrambi piace molto e da cui traiamo ispirazione. Ma l’aspetto fondamentale risiede comunque nella complicità e nella comunanza di intenti che Michela ed io abbiamo solidificato nel corso di questi anni di musica insieme.

Claudia Erba

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Un commento

  1. Jazzista straordinario Gori…intervista di livello.Complimenti!

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