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AIGAE, Tutti matti per i pozzi della neve

“Mai avventurarsi da soli in montagna, soprattutto con la neve, portare sempre con sé un kit contenente le cose necessarie, dire sempre a qualcuno dove si sta andando e soprattutto seguire i sentieri tracciati. Se si fa un’escursione, è raccomandabile uscire in gruppo e con una guida. Non allontanarsi mai dal gruppo, informarsi sul grado di difficoltà dell’itinerario ed essere consapevoli delle proprie capacità fisiche. Avere con sé un abbigliamento ed equipaggiamento idonei all’itinerario scelto e portare in tasca la cartina dei luoghi che si vorranno attraversare. Non sottovalutare anche il più piccolo sintomo, come stanchezza o altro e comunicarlo subito alla guida.  Queste sono solo alcune delle raccomandazioni necessarie per godere in serenità dell’ambiente montano soprattutto in presenza di neve”. Lo ha affermato Daniele Ruggieri, istruttore primo soccorso e cure secondarie delle Guide Ambientali Escursionistiche Italiane che opera all’interno del Parco Naturale degli Aurunci nel Lazio.

I weekend con le Guide Ambientali Escursionistiche Italiane sono pieni di successo. Sono loro le sentinelle del territorio, specializzate in tanti rami importanti che spaziano dalla geologia alla biologia, dall’archeologia all’intero mondo della natura. Le Guide Ambientali Escursionistiche conoscono ogni angolo dell’Italia ed anche nel 2017 daranno l’opportunità a 4 milioni di turisti di conoscere l’Italia tutta.

Tutti matti per i pozzi della neve – Possiamo vederli sui Monti Aurunci, nel Lazio.

“Sui Monti Aurunci, l’Antiappennino Laziale con vette fino a 1500 metri, è possibile trovare ‘pozzi della neve’ eccezionalmente conservati e risalenti a 400 anni fa -ha proseguito Ruggieri– attivi fino ai primi del ‘900, a testimonianza della presenza dell’uomo su queste montagne. Possiamo vederli dal vivo, attraversando grotte e doline. L’uomo ha imparato a trarre vantaggio dal carsismo, dalla conformazione geologica del territorio, utilizzando tali cavità nei modi più disparati. I ‘pozzi della neve’ erano utili per la produzione di ghiaccio, da utilizzare nelle stagioni più calde per la conservazione del cibo. In un documento del 1631 degli Statuti di Gaeta si riportano le norme sulla vendita di ghiaccio; tra i trasportatori figuravano i pastori, i quali si impegnavano a garantirne la fornitura alla città di Gaeta, dal 1 maggio a tutto il mese di ottobre. I blocchi erano trasportati a valle di notte a dorso di muli, percorrendo le vie della neve, come sono chiamate ancora oggi. Pratica avvenuta fino agli inizi del ‘900.

E sulle vie della neve oggi abbiamo paesaggi unici da mangiare con gli occhi. Madre Natura sui Monti Aurunci si è data da fare e l’uomo ha saputo cogliere le opportunità offertegli.

Il carsismo è presente ovunque si guardi, ma nella Piana di Campello le doline sono lo specchio di come l’uomo si sia adattato a sfruttare al meglio il territorio, terreni fertili e versanti ‘terrazzati’ per la coltivazione di grano, ma con scarsa acqua superficiale. L’opera dell’uomo non finisce qui di fatti, se le doline erano ottime per le coltivazioni, occorreva recuperare l’acqua, e adottando una tecnica simile, ma con qualche variante progettuale, a quella utilizzata per la costruzione dei pozzi della neve, buchi circolari nel terreno, rivestiti con pareti costruite a secco, alternando strati di rocce più grandi a quelli di rocce più piccole in modo tale da renderle impermeabili si trasformavano in cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, che dalle pendici dei monti, scorreva verso il centro della dolina prima di insinuarsi nel terreno e continuare il suo viaggio fino alle valli dell’entroterra o fino a mare, dove ancora oggi gli Aurunci danno da bere a tutto il territorio limitrofo e ad una delle città costruite dai romani, Minturnae con la sorgente di Capodacqua nota già all’epoca. Tali cisterne oggi sono habitat naturale e perfetto per due ospiti di particolare interesse, due anfibi i tritoni e le salamandre che qui vi si riproducono a conferma della biodiversità di questi monti”.

La Grotta dei Pipistrelli

“Il Parco Naturale degli Aurunci, nel Lazio -ha concluso Daniele Ruggieri– ha avviato negli anni precedenti studi e importanti campagne di ripopolazione di pipistrelli. Di estremo interesse è la Grotta denominata Fosso di Fabio dove troviamo interessanti conformazioni calcaree ed alcuni esemplari di pipistrelli”.

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