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La Corte dei conti condanna ex capigruppo Emilia Romagna

BOLOGNA – Otto condanne per altrettanti ex consiglieri della Regione Emilia-Romagna, tutti ex capigruppo (della scorsa legislatura) finiti coinvolti nello scandalo delle ‘spese pazze’, ovvero le spese che indebitamente i gruppi consiliari pagarono con i fondi regionali.

capigruppoDopo il fronte penale, la vicenda alla fine del 2014 arrivò anche alla Procura contabile, che ha chiesto (e ottenuto) il processo per gli otto capogruppo. Ieri sono arrivate le sentenze, tutte di condanna da parte della Sezione giurisdizionale della Corte dei conti, per Luigi Giuseppe Villani (Pdl); Roberto Sconciaforni (Fds); Gian Guido Naldi (Sel-Verdi); Andrea Defranceschi (Movimento Cinque stelle); Marco Monari (Partito democratico); Liana Barbati (Idv); Silvia Noè (Udc) e Matteo Riva (Gruppo misto). L’importo più alto è quello che riguarda il gruppo del Partito democratico: Monari è stato infatti condannato a risarcire la Regione Emilia-Romagna per 518.302,06 euro. La Procura ne aveva chiesti 614.954,54. Segue l’Italia dei valori, con Barbati condannata a pagare a viale Aldo Moro 102.076,95 euro (i pm contabili ne avevano quantificati 147.867,46).

capigruppoGli altri gruppi hanno importi di gran lunga inferiori. Silvia Noè (ex capogruppo Udc) è stata condannata a risarcire 39.250,80 (la richiesta era di 46.415,41); Villani per il Popolo delle libertà dovrà risarcire 27.541,30 euro (contro i 101.879,14 conteggiati dalla Procura); per Naldi la condanna prevede un risarcimento alla Regione di 23.111,40 euro (la richiesta era di 108.020,45); per Defranceschi il risarcimento previsto dai giudici è di 20.88564 euro (contro i 67.304,47 chiesti dai pm); per Sconciaforni la condanna è a pagare un risarcimento di 13.104,53 euro (contro gli 89.350,09 calcolati dalla Procura) e per Riva, infine, di 2.117,59 euro (la richiesta era di 96.817,16).

CORTE CONTI: “VIOLATE REGOLE DI GESTIONE FONDI PUBBLICI”

capigruppoTutti gli ex capigruppo della Regione Emilia-Romagna condannati dalla Corte dei conti per le ‘spese pazze’ (ovvero le spese pagate indebitamente con i soldi dei finanziamenti ai gruppi regionali) sono stati condannati per responsabilità amministrativa nell’accezione della ‘colpa grave‘. Secondo i giudici contabili, da parte di ciascuno di loro c’è stato un “grave scostamento dalle elementari e chiare regole di gestione e rendicontazione” previste per le spese dei gruppi nei confronti della Regione Emilia-Romagna. A partire dalla mala gestio che si osserva nella rendicontazione (gli importi vengono spesso legati a semplici ‘autocertificazioni’, come nel caso di Marco Monari del Pd): mancano i giustificativi, oppure ci sono incongruenze tra quanto annotato e le spese poi effettivamente sostenute, ad esempio nel caso di alcune consulenze. Ma diverse spese non sono neanche pertinenti. Le condanne degli otto capigruppo si differenziano tra loro, anche a seconda delle contestazioni sollevate dalla difesa, ma ci sono una serie di motivazioni che sono comuni, da parte del collegio dei giudici, e ritornano in quasi tutte le sentenze.

I giudici mettono in chiaro che “le attività dei gruppi consiliari che possono essere finanziate con le risorse pubbliche sono strettamente collegate alle attività istituzionali e di rappresentanza”. In sostanza, “solo le categorie di spesa afferenti al funzionamento e all’attività del gruppo (comprese le spese di rappresentanza) possono trovare in quest’ambito legittimo finanziamento, posto che attribuisce al presidente la facoltà di attestare gli esborsi rimborsabili, a condizione che siano congrui e riferibili a parametri oggettivi”. E per spese di funzionamento si deve intendere le “spese necessarie all’organizzazione interna del gruppo”, chiarisce la sentenza.

E ancora, a più riprese i giudici sottolineano che esiste “un onere di rendicontazione nei confronti della Regione, nonché un dovere di vigilanza relativamente alla sussistenza di adeguata documentazione vistata dal Capogruppo”. A portare alla condanna degli otto ex capigruppo è stata invece una “deviazione dalle finalità pubblicistiche delle spese di cui trattasi”, così come “la loro omessa rendicontazione o la mancata documentazione in assenza di adeguata attestazione del Capogruppo”. Questi comportamenti, secondo i giudici contabili, “costituiscono un’evidente violazione, gravemente colposa, delle regole di gestione di fondi pubblici, cui corrisponde un palese danno erariale”.

Per quanto riguarda il caso più eclatante (Monari è stato condannato a risarcire alla Regione Emilia-Romagna 518.302,06 euro) i giudici osservano che per tante spese ci sono solo “mere autocertificazioni“, quindi in contrasto con l’obbligo di rendicontazione puntuale previsto dalla Regione. E ancora: “Diverse altre tipologie di spese contestate (es.: per pasti o per trasporti)- si legge nella sentenza- sono già forfettariamente ‘rimborsate’ ai sensi degli artt. 16 (Rimborso spese connesse all’espletamento del mandato) e 17 (Trattamento di missione e rimborso spese di trasporto), vigenti all’epoca dei fatti contestati”. Per cui il rimborso non è dovuto.

Ancora: “Particolarmente ingente – scrivono i giudici- è la spesa per ‘beni vari’ (oltre 75 mila euro), ad esempio pc, telefoni, libri etc” e “tali spese non sono corredate da puntuale documentazione giustificativa“. E “neppure le spese per collaborazioni riguardanti consulenze (circa 45 collaboratori) risulta attestata da adeguata documentazione (ad esempio lettera o contratto d’incarico)”. Di fatto, “l’unica spesa, tra quelle giustificate, che può ritenersi riconducibile alle ‘spese di funzionamento’ del gruppo – e dunque legittimamente rimborsabile – è la spesa per acquisto di quotidiani, pari ad euro 847,40”.

di Marcella Piretti, giornalista professionista

fonte «Agenzia DIRE» – «www.dire.it»

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