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Attilio Dedoni: gli appelli del centro sinistra giungono in tempi sospetti

Gli appelli, che cominciano ad arrivare dal centrosinistra, alla mobilitazione unitaria in vista di una riapertura della vertenza con lo Stato sulle entrate erariali, giungono in tempi a dir poco sospetti, quando l’atteggiamento finora tenuto da Giunta e maggioranza ha prodotto danni incalcolabili sulle finanze di tutte le Istituzioni sarde, vale a dire Regione, Province e Comuni, portando alla perdita di svariati miliardi di euro e all’aggravarsi della crisi economica che investe la nostra Isola”, dichiara il capogruppo dei Riformatori Sardi per l’Europa in Consiglio regionale, Attilio Dedoni.

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“Tante volte mi sono trovato a sollecitare l’Assemblea affinché si riconoscesse la necessità di riaprire la partita con lo Stato, che non ha mai versato alla Sardegna le entrate che le spettano ai sensi dell’art. 8 dello Statuto”, ricorda Dedoni. “La risposta è sempre stata che i problemi erano da considerarsi risolti con l’accordo Paci-Padoan del 2014, con il quale si era messa fine alla vertenza una volta per tutte. L’atteggiamento della maggioranza, che ha sempre rifiutato la ripresa di una battaglia unitaria per lasciare che fossero i due esecutivi di centrosinistra, quello regionale e quello nazionale, a mercanteggiare sui diritti dei sardi come se si trattasse di una questione politica interna al loro schieramento, ha portato a questo stato di cose e soltanto ora, quando il dissesto nelle casse delle Province rischia di travolgere l’intero sistema istituzionale sardo, ci si accorge della necessità di cambiare rotta, nonostante i tanti appelli mossi dall’opposizione nel corso degli anni”.

“E’ ovvio che siamo favorevoli alla ripresa di una vertenza unitaria che punti all’applicazione letterale del dettato dell’art. 8 dello Statuto, compresa la riscossione degli arretrati accumulati nel corso degli anni, e al riconoscimento costituzionale dello status di insularità della Sardegna, indispensabile per ottenere le compensazioni necessarie a dare alla nostra Isola le stesse opportunità di qualsiasi altra regione italiana”, conclude il capogruppo. “Non ci si limiti, però, alle risoluzioni del Consiglio: a Roma ci si deve andare con tutta la Sardegna, con i rappresentanti di tutti i livelli istituzionali e delle parti sociali, affinché sia chiaro al Governo che non sta trattando con un semplice organo politico ma con un intero popolo, il quale non metterà fine alla mobilitazione finché non avrà ottenuto ciò che gli spetta”.

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