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Cagliari. In scena “La strana coppia” con Claudia Cardinale e Ottavia Fusco

“La strana coppia” approda a Cagliari, al Teatro Massimo, da mercoledì 22 a domenica 26 novembre. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

 

coppiaLe date dell’evento:

mercoledì 22 novembre – ore 20.30 (turno A)

giovedì 23 novembre – ore 20.30 (turno B)

venerdì 24 novembre – ore 20.30 (turno C)

sabato 25 novembre – ore 20.30 (turno D)

domenica 26 novembre – ore 19 (turno E)

Claudia Cardinale inaugura “La Grande Prosa” del CeDAC: l’attrice (icona del cinema italiano nel mondo) sarà protagonista con Ottavia Fusco de “La strana coppia” di Neil Simon con la regia di Pasquale Squitieri da mercoledì 22 novembre alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari. La pièce è la versione muliebre del testo “cult” del drammaturgo americano con cui si son cimentate (in Italia) due attrici del calibro di Monica Vitti e Rossella Falk (con la regia di Franca Valeri) e più di recente Mariangela D’Abbraccio e Elisabetta Pozzi.

La tranquilla solitudine di una donna disincantata, che dopo la crisi del suo matrimonio ha ritrovato un suo equilibro nel caos, tra partite di poker e chiacchiere e pettegolezzi tra donne viene interrotta dall’arrivo di un’amica, appena separatasi dal marito e incapace di accettare la fine della relazione, ma soprattutto autentica maniaca dell’ordine e della pulizia, con abitudini ben diverse da quelle della sua ospite. La commedia racconta – in un crescendo di situazioni esilaranti tra note caratteriali e varie idiosincrasie – l’innata solidarietà tra donne, messa a dura prova dall’eccessiva “vicinanza”.

Un atteso ritorno al teatro per la diva, tra le attrici italiane più conosciute e amate, diretta dai maestri del cinema, da Luchino Visconti e Federico Fellini, a Mauro Bolognini e Luigi Comencini, da Sergio Leone a Damiano Damiani, da Claude Lelouch a Jerzy Skolimowski, simbolo di una bellezza senza tempo, solare e enigmatica, perfino inquietante e icona dell’ultimo Festival di Cannes, vincitrice del Premio Pasinetti a Venezia, del Leone d’oro e dell’Orso d’oro alla carriera oltre ai David di Donatello e ai vari Nastri d’argento. Claudia Cardinale interpreta Fiorenza, «ovvero l’alter ego di Lemmon, maniaca dell’ordine, piena di tic» mentre l’attrice e cantante Ottavia Fusco è Olivia, più trasgressiva, e disordinata, che ama far tardi la notte, in un allestimento che mette a confronto (sulla scena) e idealmente riunisce le due donne della vita di Pasquale Squitieri, alle prese con un testo brillante che scandaglia – tra luci e ombre – tutte le sfumature di un’amicizia al femminile. Claudia Cardinale sarà protagonista anche venerdì 24 novembre alle 17.30 nella sede della Fondazione di Sardegna in via San Salvatore da Horta a Cagliari nell’incontro con il pubblico per la rassegna “Oltre la Scena”  a cura del giornalista e critico de “Il Manifesto” Gianfranco Capitta (ingresso libero fino a esaurimento posti).

“La strana coppia” (The Odd Couple) di Neil Simon ha debuttato nel 1965 a Broadway al Plymouth Theatre per poi trasferirsi all’Eugene O’Neill Theatre fino al luglio 1967 – con 964 repliche e due anteprime. La pièce con la regia di Mike Nichols e con Walter Matthau e Art Carney nei ruoli dei due protagonisti – oltre al successo di pubblico ha ottenuto importanti riscontri di critica, oltre al prestigioso Premio Tony Awards per il miglior attore (Walter Matthau), per l’autore, la regia e la scenografia (di Oliver Smith) e la nomination come miglior testo teatrale. Numerose le edizioni teatrali della fortunata commedia, che ha ispirato il celebre film diretto da Gene Saks, con Jack Lemmon e Walter Matthau e poi l’omonima serie televisiva  dell’ABC con Tony Randall e Jack Klugman, durata cinque stagioni, dal 1970 al 1975. Nel 1998 il regista Howard Deutch ha diretto il seguito del film di Saks, “La strana coppia 2”, sempre firmato da Neil Simon.

