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Abortì e accusò un poliziotto, condannata a 2 anni e 2 mesi. Coisp: “Dov’erano Ministero e Dipartimento? E ora chi ripagherà il poliziotto?”

“Condannata per aver mentito nella maniera più vile e vergognosa. Per aver tentato, in sostanza, di lucrare sulla perdita di un figlio. Per aver voluto consapevolmente distruggere la vita di un Poliziotto e con essa anche l’immagine della Polizia. Eppure chi la Polizia di Stato la rappresenta non è qui a esprimere soddisfazione per la totale riabilitazione di un suo uomo calunniato ed attaccato ingiustamente da più parti. Eppure chi la Polizia di Stato la rappresenta non era in giudizio a pretendere che fosse riconosciuto pubblicamente in aula il gravissimo danno arrecato a chi porta la divisa e all’intero Corpo. Quando qualcuno accusa un Appartenente alle Forze dell’Ordine c’è quasi la corsa a scaricarlo, a prendere le distanze: c’è chi ha bollato in quattro e quattr’otto come ‘cretino’ un Agente senza neppure conoscere i fatti; c’è chi ha presentato frettolose scuse preventive al solo udire le solite patetiche accuse ai presunti tutori dell’ordine violenti senza aspettare nemmeno una pronuncia di primo grado; c’è chi non si preoccupa di come debbano fare gli Appartenenti al Comparto a difendersi da soli nonostante che a causa del servizio vengano attaccati da chiunque ne abbia un benché minimo interesse, da chi vuol guadagnare ingiustamente, da chi vuole vendicarsi, persino da chi dovrebbe sostenerci anche se le domande che poniamo e i dubbi che solleviamo creano fastidio al potere politico. E rileviamo, purtroppo, che non c’è chi fa anche solo un minimo sforzo quando c’è da chiarire fermamente che un Poliziotto è completamente innocente rispetto ad accuse orribili, che non esiste il Poliziotto che prende a manganellate una donna incinta per sfogare un’insensata violenza, che spesso, troppo spesso le crociate mediatiche del partito dell’anti-polizia poggiano sul nulla, se non sulla pervicace ricerca della delegittimazione di chi porta la divisa”.

Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo la condanna a due anni e due mesi di reclusione della romena Nela Ionica Drosu, che raccontò di aver abortito a causa delle manganellate ricevute da un Poliziotto, a Milano, durante uno sgombero nel novembre 2014.

“Eppure – aggiunge Maccari – venir meno al dovere di difendere non significa minare l’autorevolezza delle Istituzioni, ignorare chi di noi si trovi ingiustamente in difficoltà, significa delegittimare il nostro stesso lavoro. Stare in giudizio contro chi accusa falsamente un Poliziotto e con esso l’intera Polizia è un dovere. Eppure non abbiamo visto il Ministero dell’Interno o il Dipartimento di Pubblica Sicurezza presenti in questo processo, né in tanti simili che portano con sé la subdola e pericolosa conseguenza di mettere in discussione l’intero Comparto. Rimane quindi la drammatica domanda: chi ripagherà il collega di tutto quanto subito ingiustamente? Non parliamo di soldi perché tanto di risarcimenti noi non ne vediamo mai comunque. Ma negargli anche il pubblico sostegno e l’ufficiale riconoscimento della sua correttezza e della sua professionalità nonostante le condizioni e le prove così difficili di fronte a cui così spesso un Poliziotto si viene a trovare è davvero deplorevole”.

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