L’opera descrive l’improbabile “ménage” di due uomini, che si trovano a dividere lo stesso appartamento dopo che uno di loro, Felix, è stato cacciato dalla moglie: diversissimi per caratteri, gusti e abitudini i due si scoprono in conflitto sui piccoli dettagli della routine domestica oltre che sulle scelte esistenziali e la loro vita a due si rivela ben presto insostenibile.

Vent’anni dopo – nel 1985 – Neil Simon scrisse una versione al femminile della commedia, con piccole varianti (il poker si trasforma nel più raffinato e intellettuale trivial porsuit, al gruppo degli amici si sostuisce un quartetto di amiche (Mickey, Sylvie, Vera e Renee) – portata in scena a Broadway da Gene Saks, con Sally Struthers e Rita Moreno nella parte, rispettivamente di Florence Ungar e Olive Madison e con Lewis J. Stadlen e Tony Shalhoub nel ruolo dei fratelli Costazuela, Manolo e Jesus. Analoghe idiosincrasie e piccole manie – declinate in chiave muliebre – e stesse diversità di temperamento, inclinazioni e soprattutto stile di vita portano le due donne a discutere, in un crescendo di piccole provocazioni, fino all’esasperazione. Tra le varie edizioni italiane – da segnalare quella interpretata da Monica Vitti e Rossella Falk con la regia di Franca Valeri e quella con Mariangela D’Abbraccio e Elisabetta Pozzi – fino a questa recentissima versione de “La strana coppia” per la regia di Pasquale Squitieri che si affida a  Claudia Cardinale e Ottavia Fusco per incarnare due figure femminili complementari,  e rappresentare le note dissonanti che mettono a dura prova un’amicizia e perfino l’istintiva solidarietà tra donne.

Neil Simon trasporta sulla scena, estremizzandole fino al grottesco, le difficoltà di una convivenza, giocando sul contrasto tra la tranquilla, per quanto disordinata esistenza di un uomo, o una donna (quasi) in pace con se stesso/a, che ha accettato i propri difetti e i propri fallimenti, compreso quello del proprio matrimonio, fino a raggiungere una parvenza di equilibrio nel caos e conquistare una certa serenità, se non proprio l’agognata felicità e un’inesauribile ricerca della perfezione, che si manifesta nell’ossessione per l’ordine e il rigore, in una creatura dal temperamento antitetico, tanto da sfiorare la nevrosi.

La sfida per le due interpreti – nella versione al femminile – sta nel trovare la chiave di lettura e la giusta misura nel rappresentare le differenze caratteriali incarnando due figure di donne per certi versi complementari, in una relazione di amicizia all’insegna della reciproca comprensione, e del sostegno e dell’ascolto dei rispettivi problemi, secondo gli ideali della “sorellanza”finché una frequentazione troppo assidua fa emergere le prime incompatibilità. La casa si trasforma in simbolico campo di battaglia, in uno scontro “per il territorio” non voluto né cercato, ma in qualche modo inevitabile: ciascuna si riflette nell’altra, che rappresenta forse un’altra parte di sé, ma in quello spazio domestico così familiare entrambe tendono a imporre le proprie coordinate, a dare la propria impronta , finché le due personalità confliggono e tutte le piccole tensioni esplodono in un’unica, tremenda, conflagrazione.

La felice intuizione di Neil Simon – valida nell’originale quanto e forse ancor più nella riscrittura al femminile – è che la vera causa dei conflitti tra singoli idividui non risiede nei massimi sistemi, nelle concezioni ideologiche (si possono avere idee politiche opposte, perfino tifare squadre diverse, senza che questo influisca minimamente sulla stabilità un’amicizia) ma nelle piccole cose, nei dettagli del quotidiano. La diversa “filosofia di vita” delle protagoniste, per quanto bene intenzionate e amorevolmente disposte l’una verso l’altra, basta ad innescare una spirale pericolosa, una guerra sotterranea resa ancor più paradossale dal fatto che si tratti di inezie, di particolari in sé trascurabili, ma alla lunga insopportabili tanto da indurre le due a (ri)prendersi le giuste distanze. Una sapida commedia per un duplice ritratto al femminile che esplora le diverse sfaccettature e le implicazioni di una convivenza – virtualmente contrapposta ad un matrimonio, di cui però finisce per ricalcare gli aspetti più negativi -che si fa sempre più ardua man mano che vengono meno le regole della buona educazione e l’autocontrollo e ciascuna delle due protagoniste si mette a nudo, concedendosi di essere, fino in fondo, per una volta veramente se stessa.

 

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